Dopo Luisa Bossa un’altra donna si candida a governare Ercolano. Della sindaca di sinistra in carica per un decennio, dal 1995 al 2006, Antonietta Garzia dimostra di condividere la grinta: «Rivendico una leadership femminista. La nostra è la città che per prima ha detto no al racket. No alla camorra. Il modello Ercolano non è un capitolo chiuso. È la nostra identità. È chi siamo. Da qui si riparte». Alla platea del Mav la candidata spiega che un primo punto l’ha già incassato. Con la dirigente napoletana del Pd, 47 anni, ci sono tutti. Lei è riuscita a ricostruire la frattura con i Cinque Stelle. Il campo largo a Ercolano replica l’esperienza della Regione. Nell’affollata sala del museo virtuale ci sono tanti attivisti del movimento di Conte, tutti con le bandiere. Che sventolano appena il presidente della Regione, Roberto Fico, entra tra gli applausi. «Garzia sarà la sindaca di Ercolano. Facciamo gli scongiuri, ma andrà così», dice. E chiude: «Dopo Napoli e la Campania, a Ercolano vince il campo largo».
Alleanza ottenuta al fotofinish. L’unico caso tra i tre comuni vesuviani che vanno al voto il 24 e 25 maggio, non così a San Giorgio a Cremano e Portici. A suo sostegno otto liste. Con il Pd, la sinistra di Avs, il movimento di Conte, i moderati di Per, i socialisti di Avanti, due civiche e i renziani, che sono la dote lasciata alla candidata di centrosinistra dall’ex sindaco Ciro Buonajuto. Dimessosi, con qualche mese di anticipo, per continuare l’esperienza politica da consigliere regionale di Casa Riformista, eletto con quasi ventimila preferenze. «A Ercolano, con il campo largo, abbiamo voluto dimostrare che la città viene prima delle legittime aspirazioni», dice Buonajuto dal palco. In platea i consiglieri regionali Giorgio Zinno, Loredana Raia, Bruna Fiola e il vicepresidente Mario Casillo.
«Qui a Ercolano abbiamo un esteso campo largo, a questo modello devono guardare gli altri comuni», dice il segretario provinciale dei Dem Francesco Dinacci che rompe il ghiaccio. Fa da madrina l’assessora al Comune di Napoli Teresa Armato, dell’area Franceschini come Garzia, e ne tratteggia il lato umano: «Generosa, militante. Governerà con competenza». La presidente del Pd siede in prima fila accanto al segretario regionale Piero De Luca. «Ercolano sarà una delle tappe più significative della Campania. Ha un valore nazionale», dice De Luca. «Sono orgoglioso del sostegno dato a Fico in Regione, dobbiamo fermare queste destre. Da Ercolano partirà un segnale di sfiducia a Meloni e poi nel 2027 andiamo a governare il Paese», arringa De Luca.
Garzia, che la sua prima esperienza amministrativa l’ha fatta a 27 anni da assessora più giovane d’Italia con il sindaco Nino Daniele, si rivolge direttamente a Gaetano Manfredi e Roberto Fico. Garzia mostra la sicurezza di chi la politica l’ha sempre fatta quando le danno la parola. «Presidente Fico, sindaco Manfredi, la vostra presenza qui ha un valore preciso. Parla di cooperazione istituzionale. Ercolano non chiede favori. Chiede di costruire sviluppo insieme», dice rivendicando pari dignità. Le risponde Manfredi: «In Campania vedo tanta competenza e legalità. Oggi c’è unità e idee chiare tra Regione e Comuni. Non pensiamo alla nostra carriera. Antonietta troverà in me e Roberto degli amici».
Contro la candidata di centrosinistra, in vantaggio da pronostico per l’ampia coalizione e per la storia di un comune che in continuità il centrosinistra governa da 30 anni, ci sono quattro sfidanti. Una spina nel fianco della coalizione è l’ex segretario cittadino dei dem Piero Sabbarese, che scende in campo con tre civiche. Ribadendo una lontananza dal suo partito sancita nel 2020. Che l’ha visto già all’opposizione di Buonajuto. Il resto è il copione di un centrodestra diviso un po’ ovunque in questa tornata amministrativa.
Se Forza Italia punta su Nicola Abete, Fratelli d’Italia schiera, invece, l’ex consigliere regionale Luciano Schifone appoggiato da due liste civiche, mentre l’ex vicesindaco Luigi Fiengo è l’uomo di punta della triade Udc-Noi Moderati-Lega. Per Garzia la sua ampia coalizione non sarà motivo di instabilità: «Io la considero una forza», conclude. «Questa è la strada che dobbiamo perseguire ovunque, così governeremo il Paese», chiude Manfredi.