Pastasciutta Antifascista a Fermo. Dobbiamo tenere ben salda la memoria.
Lunedì 27 ho partecipato alla tradizionale Pastasciutta Antifascista organizzata dall’ANPI, sezione di Fermo.
Oltre ottant’anni fa, la famiglia Cervi, alla notizia della caduta del regime, portò in piazza a Campegine chili di pasta, offrendola a tutti. Non fu solo un gesto di festa, ma la prima grande condivisione democratica di un Paese che riprendeva il cammino verso la libertà e segnava l’inizio del Paese democratico che conosciamo. Oggi, attraverso questo momento, manteniamo viva la memoria.
All’interno dell’iniziativa è stato dedicato uno spazio alla mostra sulle Madri Costituenti, in occasione dell'80° anniversario del voto alle donne. Diversi sono stati gli interventi delle associazioni partecipanti che hanno letto le biografie delle nostre Madri Costituenti.
Quel voto rappresentò la rottura con il passato, la radice della nostra libertà. Un diritto conquistato sul campo, poiché durante la Resistenza le donne non ebbero certo un ruolo secondario. Furono combattenti, staffette, organizzatrici degli scioperi nelle fabbriche e garanti nel supporto e nel sostentamento dei partigiani.
Questo ce l’ha sottolineato il racconto di Maria Santiloni Cavatassi (classe 1928) — contadina di Comunanza, partigiana e sindacalista — che, con la determinazione tipica delle donne marchigiane, ci ha ricordato il ruolo decisivo delle donne nella Resistenza e nella costruzione della democrazia.
LE PAROLE DI MARIA SANTILONI CAVATASSI
“Le case dei contadini erano tutte sfasciate, eravamo poveracci perché da anni dovevamo coltivare grano per l’Impero... Quando le cose sono diventate difficili e sono iniziati i rastrellamenti, allora ci siamo organizzati. Qualcuno veniva scoperto e fucilato, come è capitato ad Assunta di Montefortino, partigiana appesa in pubblica piazza insieme a Vincenzo Mercuri — solo che a lei non hanno fatto subito la targa, ci sono voluti 80 anni.
Per me Assunta è un eroe più degli altri perché ha preferito morire da volontaria. Voglio dire che le donne contadine hanno dato un contributo decisivo: hanno capito subito per prime che bisognava ribellarsi come i partigiani e poi organizzarsi per imporre la Repubblica agli uomini che avevano sempre votato Monarchia firmando davanti al Podestà. E poi le donne hanno scritto la Costituzione, ma non si sono fermate lì: hanno lottato per i diritti di tutti, proprio come quando nascondevamo i fuggitivi.
Del voto detto 'universale', ricordo che nelle campagne andavamo a portare i volantini e a spiegare come si doveva votare, perché avevamo paura che avessero ragione a dirci che le donne non sapevano farlo, e allora lo spiegavamo bene.
La mia famiglia non era di partigiani combattenti, ma abbiamo continuato a lottare per la Liberazione e poi in politica per conquistare i diritti dei contadini. Facevamo i pullman per andare a Roma insieme a Ezio Santarelli, l'unico deputato-contadino nelle Marche... andavamo a parlare con i parlamentari e li abbiamo costretti tutti a votare per i nostri diritti, per l'assistenza sanitaria e la pensione.
Oggi è un casino: sono furbi come le volpi, ci tolgono i diritti piano piano dando la colpa alla sinistra, organizzano gli attacchi come fa Trump per screditare gli avversari. Bisogna stare attenti a scoprire questi sotterfugi, ma io ho fiducia, soprattutto nei giovani che però non vengono valorizzati, mentre invece vanno ascoltati.”
Ascoltare chi ha fatto la storia del nostro Paese e del nostro territorio ci dà la carica per continuare a batterci ogni giorno per la dignità, l'uguaglianza e la giustizia sociale.
Grazie Maria, e grazie ad ANPI Fermo per questa serata di memoria attiva.