Un risultato atteso, ottenuto a metà.
L'emendamento sul voto fuorisede approvato alla Camera è un segnale che il Parlamento ha finalmente sentito la pressione di milioni di persone, ma i 9 mesi di domicilio (o i 3 per motivi di cura) richiesti per fare domanda restano una barriera ingiusta e inaccettabile.
La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di studentesse e studenti universitari fuorisede: oltre 100.000, il 19% del totale nazionale.
Solo a Milano, tra atenei statali e non, decine di migliaia di studenti cambiano domicilio più volte nel corso di un anno accademico, spesso senza raggiungere mai i 9 mesi richiesti dalla norma.
A questi si aggiungono migliaia di lavoratrici e lavoratori con contratti a termine o su più sedi, e chi ogni giorno si sposta per ragioni di cura.
In Italia si stima che siano 5 milioni le persone che studiano o lavorano fuori dal proprio comune di residenza e che, fino ad oggi, hanno visto il proprio diritto di voto gravemente limitato.
Il risultato lo vediamo nei dati sull'astensione: in Lombardia chi non vota è stato circa il 60% alle ultime elezioni regionali, con una traiettoria in costante peggioramento.
Non è disinteresse: sono ostacoli strutturali che scoraggiano la partecipazione.
Se vogliamo davvero invertire questa tendenza, servono regole semplici e accessibili per tutti: ridurre drasticamente, se non eliminare, il vincolo dei 9 mesi; garantire procedure rapide anche in formato digitale, ed estendere il voto fuori sede a ogni consultazione senza eccezioni.
Continuiamo a spingere perché questo passo avanti diventi un diritto pieno per tutte e tutti.