«Sono molte di più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Lo abbiamo già dimostrato dopo passaggi difficili. Abbiamo davanti un anno per concentrarci sulla bella politica: quella che dà risposte». Silvia Roggiani, deputata e segretaria regionale del Pd, replica così alle critiche del leader di Europa Verde, Angelo Bonelli, nel giorno in cui sta accompagnando la leader nazionale Elly Schlein a una serie di appuntamenti in Lombardia.
Roggiani, cosa pensa dell’immagine del suicidio politico del centrosinistra, paventato da Bonelli?
«Penso che per il centrosinistra il suicidio, parola che non mi piace usare perché evoca drammi personali troppo grandi, può avvenire se ci dividiamo e non rimettiamo al centro quello che unisce e soprattutto la voglia di affrontare insieme le sfide della città e del Paese».
Ma è vero, come dice lui, che state inseguendo politicamente Renzi e Calenda?
«Oggi a Milano, ed è una buona cosa, abbiamo una coalizione che tiene insieme da Azione e Iv ad Avs. A giorni alterni ci viene detto che siamo troppo schiacciati dall’una o dall’altra parte, ma il Pd ha l’onere e l’onore di costruire un equilibrio che tenga insieme tutte le sensibilità del popolo di centrosinistra, mettendo al centro le persone e la città, non il politicismo».
Dopodiché col voto in consiglio dell’altro giorno ha provocato una lacerazione, soprattutto nel Pd.
«Il genocidio a Gaza muove coscienze globali che vanno ben oltre le appartenenze partitiche. Mi è spiaciuto per quanto accaduto in consiglio comunale ma sono certa che sulla condanna al governo criminale di Netanyahu tutto il centrosinistra è concorde».
E come pensate di ricompattarvi per l’ultimo anno di amministrazione, dopo che i temi amministrativi sono stati fagocitati da questa vicenda?
«La coalizione si è già riunita sull’agenda comune e sulle priorità per l’ultimo anno di mandato. Dal punto di vista amministrativo si sta facendo tanto, spesso raccontandolo poco. Cito un tema di cui mi occupo a livello nazionale che ha trovato qui un’applicazione: il piano per l’economia sociale milanese. Ma non è il solo».
Come evitare ulteriori crepe in vista della lunga campagna elettorale?
«Sono molte di più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Come centrosinistra lo abbiamo già dimostrato dopo passaggi difficili. Abbiamo davanti un anno per concentrarci sulla bella politica: quella che dà risposte e mette i pilastri per la Milano dei prossimi dieci anni. Il Pd ha messo in campo “Innamorarsi ancora”, un percorso programmatico ma anche di recupero della connessione emotiva con una città che corre e di cui a volte si vive la fatica, dal costo della vita al tema della casa».
E per quanto riguarda la scelta del candidato? Con tanti i nomi importanti in gioco, non c’è il rischio che le primarie si rivelino un’ulteriore occasione di lacerazione?
«Nessuno di noi pensa che allargare la partecipazione con le primarie sia di per sé fonte di divisione se affrontata collettivamente con attenzione e generosità. Però attenzione a concentrarsi oggi sulla scelta della leadership. Lo vediamo anche a livello nazionale: le persone ci chiedono unità, compattezza, vicinanza e attenzione ai temi e non a noi stessi. Da settembre sarà il tavolo della coalizione a definire percorsi e tempistiche».