"La democrazia forte non è quella in cui chi vince prende tutto. Il punto non è avere un governo forte. Il punto è avere istituzioni forti. La democrazia si protegge garantendo che quel potere abbia dei limiti, che il parlamento sia rappresentativo e il pluralismo tutelato. Le istituzioni non sono proprietà della maggioranza, sono la casa di tutti e le regole della democrazia devono essere scritte pensando a tutti". Così, in sede di dichiarazioni di voto sulla fiducia sull'articolo 1 della legge elettorale, la capogruppo dem Chiara Braga, annunciando il voto contrario del Pd. "Questa legge - ha detto - sfida palesemente la Costituzione e quindi sfida l'Italia intera, libera, democratica, quella che noi continueremo a difendere qui e fuori da qui perché presto vi punirà per la vostra arroganza". Come le candidate "donne" su cui è stato "consumato un tradimento". "Questo - ha affermato Braga in merito alla fiducia posta dal governo - è uno schiaffo al Parlamento, dettato dalla paura di veder crollare le vostre continue forzature. Altro che fiducia, fiducia che non avete e non avete tra voi".
"Stiamo parlando di una questione seria, la maggioranza decide oggi le regole con domani si formerà il Parlamento" e lo fa prendendo una "direzione precisa, meno rappresentanza e più concentrazione di potere" a cominciare "dal premio di maggioranza che altera il rapporto tra voti ricevuti e seggi conquistati con un numero sproporzionato di seggi. Se nessuno 42% non raggiunge questa che si fa?". "Ci dite da quattro anni - ha aggiunto Braga - che questo Governo garantisce stabilità. E allora perché avete bisogno di una legge che altera così profondamente il rapporto tra consenso e rappresentanza? Vi vantate di essere il Governo più longevo della storia della Repubblica. Ma questa stabilità non vi ha consentito di fare niente di quello che avevate promesso e soprattutto di cambiare in meglio la vita degli italiani: salari, sanità, politiche industriali, pressione fiscale, costo delle bollette, sono la cifra del vostro fallimento. Non vi servirà una legge elettorale su misura per ingannare di nuovo il Paese". La promessa poi di "restituire" agli italiani il "diritto di scegliere i parlamentari" è una "gigantesca presa in giro". "Se l'elettore percepisce che il Parlamento è determinato in larga parte dai meccanismi del premio e dalle scelte delle segreterie, il rischio è di alimentare ulteriormente la distanza dalla politica e dalla partecipazione", di fronte al crescente "astensionismo". "E questo vale ancora di più quando parliamo della rappresentanza delle donne. Anche qui avete consumato un tradimento, l'ennesimo sulla pelle delle donne. A 80 anni dal diritto di voto alle donne, l'Italia continua ad avere una rappresentanza femminile insufficiente. Già oggi in questo Parlamento le donne sono poco più del 30 per cento". "Avete raccontato che ci penseranno i partiti ma sapete bene, soprattutto voi donne della maggioranza che non sarà così. La parità non si proclama. La parità si costruisce nelle regole", ha osservato la capogruppo precisando: "vogliamo dirlo con chiarezza: questa non è una questione delle donne. È una questione di democrazia. Perchè una democrazia è più povera se la gran parte delle donne è costretta, per volontà precisa della prima premier donna di questo paese a stare ai margini. Una democrazia nella quale metà della popolazione continua a essere sottorappresentata è una democrazia che non ha ancora completato il proprio cammino".