La recente missione della Commissione Parlamentare Antimafia a Milano - che ha ascoltato il Prefetto, le forze dell'ordine e la Procura della Repubblica - ha evidenziato la crescita e un aumento della pervasività della criminalità organizzata a Milano, a cui purtroppo non corrisponde un maggior allarme sociale. Anzi più le mafie spostano le proprie attività aggredendo l'economia legale e il mondo della finanza e meno c'è attenzione e preoccupazione verso una presenza che rischia di inquinare non solo l'economia ma la stessa democrazia.
Già la Relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia guidata da Rosy Bindi aveva parlato dell'insediamento delle mafie al Nord e non più di semplici infiltrazioni.
Da allora, questo fenomeno si è allargato ed è sempre più sofisticato, come raccontano le inchieste, soprattutto l'ultima denominata Hydra.
Il quadro che ne emerge è quello di un radicamento che, infiltrandosi nell'economia legale, consente alle mafie di offrire servizi alle imprese (dalle false fatturazioni alla messa a disposizione di capitali), arrivando così a sottomettere le imprese stesse, a condizionarle e ad inquinare la libera concorrenza.
Ma dalle inchieste risulta anche una elevata capacità di utilizzo degli strumenti finanziari e informatici per delinquere mimetizzandosi.
È chiaro che le mafie si sono insediate nella metropoli milanese perché è la zona più ricca del Paese ed è anche la realtà più internazionale d'Italia.
Le mafie agiscono in una dimensione globale, non si pongono confini e hanno bisogno di operare là dove l'economia legale consente di riciclare gli immensi proventi derivanti dalle attività illegali.
Riciclare significa certo arricchirsi, ma anche poter investire in settori che portano prestigio e consenso sociale.
Occuparsi di sanità o di società sportive locali significa consolidare il radicamento territoriale.
Ma le inchieste confermano che qui le attività criminali non si limitano al riciclaggio: Milano è uno snodo importante per il traffico di droga, le estorsioni e vere e proprie forme di caporalato legate ai subappalti, ottenuti grazie alla disponibilità di imprese colluse o condizionate dalla criminalità organizzata.
La vera novità che è emersa da Hydra è la capacità delle diverse mafie di allearsi - mantenendo la propria autonomia - per riciclare i propri capitali.
Evitare i conflitti è una scelta che guarda all'utilità economica ma anche alla necessità di nascondersi.
La stessa scelta che ha portato a utilizzare il meno possibile la violenza e i metodi mafiosi, per potersi muovere senza suscitare allarme sociale.
Anche se, la stessa inchiesta racconta del ritrovamento di significativi arsenali di armi.
Infine, emerge ancora che le mafie che reinvestono capitali e forniscono servizi alle imprese hanno bisogno della politica per agevolare e sveltire le proprie attività e su questo le inchieste aperte, a cui stanno contribuendo diversi pentiti, potrebbero approfondire le responsabilità.
Sapere che le mafie, anche se sparano meno non per questo sono meno pericolose è necessario. Così come lo è essere consapevoli che, se capitali enormi - frutto di attività criminali - entrano nell'economia legale, è in pericolo la nostra stessa democrazia.
Per questo, prima di tutto, la politica ha una grande responsabilità, che è quella di considerare la lotta alle mafie una priorità.
Questo significa dotare le forze dell'ordine e la magistratura di strumenti legislativi e organizzativi in grado di fronteggiare una criminalità organizzata sempre più capace di utilizzare gli strumenti finanziari e informatici per delinquere, dal dark web alle criptovalute. Ma significa anche, per i partiti, darsi regole rigide e concrete per evitare che trovino spazio persone legate al malaffare o disponibili alla illegalità e allo scambio favori in cambio di voti.