Buonasera a tutte e a tutti, grazie mille.
Il tema che ha citato Serena è importante. Immaginate un’Italia in cui, quando nasce un figlio o una figlia, ci siano cinque mesi di congedo paritario, pagati al cento per cento per entrambi i genitori, non soltanto per le madri.
Aiutiamo anche i padri a veder crescere i propri figli. Questa è un’altra proposta unitaria che abbiamo presentato insieme, anche con le altre opposizioni. Non solo per le madri: aiutiamo anche i padri. E non solo per i lavoratori dipendenti, ma anche per gli autonomi, anche per chi non è ancora sposato o non si sposerà.
Non solo all’ottanta per cento, come oggi per le madri, per non creare una competizione tra il lavoro e la scelta di chi vuole fare una famiglia. Perché la destra si riempie la bocca di supporto alle famiglie, ma poi affossa le proposte che servono davvero alle famiglie italiane. Diciamoci la verità.
Questa è una proposta che migliorerebbe la vita di milioni di famiglie italiane in maniera molto concreta. Aiuterebbe l’occupazione femminile, aiuterebbe la condivisione del carico di cura e aiuterebbe anche ad aumentare la natalità.
Quante volte avete sentito la destra parlare di denatalità? Ma lo vogliono capire che, se vuoi contrastare la denatalità, devi combattere la precarietà che loro stanno aumentando? La precarietà che colpisce soprattutto i giovani, le donne e soprattutto il Sud di questo Paese.
Cambierebbe la società e la cultura. Perché oggi i padri hanno dieci giorni di congedo facoltativi e tanti padri ci raccontano di avere timore a chiederli, per non avere ripercussioni negative nella carriera o in azienda.
Davanti a questo, il risultato è evidente: la distanza tra la percentuale di occupazione femminile e maschile è al diciotto per cento, ma se guardiamo la distanza tra l’occupazione delle madri e dei padri di figli minori arriviamo al trenta per cento. Questa è una discriminazione che non dobbiamo tollerare.
In Spagna sono arrivati a diciannove settimane di congedo paritario per entrambi i genitori. Quella è la direzione.
La destra ha affossato questa proposta e sapete cosa ha usato come scusa? Le coperture. Peccato che, quando vogliono, i soldi li trovano. Come hanno trovato tredici miliardi da buttare per il progetto dannoso e sbagliato del Ponte sullo Stretto di Messina. Come hanno trovato ottocento milioni da buttare per fare delle prigioni vuote, inumane e illegali in Albania.
Lì li hanno trovati i soldi. Per aiutare le famiglie italiane, no.
Lo sapete perché? Perché non ci serve a granché una Presidente del Consiglio donna se non si batte per migliorare la vita di tutte le altre donne di questo Paese.
Tante sono le proposte unitarie che avete sentito, di cui hanno parlato anche Giuseppe, Nicola e Angelo: il salario minimo, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, il riconoscimento immediato e necessario dello Stato di Palestina, perché “due popoli e due Stati” vuol dire questo.
La legge a prima firma di Angelo per dire no ai prodotti provenienti dalle colonie illegali. Ma anche le proposte sulla sanità pubblica, che è una nostra priorità; sul contrasto alla precarietà; sulla sicurezza sul lavoro; sul trasporto pubblico locale, un altro diritto negato da questa destra; e sulla politica industriale, dall’estensione dell’autorizzazione unica fino al credito d’imposta per chi fa innovazione.
A settembre lavoreremo insieme, con tutta la nostra alleanza progressista, per definire il programma dell’alternativa. Lo faremo con le persone, tra le persone, con le associazioni, con le categorie, con i corpi intermedi.
Noi non partiamo da zero, perché tutte queste proposte unitarie tracciano già una visione comune del futuro di questo Paese.
Vi dico una cosa: se ci pensate, non c’è miglior programma che attuare fino in fondo la nostra Costituzione antifascista.
L’articolo uno: l’Italia è fondata sul lavoro. Non sulla precarietà e sul lavoro povero, ma sul lavoro dignitoso. Dovremo contrastare la precarietà, lo sfruttamento, il caporalato.
Oggi è arrivata una sentenza di sedici anni per un datore di lavoro. Vi ricorderete un nome che non possiamo dimenticare: quello di Satnam Singh, un bracciante ucciso dallo sfruttamento.
Oggi qui ci sono tra noi anche dei lavoratori di Trasnova, a cui vi chiedo di dare un applauso di forza e solidarietà, perché la loro lotta ha fatto ritirare i provvedimenti di licenziamento. Ma non è ancora finita finché non avranno un lavoro che consenta loro di andare a fare la spesa e mantenere le proprie famiglie.
Siamo e saremo al vostro fianco.
Ieri sono usciti i dati dell’Ocse: ci dicono che l’Italia è il Paese che ha perso più potere d’acquisto dei salari dalla pandemia. Meno di noi ha fatto solo la Nuova Zelanda in questi anni.
C’è una cosa che non si dice abbastanza: la Banca d’Italia racconta che il Sud, negli ultimi cinque anni, è cresciuto a ritmi più veloci del Nord. E allora qualcuno ci deve spiegare perché quel potere d’acquisto lo hanno perso di più i lavoratori e le lavoratrici del Sud. Ci deve spiegare dove sono finiti quei profitti.
L’articolo tre parla di uguaglianza. L’uguaglianza che non c’è in un Paese in cui un bambino che nasce a Reggio Calabria ha cinque anni di aspettativa di vita in meno rispetto a un bambino che nasce a Bologna.
E dobbiamo continuare a batterci contro quella pessima autonomia differenziata che Giorgia Meloni sta barattando per la sua legge elettorale, aggirando la sentenza della Corte Costituzionale sui LEP e sulle pre-intese con alcune Regioni.
L’articolo nove promuove la cultura, che questo Governo ha reso un terreno di caccia per poltrone, per piazzare amici e fedelissimi, come hanno fatto sulla Rai.
Voglio dare tutta la nostra piena solidarietà e vicinanza ai componenti della Commissione di Vigilanza Rai di tutte le opposizioni, che si sono dimessi in massa per dire no a TeleMeloni e per chiedere la riforma che faremo insieme: per una Rai indipendente finalmente dalla politica e dai partiti, una Rai di tutti i cittadini.
Ma l’articolo nove tutela anche l’ambiente, nell’interesse delle prossime generazioni. Perché di pianeta non ne abbiamo tanti: ne abbiamo uno, e non lo abbiamo in proprietà. Ce l’abbiamo in prestito, da restituire alle prossime generazioni.
Guardate che è incredibile la guerra ideologica che il Governo ha fatto alle energie rinnovabili. Con noi al Governo accelereremo sulle rinnovabili, perché abbassano le bollette delle famiglie e delle imprese, che sono tra le più care d’Europa, e perché abbassano le emissioni, che fanno male al pianeta ma anche alla nostra salute.
Ci hanno detto per anni che la transizione verde era una cosa da ricchi. Solo che ce l’hanno detto i ricchi, al fresco del loro condizionatore, che non conoscono il problema del nove per cento di famiglie italiane che il condizionatore non se lo possono permettere.
L’articolo trentadue: il diritto alla salute. Diciamolo anche da qui: difenderemo insieme la sanità pubblica universalistica. Rifiuteremo tagli e privatizzazioni di una destra che vuole una sanità a misura del portafoglio.
Noi vogliamo ancora quella sanità immaginata da una donna straordinaria come Tina Anselmi: cattolica, democratica e partigiana. Una sanità che curasse tutti, a partire da chi da solo non ce la fa.
Vuol dire più servizi, attenzione e cura per le persone non autosufficienti, per le persone con disabilità. Vuol dire non lasciare sola quella donna che ho incontrato davanti all’ospedale di Vibo Valentia, che mi ha detto di aver dovuto lasciare il lavoro per stare dietro alla sua mamma.
Quante delle vostre storie sono questa storia qui? Sono persone che non dobbiamo abbandonare.
E accanto all’articolo trentadue ce n’è un altro: l’articolo trentaquattro. Difenderemo la scuola pubblica, perché è il primo luogo di emancipazione delle persone, il primo luogo dove contrastare le diseguaglianze che tentano di scrivere il destino delle bambine e dei bambini.
Vogliamo moltiplicare gli asili nido in tutto il territorio nazionale, allungare il tempo pieno, sostenere il diritto allo studio troppo spesso negato, l’università e la ricerca, che sono troppo precarie, pagare meglio gli insegnanti, che sono tra i meno pagati d’Europa, e ascoltare la voce degli studenti, anche quando critica, anziché avere l’ossessione di reprimerne il dissenso.
Ma c’è una cosa sulla scuola che vi voglio dire, perché abbiamo fatto insieme questa battaglia in Parlamento: dobbiamo rendere obbligatoria l’educazione sesso-affettiva e alle differenze in tutti i cicli scolastici. Solo così faremo prevenzione del bullismo, della violenza e della violenza di genere.
C’è poi un articolo che non posso dimenticare, perché li riassume tutti: l’articolo undici. L’Italia ripudia la guerra. Noi ripudiamo la guerra.
Basta con le guerre illegali di Trump, di Netanyahu, di Putin. Stanno cercando di riscrivere il diritto internazionale per sostituirlo con la legge del più ricco e del più forte. Noi lo dobbiamo difendere.
Così come vogliamo garantire il diritto a restare per le giovani e i giovani italiani. Perché se hai davanti un contratto precario che dura un mese e non sai se ce l’avrai domani, se hai davanti stipendi troppo bassi, tanti si sentono costretti a partire.
Noi dobbiamo garantire il loro diritto a restare.
Perché dopo quattro anni di Governo Meloni lo sapete bene qual è la verità: il Paese non sta meglio. Avevano i numeri in Parlamento per fare tutto e sono riusciti a non fare nulla che migliorasse in concreto la vita degli italiani.
Toccherà a noi, davanti a un Paese che ha tre anni di calo della produzione industriale, gli stipendi tra i più bassi d’Europa, le liste d’attesa della sanità che si sono allungate, le tasse che si sono alzate al livello record degli ultimi dodici anni e, al contempo, una crescita zero nonostante il PNRR.
Qual è la loro priorità davanti a tutto questo? Lo sapete dove erano oggi, mentre noi siamo qui insieme a voi, in mezzo alla gente? Questa destra era rinchiusa: otto uomini per tre ore a parlare della loro sola priorità, cioè la legge elettorale, che vogliono cambiare perché hanno paura di perdere.
Noi faremo muro insieme contro questa pessima legge elettorale.
Tocca a noi costruire l’alternativa con i nostri alleati, nell’ascolto delle persone e delle realtà sociali. Perché dopo vent’anni abbiamo una grande opportunità e una grande responsabilità.
Noi possiamo promettere, come diceva Nicola, che saremo uniti. Testardamente unitari. Lo siamo non perché ce lo chieda il medico, ma perché ce lo chiedete voi, che volete un’alternativa a questo Governo.
Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci. Uniti andremo insieme a vincere le prossime elezioni e a cambiare questo Paese, per renderlo un Paese più giusto, un Paese migliore, un Paese che ti puoi permettere, un Paese dove tutte e tutti hanno la stessa opportunità di contribuire al benessere collettivo.
Grazie.