Incontro con Franco Mirabelli et al.
Carissime, carissimi,
viviamo in un Paese che attraverso la sua Corte Costituzionale ha sancito -a precise condizioni- la possibilità di essere legalmente accompagnati al suicidio medicalmente assistito, ma poi lascia soli gli interessati nella predisposizione dell’atto finale, senza alcun controllo, a pagamento, attraverso una auto somministrazione di farmaci non definiti: è civiltà o è Far West?
Sia chiaro, non stiamo assolutamente parlando di eutanasia, il primato della vita è fuori discussione: parliamo di persone che ai sensi della Sentenza 242/2019 della Corte devono contemporaneamente essere:
1) affette da una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che la stessa reputa intollerabili; 2) tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale; 3) pienamente capaci di prendere decisioni libere e consapevoli; 4) aver espresso un proposito formatosi in modo libero e autonomo, chiaro e univoco.
ll Parlamento è da anni latitante sul tema, nonostante dal 2022 sia depositata una proposta a prima firma del sen. pd Alfredo Bazoli, osteggiata però dalla destra (non da Forza Italia).
In Regione il gruppo PD ha lavorato sulla proposta Coscioni di legge popolare regionale
con emendamenti, che ho contribuito a scrivere, volti ad aggiungere elementi come la limitazione della procedura ai pazienti maggiorenni, la definizione della modalità per i medici di astenersi per motivi di coscienza, la dilazione dei tempi della procedura, ivi compresa la proposta obbligatoria al paziente delle cure palliative, l’allargamento della commissione che deve verificare la sussistenza delle condizioni definite dalla Sentenza ad altri soggetti competenti, come un palliativista ed eventualmente il medico di famiglia.
Non stiamo parlando di consentire o no di accedere al suicidio medicalmente assistito, perché questo È GIÀ POSSIBILE ai sensi della Sentenza costituzionale. Stiamo parlando di accompagnare meglio, e di più, la persona fino a un gesto che questa persona può eventualmente comunque fare.
Personalmente sento forte la responsabilità, e il dovere, di impedire che in assenza di procedure pubbliche ufficiali, e definite, possano nascere luoghi della morte privati, incontrollati e a pagamento.
I gruppi politici di destra che in Regione hanno respinto la proposta di una procedura regolamentata appellandosi alla necessità di una legge nazionale, sono gli stessi che a Roma, in Parlamento, bloccano la approvazione di una legge nazionale: ma che coerenza è?!
Ne parliamo ancora una volta in un incontro pubblico lunedì prossimo, 6 luglio, dalle 16, a Milano al Pirellone, su iniziativa del mio partito, con autorevoli relatori e con la presenza del sen. Franco Mirabelli, che dalla sua condizione di persona con SLA è già più volte intervenuto sul tema.
