"Restiamo garantisti, ma lo spaccato di intercettazioni e notizie che arriva dall'indagine per corruzione sul Ponte sullo Stretto disegna un quadro sconcertante: nessuna considerazione del bene comune e valutazioni sprezzanti sull'uso di soldi pubblici. Attorno a quest'opera si stanno spendendo i soldi degli italiani e, dei siciliani e dei calabresi in particolare, perché nei 13 miliardi e mezzo impegnati ci sono anche risorse dei Fondi per lo Sviluppo e la Coesione destinati al Sud". Lo dichiara Anthony Barbagallo, deputato siciliano del Partito Democratico e capogruppo in commissione Trasporti alla Camera, commentando l'iscrizione nel registro degli indagati per corruzione dell'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele e dell'avvocato Francesco Saccomanno, già componente del CDA della Stretto di Messina Spa. "Quei miliardi - aggiunge l'esponente dem - potrebbero essere impegnati per opere indifferibili, urgenti e molto più utili come la Catania-Palermo, che oggi è un'odissea, le infrastrutture idriche, la depurazione, perché in Sicilia, dopo il ciclone Henry, le fogne continuano a riversare in mare. Sono priorità reali, concrete, che aspettano risposte da anni". "Siamo - conclude Barbagallo - agli sgoccioli della legislatura e non c'è ancora né una data di inizio dei lavori né uno spiraglio concreto che possano partire. Il Ponte sullo Stretto continua a essere un miraggio. Per questo il Partito Democratico chiede a Salvini e a Meloni di fermare l'opera, di restituire quei fondi FSC e di impegnarli per opere concrete e indifferibili per la Sicilia, la Calabria e il Mezzogiorno in generale. È il momento di smettere di fare propaganda e di realizzare infrastrutture vere".