Per la settima volta consecutiva, da quando ricopro la carica di segretario regionale, stamattina sarò in via Li Muli, a Palermo dove 44 anni fa la mafia uccideva Pio La Torre, segretario regionale del Pci e il compagno Rosario Di Salvo, suo fidato collaboratore ed autista.
Un appuntamento che sento particolarmente e che, soprattutto quest’anno, assume ancora più significato in questa epoca segnata dai conflitti e che ha visto una grande mobilitazione per la pace, per le strade di Palermo.
Era un visionario La Torre. E prima di tutti aveva visto la “scalata” dei corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano al vertice di Cosa nostra. Che poi decretarono l’eliminazione di uno dei politici più lucidi e coraggiosi della storia della Repubblica.
La Torre, in tanti anni di impegno sindacale e politico ha sempre improntato la sua azione politica alla giustizia sociale e per la tutela dei più deboli, denunciando ogni disuguaglianza e facendo della battaglia per la legalità e la lotta alla mafia un punto imprescindibile della sua azione politica.
In proposito è eloquente la relazione di minoranza della Commissione nazionale antimafia, scritta da Pio La Torre con Cesare Terranova, e presentata il 4 febbraio 1976. Un documento eccezionale e di cui quest’anno abbiamo celebrato il 50° anniversario, con un importante convegno alla Camera dei deputati.
A cui è seguito un altro appuntamento, all’Ars, alla presenza del presidente della Commissione regionale antimafia, Antonello Cracolici, del procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo e dei massimi esponenti della magistratura palermitana.
L’attualità del pensiero del segretario del Pci sta nella lucida analisi storica e sociologica del sistema politico-clientelare e dei loro indissolubili legami.
Era un’epoca — gli anni ’70 — in cui si pronunciava a fatica la parola mafia. Figuriamoci metterla per iscritto.
Ebbene, La Torre, in contrasto con la maggioranza che al massimo parlava di criminalità organizzata, affronta con decisione il rapporto tra il potere mafioso e l’apparato statuale-politico. Facendo nomi e cognomi, alcuni dei quali ritornano alla luce ancora oggi.
L’attualità del pensiero e dell’azione di Pio La Torre sta nella lucida analisi storica e sociologica del sistema politico-clientelare-mafioso e dei loro indissolubili legami.
Dobbiamo a lui la norma, nota come legge “Rognoni-La Torre”, che introduce nell’ordinamento penale italiano il reato di associazione mafiosa ed il sequestro dei beni, tuttora vigente.
Senza dimenticare la battaglia per opporsi — in piena guerra fredda — alla realizzazione di una base Nato a Comiso, organizzando una mobilitazione permanente e raccogliendo fino ad un milione di firme contro quello che avrebbe costituito non un presidio di pace ma un rischio per la Sicilia e per il Mediterraneo.
Le stesse riflessioni che sono di una attualità disarmante oggi con il conflitto in Ucraina, quello in Medio Oriente e con le tensioni determinate dalla volubilità del presidente degli Stati Uniti.
Il Pd deve continuare a trarre ispirazione da Pio La Torre per continuare il percorso di rinnovamento che si sta portando avanti sia a livello nazionale sia in Sicilia. E ne sento tutto il carico e la responsabilità.
Oggi come allora la nostra parte politica non può girarsi dall’altra parte. È fin troppo evidente come la mafia abbia diversificato il proprio raggio d’azione: non solo droga ed estorsioni, ma investimenti di ingenti capitali nell’economia legale. Una mafia che non spara più ma che punta agli appalti pubblici trovando, troppo spesso, anche funzionari pubblici disponibili e politici compiacenti. La mazzetta corre veloce, in Sicilia più che mai.
Ed è necessario aumentare gli anticorpi.
Occorre, ispirandoci a La Torre, da un lato tendere la mano agli ultimi e, dall’altro, sfidare — guardandoli negli occhi — i centri di potere sempre più tracotanti e malati.
Per farlo serve un impeto straordinario, la passione e la ricerca costante dell’unità del centrosinistra, continuando ad alimentare il rapporto con la società civile, la scienza, l’associazionismo, il volontariato.
Serve tutto questo unito alla visione, allo spirito e al coraggio di Pio La Torre.