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Baretta: il grande risiko bancario tra politica, finanza e potere

12 Giugno 2026

Articolo di Pier Paolo Baretta su "Riformismo e Solidarieta'"

“Sarà il mercato a decidere… vince chi offre di più”, ha dichiarato il ministro dell’economia, Giorgetti, con riferimento al risiko bancario in corso, che vede l’assalto a Mps. In tal modo dichiarando una improbabile neutralità della politica.

Il Tesoro ha, sicuramente, la necessità di uscire rapidamente da Mps col massimo guadagno, data anche la condizione del nostro debito pubblico. Ma è difficile pensare che la politica stia a guardare visti gli assetti di potere, non solo finanziari, che ne deriveranno.
La storia recente lo conferma. Sia il salvataggio di Monte Paschi, attraverso la nazionalizzazione, sia la “riforma” delle popolari, con la cessione, forzata e praticamente gratuita, delle due banche venete a Intesa, hanno visto protagonista il governo di centrosinistra di allora.

Sono, poi, proseguite acquisizioni e fusioni. L’esito è stato una concentrazione (favorita da Bce e Banca d’Italia) in pochi grandi gruppi. Ma, anche, la spersonalizzazione del rapporto risparmiatore-banca. Quando poi, recentemente, UniCredit ha puntato a Banco Bpm ha trovato la contrarietà del governo Meloni (e su Commerzbank di quello tedesco), che, invece, ha assecondato l’acquisizione, da parte di Mps, ormai risanata, di Mediobanca e, per questa via, di Generali.

Salvini ha anche sperato che, attraverso l’acquisizione di Mps da parte di Banco Bpm, si formasse, con cuore nordista, il primo gruppo italiano (anche se alle spalle c’è la francese Crédit Agricole). Ma la mossa è troppo audace per sperare che non ci fosse una reazione. Sicché Intesa, in alleanza con Unipol, lancia un’Opas di 30,6 miliardi. Non si tratta solo di competizione bancaria. È anche una interessante operazione industriale. La divisione degli sportelli tra Intesa, Unipol e Bper (per evitare la scure di Consob) può disegnare una nuova importante specializzazione tra retail e investimenti.

Inoltre si configura come una operazione di politica economica, in quanto punta non soltanto al primato nazionale, ma al risiko più grande: quello europeo! Perché questa è la vera posta in gioco. Chi competerà con Paribas e Santander? Se questo è il vero obiettivo di Messina – arrivare tra i primi in Europa, ma da italiani (si rilegga il rapporto Draghi, sempre troppo sottovalutato!) – si capisce perché, in queste ore, l’operazione ha trovato attenzione sia a destra che a sinistra. Un piano, questo di Intesa/Unipol che, come dice Marcello Messori, appare “più strutturato” di quello, semplicemente finanziario di Banco Bpm/Crédit Agricol.

Siamo solo agli inizi ed entrambi i giocatori caleranno altre carte. Non è detto, però, che la partita si giochi tutta dentro il destino delle banche, o, in buona parte, di quello, scivoloso, di Generali. Ciliegina ambita di una torta ancora tutta da confezionare. E che potrebbe voler dare la sua sulla ricetta… non dimentichiamo che il maggior detentore del risparmio degli italiani (18 miliardi nel 2025!) conta tra i suoi soci “vecchie volpi” del capitalismo produttivo, come Caltagirone, Del Vecchio e Benetton. La strada è ancora lunga e gli incroci pericolosi.


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