Da qualche giorno il presidente Rocca esulta per il presunto avanzo di bilancio nei conti della Regione Lazio.
Lo fa naturalmente dalle pagine dei giornali, mentre noi consiglieri, che teoricamente dovremmo rappresentare i cittadini, ci apprestiamo a discutere il secondo atto più importante del nostro anno di lavoro che è l’assestamento di bilancio.
Io mi chiedo cosa ci sia da festeggiare. E, nel chiedermelo, mi sento quasi ingenua.
La Regione Lazio, Presidente, non è un’azienda che deve chiudere i conti in attivo. È un’istituzione che ha il dovere di trasformare le risorse pubbliche in servizi, sanità, trasporti, assistenza e opportunità per i cittadini.
Se davvero oggi ci sono centinaia di milioni rimasti in cassa, mentre i cittadini continuano a pagare l’Irpef regionale più alta d’Italia, significa una sola cosa: quelle risorse non sono state utilizzate per dare risposte ai bisogni del Lazio.
Le liste d’attesa restano lunghissime, il personale sanitario continua a essere insufficiente, le Case di Comunità faticano a diventare pienamente operative e tanti territori aspettano ancora investimenti e servizi.
Un avanzo di bilancio non è un trofeo. Per una Regione può rappresentare, al contrario, il segno di una programmazione incapace di spendere dove serve. O, peggio, di spendere -magari, dico per dire- durante la campagna elettorale.
Ai cittadini interessa una sola cosa: vedere le proprie tasse trasformarsi in servizi migliori. Su questo, purtroppo, la Giunta Rocca è ancora lontana dai risultati che continua a raccontare.