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Braga: tante forzature per restare in sella. Ma non e' finita e vinceremo lo stesso

09 Ottobre 2026

Intervista a Chiara Braga su "il Corriere"

di Maria Teresa Meli
Corriere della Sera, 9 ottobre 2026

ROMA — Chiara Braga, presidente dei deputati del Partito democratico, ormai la legge elettorale è passata. Quale sarà la vostra prossima mossa?

«Adesso proseguiremo la battaglia anche fuori dalle aule parlamentari. Costruiremo un percorso insieme alla società civile che si sta già mobilitando contro il disegno della destra di piegare le istituzioni ai suoi interessi».

In concreto cosa significa? Andrete in piazza per manifestare contro la riforma elettorale del centrodestra?

«Sono sicura che ci sarà una reazione del Paese di fronte a questa ennesima forzatura delle regole della democrazia, come è già avvenuto con il referendum sulla giustizia. E noi ci saremo anche lì».

Avete criticato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni anche perché è stata eliminata l’alternanza di genere nei capilista.

«Certo, lei è arrivata e quindi ora sacrifica il resto delle donne sull’altare di un accordo per una riforma elettorale che le permetterà di conservare la sua poltrona. Rischiamo di avere un Parlamento di soli uomini. Almeno, questo è quello che Meloni crede, perché non lo permetteremo: il centrosinistra è competitivo e vincerà comunque».

Nella nuova legge c’è anche l’indicazione del premier. Questo costringerà voi del centrosinistra a fare le primarie.

«Si tratta di un’altra grave forzatura costituzionale. Un tentativo di condizionare il presidente della Repubblica cui spetta, secondo la Carta fondamentale, il compito di indicare il presidente del Consiglio».

Lei prima ha parlato di mobilitazione contro la riforma elettorale, ma crede che questo sia un tema che interessa al Paese?

«Non è certo una domanda da porre a noi. Sono loro che hanno inchiodato il Parlamento per otto mesi su questa discussione. Noi abbiamo continuato a occuparci dei problemi veri delle persone di cui il governo non si sta occupando: del costo della benzina, della pressione fiscale, degli stipendi italiani che sono tra i più bassi d’Europa, del problema dell’energia, delle liste d’attesa negli ospedali. Ma Giorgia Meloni era ossessionata dalla legge elettorale perché il suo unico obiettivo è difendere la poltrona su cui siede».

Questa legge, però, a detta del centrodestra restituisce il potere di scelta al cittadino perché reintroduce le preferenze e cancella le liste bloccate che venivano decise dalle segreterie dei partiti.

«Quella delle preferenze è una grande bugia che stanno raccontando agli italiani. I capilista sono tutti bloccati, quindi quale potere di scelta dei cittadini? Decideranno tutto le segreterie dei partiti. Del resto, questo è il modello Meloni».

Ossia?

«Giovanni Donzelli lo ha detto chiaramente in Aula: chi vince comanda. Badi bene non chi vince governa. È questo il loro unico assillo e i pesi e contrappesi della democrazia per loro sono un fastidio di cui disfarsi».

Per far passare questa riforma il governo ha dovuto porre tre fiducie.

«E questo è un grande segnale di debolezza. Il loro disperato tentativo di cucirsi una legge addosso rincorrendo il sondaggio del giorno non li metterà al sicuro quando dovranno misurarsi con il giudizio degli italiani. E con una coalizione alternativa che è più forte nel Paese».


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