Alla festa nazionale di Reggio Emilia, nello spazio della Conferenza nazionale delle Donne Democratiche, abbiamo presentato il Manifesto delle Città Femministe. È stato un momento importante e molto partecipato.
Finora le città sono state pensate senza di noi. Senza i nostri tempi, senza i nostri percorsi, senza le responsabilità di cura che ogni giorno attraversano la vita delle donne. E questo atteggiamento per anni ha prodotto ingiustizie che oggi sono sotto gli occhi di tutti: mobilità penalizzante, servizi lontani, spazi insicuri, assenza di presìdi sociali.
A Reggio Emilia abbiamo detto con chiarezza che questa stagione deve finire. E che a guidare il cambiamento devono essere proprio le amministratrici, le donne che ogni giorno governano i territori con competenza e responsabilità.
Lo abbiamo scritto nel Manifesto e lo abbiamo ribadito nel corso dei vari panel e nella plenaria: le amministratrici non devono più affrontare da sole ostacoli che sono strutturali, non individuali.
Per questo abbiamo presentato la Rete nazionale delle Elette e delle Amministratrici. Molte donne amministrano e la rete serve a metterle assieme e non farle sentire sole. Spesso le donne vengono scelte in ragione del loro talento e della loro capacità e delle loro competenze. Questo può essere considerato un vantaggio competitivo però in assenza di reti di appartenenza e di confronto, si traduce in uno svantaggio. Infatti la “mortalità” delle donne in politica è molto alta. Ed infatti malgrado gli sforzi e l'impegno delle donne sono ancora poche elette ed amministratrci a tutti i livelli.
La democrazia non è completa se metà della società non partecipa pienamente ai processi decisionali. Per questo chiediamo con forza: presenza paritaria nelle assemblee elettive, giunte che rispecchino competenze e visioni plurali, sostegno reale alle candidature femminili, contrasto esplicito a ogni pratica di marginalizzazione.
Come recita il Manifesto: “Il protagonismo delle donne non è una variabile accessoria della politica. È la misura più autentica della qualità della democrazi. A Reggio Emilia abbiamo presentato una visione chiara: l’urbanistica di genere come metodo di governo. Non un tema tecnico, non una formula aggiuntiva, ma un modo nuovo di leggere i territori. Significa progettare: trasporti che seguano i tragitti reali delle persone, spazi pubblici sicuri e illuminati, servizi educativi e sociali di prossimità, presìdi antiviolenza riconosciuti come infrastrutture democratiche, politiche di sicurezza fondate sulla libertà e non sulla paura.
Una città femminista è una città che migliora la vita di tutti. Perché dove le donne sono assenti, la democrazia è più fragile..