La capogruppo Pd alla Camera: “È un premierato di fatto, dopo il referendum sulla giustizia e la Consulta sull’autonomia”
Braga: “Un’altra farsa per nascondere le divisioni, no al listone di nominati”
di Giovanna Vitale – Roma
È il classico sassolino che scatena la valanga: prima o poi doveva capitare. Perché «a destra son divisi, non fanno che litigare, e non da oggi», accusa Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera. «L’ultima farsa sulle preferenze non fa che confermare quanto noi denunciamo da tempo».
Cosa, onorevole?
«Quanto sia lontana dalla realtà la rappresentazione di una coalizione di governo unita e compatta. Sulla legge elettorale hanno voluto forzare e adesso gli sta esplodendo in mano. Non solo hanno dovuto riscrivere il testo più volte a causa delle loro divergenze interne, ma ora non riescono neppure a mettersi d’accordo su come correggere l’obbrobrio delle liste bloccate e del listone unico del premio di maggioranza che aggrava la distanza tra eletti ed elettori».
Non è che voi state messi meglio: il centrosinistra che posizione ha sulle preferenze? Le volete o no?
«Le opposizioni sin dall’inizio stanno lavorando insieme per provare a cambiare una legge che consideriamo sbagliata, anche perché toglie ai cittadini la libertà di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento. Un vulnus che proponiamo di superare grazie all’emendamento sottoscritto da tutti i partiti progressisti per ripristinare i collegi uninominali».
Quindi siete per il sì ai collegi e il no alle preferenze?
«Non ho detto questo, sono entrambe soluzioni possibili, ma certo non saranno le preferenze a rendere potabile un impianto che per noi resta inaccettabile».
Dopodiché anche nel Pd non c’è accordo: Bonaccini è a favore, Schlein invece non sembra…
«Il sistema delle preferenze ha pro e contro e sicuramente ci sono giudizi diversi al nostro interno e tra le forze di opposizione. Ma è un problema minore rispetto alla legge nel suo complesso che ha elementi di criticità e incostituzionalità».
Cosa c’è che non va?
«Il premio di maggioranza, che è abnorme, distorce il principio della rappresentanza e mette in discussione gli organi costituzionali di garanzia. L’indicazione obbligatoria del candidato premier lede le prerogative del presidente della Repubblica e imbroglia i cittadini, facendogli credere che eleggeranno direttamente il capo del governo. Le liste bloccate danno vita a un Parlamento di nominati, sotto ricatto del primo ministro».
Siete contrari all’indicazione del candidato premier perché la vostra coalizione ne è sprovvista?
«Macché. Noi difendiamo il modello di democrazia parlamentare e il ruolo di arbitro che la Costituzione assegna al presidente della Repubblica. Si vuol far passare un premierato di fatto dopo che il disegno della destra sulle riforme istituzionali è stato seppellito dal referendum e dalla bocciatura di gran parte dell’autonomia ad opera della Consulta».
Per far emergere le divisioni della maggioranza uscirete dall’aula quando si voterà sulle preferenze?
«Intanto capiamo cosa faranno e poi decideremo insieme alle altre opposizioni: aver condotto in modo unitario questa battaglia ha infatti reso ancora più evidenti le loro crepe e contraddizioni. La destra in commissione ha deciso di soffocare il dibattito per portare il testo in aula a luglio con dei tempi contingentati e noi non tollereremo altre forzature. Se ci saranno, questa pessima legge elettorale se la possono votare anche da soli».
E quindi quale sarà la strategia delle opposizioni in aula?
«Ripresenteremo gli emendamenti soppressivi e quelli condivisi da tutte le opposizioni, tra cui la norma di civiltà per riconoscere il voto ai fuorisede. Il governo deve smetterla di nascondersi dietro i problemi tecnici, nel 2026 fa ridere i polli, per restringere la partecipazione perché ha paura di non avere il consenso delle fasce più giovani, studenti e lavoratori».
Ma secondo lei FdI, Lega e FI troveranno una mediazione sulle preferenze o ci rinunceranno?
«Non lo so, so però che Meloni perderebbe la faccia, visto che le ha sempre sostenute. E le loro divisioni si esaspereranno a furia di sentire il fiato di Vannacci sul collo».
A proposito, potrebbe essere proprio Fn a presentare l’emendamento per reintrodurle: nel caso, voi lo voterete per far implodere la maggioranza?
«Di Vannacci non condividiamo nulla. Per noi l’obiettivo è fermare il Melonellum. Se vanno a sbattere tra di loro, tanto meglio».