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Droghei: le tragedie di Pietralata e Alessandrino lasciano senza fiato

01 Settembre 2026

Le tragedie di Pietralata e Alessandrino lasciano senza fiato.
Una coppia che decide di uccidersi e uccidere la propria figlia di 5 anni. Un ragazzo di 16 che ammazza la propria madre a botte, come inconsapevolmente.
Tutto parla di solitudine, come racconta bene l’intervista a Luigi Cancrini oggi.
E il cuore del problema è anche questo dibattito sulle competenze, cosa spetta a chi. Sono sempre stata convinta che la burocrazia prenda il sopravvento quando le istituzioni si mettono in un atteggiamento difensivo e sono altrettanto convinta che spessissimo questo accade quando i professionisti pubblici sono pochi, oberati, quando il dialogo tra istituzioni è diventato solo tattico, quando si rinuncia a guardare nei buchi neri della città, sedendosi troppo poco a riflettere sui nuovi bisogni e le nuove risposte che occorrono, sulle alleanze necessarie e incisive, che scontentino anche qualcuno.
Forse in questi anni a Roma si è lavorato moltissimo -utilizzando una suggestione che ha più di 80 anni e che in ogni caso è molto attuale- sulla città dura (le infrastrutture fisiche tradizionali) e troppo poco su quella morbida (il lavoro sulle relazioni, i servizi, il benessere), credo di aver fatto questa riflessione già più volte e in più posti e sempre a fin di bene.
C’è un bisogno disperato, come si vede, che deve spingerci a fare di più.
Ci sono molti modi per farlo, imprescindibili da una riflessione che coinvolga tutti gli attori sociali di questa città. Una riflessione vera, non tattica né furba, che interroghi nel profondo la nostra scelta di essere istituzioni ma che sappia anche definire concretamente gli obiettivi e i percorsi per non lasciare le persone da sole.
Sono certa che possiamo farlo, farlo come serve.

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