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Lorenzin: fallito l'obiettivo del 3%, Italia ferma e senza una strategia per la crescita

30 Aprile 2026

Siamo di fronte a un documento che fotografa l'esistente senza affrontare la profondità i problemi che ci hanno portato alla crisi che stiamo vivendo. I conti sono certamente più stretti, ma il Paese è più fragile. Il deficit resta al 3,1%, fallendo persino l'importante obiettivo del rientro sotto il 3%, mentre il debito continua a salire e la crescita resta inchiodata allo 0,5%. Colpisce il tentativo di minimizzare il mancato raggiungimento di quell'obiettivo, quando per mesi è stata indicata come la traiettoria da seguire per liberare risorse. Oggi, invece, ci troviamo con margini ridotti e senza una strategia di crescita". Lo afferma la senatrice Beatrice Lorenzin, vice presidente del gruppo del Partito democratico al Senato, durante il dibattito sul Dfp. "Non possiamo continuare a nasconderci dietro il contesto internazionale. Se fosse solo quello, tutti i Paesi europei sarebbero fermi come noi. Ma non è così: Spagna e Grecia crescono quattro o cinque volte più dell'Italia. Inoltre - prosegue - nel DFP manca una visione per i giovani, per la ricerca, per l'innovazione. Intanto continua la fuga di capitale umano: centinaia di migliaia di giovani, molti altamente qualificati, lasciano l'Italia per costruire altrove il proprio futuro, sempre più spesso in Paesi europei concorrenti". "Da ex Ministro della Salute, non posso non evidenziare con forza il dato sulla sanità: il fondo sanitario nazionale in rapporto al PIL è previsto in calo fino al 5,88% nel 2029. Questo significa, al di là degli annunci nominali, una riduzione reale della capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere ai bisogni dei cittadini. Significa meno servizi, più liste d'attesa, maggiore pressione su operatori già allo stremo. Oggi i nodi vengono al pettine - conclude -. Questo documento certifica un Paese fermo, più fragile e senza direzione. Gli italiani sono abituati ai sacrifici, ma non possono essere chiamati ancora una volta a stringere la cinghia senza una prospettiva di crescita futura. 


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