Con l’intervento di Elly Schlein, si è chiusa domenica a Montepulciano una tre giorni di grande partecipazione.
Tantissime persone, oltre 70 interventi, un confronto aperto su tanti temi e l’avvio del percorso che ci condurrà alle primarie e alle elezioni del prossimo anno.
Da Montepulciano è stato rimesso al centro del dibattito politico un principio fondamentale: le disuguaglianze, i salari bassi, la difficoltà di curarsi o di trovare una casa non sono il frutto di un destino cinico e baro, ma di precise scelte politiche. È la politica che orienta le scelte economiche e sociali, che determina la distribuzione delle risorse, che può alimentare le disuguaglianze oppure contrastarle. Ed è dunque attraverso una politica diversa da quella della destra che possiamo cambiare queste condizioni e restituire ai cittadini fiducia nel futuro.
Tra i tanti temi affrontati, ce ne sono due che considero particolarmente importanti: la difesa comune europea e l’intelligenza artificiale.
Sulla difesa europea dobbiamo riuscire a spiegare con maggiore forza perché costruire una capacità comune di deterrenza sia la strada migliore, tanto sul piano della sicurezza quanto su quello economico. Già prima dei nuovi impegni assunti in sede NATO, i Paesi europei spendevano centinaia di miliardi di dollari all’anno per la difesa. Mettere insieme queste risorse, superando duplicazioni e inefficienze, significherebbe rafforzare enormemente il peso strategico dell’Europa, senza imboccare la strada di una rincorsa indiscriminata all’aumento delle spese militari senza affrontare il tema della qualità della spesa.
Il Governo italiano, invece, ha accettato gli impegni di spesa assunti con gli alleati, ma si è opposto a un processo di integrazione che potrebbe rendere questi investimenti più efficienti e meno costosi. È una contraddizione politica che dobbiamo denunciare con maggiore decisione, perché dimostra plasticamente come il sovranismo sia la negazione dell’interesse nazionale.
L’altra grande questione è quella dell’intelligenza artificiale. Come ci ha sollecitato Monsignor Paglia nel suo bellissimo intervento, dobbiamo avere l’ambizione di costruire una proposta che parli alle persone, alle loro aspettative e alle loro preoccupazioni. Da un lato dobbiamo denunciare i rischi di un potere assoluto e superiore anche a quello delle grandi potenze mondiali. Dall’altro dobbiamo immaginare politiche per tutelare i diritti dei lavoratori, proteggere la democrazia, le famiglie e le imprese.
Tutte questioni su cui il Governo Meloni non ha mosso un dito. Un’inazione che risponde a una precisa volontà politica: non mettere in discussione gli interessi delle grandi piattaforme tecnologiche e i loro rapporti con l’amministrazione Trump. Noi dobbiamo imboccare un’altra strada, anche in sede europea: quella per cui l’innovazione viene governate e non diventa un nuovo fattore di disuguaglianza o di controllo dalle vite delle persone.
Ma la questione decisiva, emersa con forza dal confronto di Montepulciano, riguarda il significato politico dell’alternativa alle destre.
Nel 1996 l’Ulivo non vinse soltanto perché riuscì a costruire una coalizione larga e plurale. Vinse perché quella coalizione aveva un grande obiettivo per il Paese: portare l’Italia in Europa dalla porta principale, facendone una protagonista del processo di integrazione e della nascita dell’euro.
Oggi spetta a noi, al Partito Democratico, alimentare e guidare, all’interno del centrosinistra, un’ambizione politica della stessa portata.
È questo il messaggio che dobbiamo portare nella stagione delle primarie: con Elly Schlein alla guida del Paese non avremo un generico governo progressista, ma un governo progressista tessuto con l’ago e con il filo di una nuova idea di Europa.
Perché, in una fase storica segnata da profonde turbolenze, nella quale sono messi in discussione la stessa tenuta dell’Unione europea e il suo ruolo nel mondo, non basta difendere ciò che abbiamo costruito. Occorre rilanciare il progetto europeo, dandogli una nuova missione politica, che parta dalla crescita economica, dal lavoro, dai diritti, dalla giustizia sociale e ambientale. È la strada che la Spagna di Sánchez ha indicato in questi anni.
È qui che passa la vera linea di demarcazione, il dato che dobbiamo rivendicare con forza. La destra, in Italia come in Europa, si limita a gestire il declino. Noi vogliamo rovesciare questa prospettiva, intervenire sulle cause che lo producono e tornare a dare al Paese un orizzonte di crescita e di progresso.
Da Montepulciano ripartiamo dunque con un compito preciso: allargare la partecipazione, mobilitare le energie della società e trasformare le idee e le proposte emerse in questi giorni in un progetto politico di alto respiro.
Un progetto che non si esaurisca nella costruzione di un’alternativa di governo, ma sappia indicare una nuova direzione per l’Italia. Capace di riaccendere la speranza, restituire fiducia alle famiglie e alle imprese, parlare a quanti si riconoscono nei valori della nostra Costituzione e credono in un’Europa delle libertà, dei diritti e della solidarietà.
Perché la sfida che abbiamo davanti non è soltanto quella di cambiare il Governo. È quella di cambiare il futuro del Paese.