SOLITUDINE, nasce la prima rete italiana per affrontarla.
Sono intervenuto in Università Cattolica alla iniziativa del centro di ricerca PsyLab, guidato dalla prof. Patrizia Catellani -insieme ad autorevoli relatori (vd. card)- sul tema della solitudine come sfida sociale. Ecco lo schema del mio intervento:
“Connessi ma soli: la solitudine come sfida del nostro tempo”
Quante persone conosciamo davvero bene? E quante invece vediamo ogni giorno senza avere un vero rapporto?
Viviamo nell’epoca più connessa della storia, ma molte persone si sentono più sole che mai.
L’obiettivo è far capire che la solitudine non riguarda solo chi è isolato fisicamente, ma anche chi vive circondato da persone.
Essere soli non è necessariamente negativo.
La solitudine scelta può essere utile: riflessione, creatività, riposo.
Sentirsi soli è diverso.
È la sensazione di non essere compresi, ascoltati o parte di una comunità.
La vera solitudine sociale nasce quando mancano relazioni significative, non semplicemente quando manca la compagnia.
La solitudine oggi è diventata una sfida sociale relativamente a diversi aspetti:
a) Social network e relazioni superficiali:
abbiamo molti contatti ma meno legami profondi. La comunicazione è veloce, ma spesso meno autentica. Possiamo parlare con cento persone in un giorno e sentirci comunque invisibili.
b) Individualismo e ritmo della vita:
studio, lavoro, produttività. Poco tempo per amicizie, vicinato, famiglia. Le città moderne spesso favoriscono anonimato.
c) Fragilità dopo pandemia e crisi sociali:
molti giovani e anziani hanno perso abitudini relazionali. Aumentati ansia, depressione, chiusura sociale.
d) Solitudine degli anziani e dei giovani:
La solitudine che colpisce due fasce di età estreme: anziani isolati, giovani iperconnessi ma emotivamente fragili.
Le conseguenze della solitudine:
-conseguenze psicologiche: ansia, depressione, perdita di autostima.
-conseguenze sociali: sfiducia negli altri,
polarizzazione, meno partecipazione alla vita collettiva.
Una società in cui le persone si sentono sole è anche una società più fragile.
Cosa possiamo fare?
-a livello personale:
ascoltare davvero, dedicare tempo, coltivare amicizie autentiche, non sostituire tutto con il digitale.
-a livello sociale:
creare spazi di incontro, valorizzare scuola, sport, associazioni, città più “umane” e meno anonime, attenzione alla salute mentale.
La solitudine non è solo un problema individuale: è una responsabilità collettiva.
Forse la vera sfida del nostro tempo non è essere sempre connessi, ma riuscire a sentirci davvero vicini.