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Braga: Nordio, un Ministro in crisi permanente mentre Meloni lo difende

30 Aprile 2026

Sul caso Minetti chiediamo con forza chiarezza e trasparenza. Per questo riteniamo necessario che il ministro della Giustizia Carlo Nordio riferisca in Parlamento su una vicenda tanto delicata, che coinvolge procedure istituzionali di massimo rilievo e sulla quale, ad oggi, permangono troppe ombre. I cittadini hanno diritto di sapere come siano state assunte determinate decisioni e quali uffici siano stati coinvolti.

Noi abbiamo piena fiducia nel Presidente della Repubblica e nella sua funzione di garante della Costituzione. Se il Quirinale ha inviato una lettera scritta al Ministero della Giustizia per chiedere ulteriori verifiche dopo la grazia concessa a Nicole Minetti sui presupposti di un'adozione di un'adozione che, secondo inchieste giornalistiche, potrebbe essere non conforme a quanto richiesto dalle norme, è evidente che esistono motivi seri e fondati che meritano risposte puntuali e trasparenti. Il Colle non è mai un passaggio formale, ma un presidio essenziale dell’equilibrio istituzionale del Paese.

La responsabilità politica del ministro Nordio, però, va oltre questo singolo episodio. In questi anni il suo operato alla guida della Giustizia si è rivelato inadeguato, segnato da errori, polemiche e scelte che hanno indebolito la credibilità del Ministero e dell’Italia stessa. A cominciare dalla liberazione del generale libico Almasri accusato di crimini contro l’umanità, catturato a Torino nel gennaio del 2025 e rimpatriato da uomo libero in Libia con un volo di Stato. Si è poi proseguito con la sonora bocciatura del referendum sui poteri della magistratura. Una riforma che portava la firma del Guardasigilli accanto a quella di Giorgia Meloni, respinto da oltre 15milioni di italiani con un chiaro voto contrario. Un referendum che ha lasciato sul terreno del Ministero di via Arenula altre due pesanti macerie. La prima, l’uscita forzata della capa di gabinetto dello stesso Guardasigilli Nordio, Giusy Bartolozzi, già indagata nel caso Almasri con l’accusa di false informazioni e finita al centro delle polemiche per le gravi dichiarazioni sparate in diretta televisiva contro la magistratura, definita un “plotone d’esecuzione” a pochi giorni dal voto referendario. La seconda, il congedo del sottosegretario Andrea Delmastro, costretto a lasciare l’incarico dopo le vicende legate alla sua partecipazione societaria in un ristorante con la figlia di un prestanome della camorra.

Da ultimo si aggiunge, appunto, il caso alquanto controverso della grazia richiesta da Nordio e concessa dal Presidente Mattarella, che - è bene sottolineare - nell’azione di concedere la grazia, non svolge attività istruttorie né investigative ma esegue le sue valutazioni sugli atti trasmessi dal Ministero di Giustiza. Se dovessero trovare conferma i gravi elementi emersi in queste ore sul caso Minetti, ci troveremmo di fronte a un fatto inaudito e senza precedenti, che minerebbe il rapporto di fiducia tra Ministero e Quirinale. Un danno grave per le istituzioni repubblicane e per la credibilità dello Stato.

Per questo, come Partito democratico, riteniamo che la permanenza di Nordio al Ministero non sia più sostenibile. Giorgia Meloni non può continuare a far finta di nulla e a difendere il suo ministro a ogni costo, nonostante gli innumerevoli errori e sbagli commessi. È tempo di assumersi le proprie responsabilità: Nordio faccia un passo indietro.

Mentre queste vicende disegnano una cornice istituzionale segnata da gravi storture, polemiche e problemi giudiziari, il Paese reale resta senza risposte. Un Paese con i salari reali fermi ancora sotto i livelli pre-covid, una produzione industriale in calo, la crisi energetica, la pressione fiscale al 43,1% del Pil, il livello più alto degli ultimi dodici anni, con un incremento di 1,2 punti percentuali rispetto all'anno scorso, la sanità pubblica in difficoltà, famiglie sempre più in affanno per il costo aumentato della vita e un DFP 2026 privo di misure strutturali credibii per rilanciare la produttività, l'innovazione e la competitività del nostro sistema produttivo credibile. Anche su queste evidenze concrete, l’azione dell’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni è in totale stallo, incapace di restituire serietà, credibilità e soluzioni ai bisogni reali dei cittadini e delle cittadine.


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