"La maggioranza tiene in sospeso il Paese sulla nuova desiderata legge elettorale mentre il governo continua a muoversi in modo scomposto sulle questioni cogenti e reali degli italiani. Da ultima, il governo Meloni sta scaricando sulle imprese il costo dei propri errori. Con il decreto fiscale ha cambiato le regole del piano Transizione 5.0 dopo che molte aziende avevano già investito sulla base di impegni assunti dallo Stato". A dirlo Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd. "Alle imprese viene riconosciuto appena il 35% del credito atteso, significa una perdita del 65% su investimenti già programmati o realizzati. Non è un errore tecnico, ma una scelta politica che mina la credibilità del Paese e si traduce in una vera tassa occulta sugli investimenti. Quando lo Stato cambia le regole in corsa, distrugge la fiducia e innesca un effetto domino: meno investimenti, meno crescita, meno occupazione", aggiunge le senatrice dem. "È altrettanto miope l'esclusione dagli incentivi degli investimenti in fonti rinnovabili e sistemi di gestione dell'energia. Si colpiscono così proprio le imprese più innovative e si rallenta la transizione energetica - Incalza Lorenzin - Un governo serio garantisce certezza del diritto e coerenza nelle scelte. Qui accade l'opposto: si tradisce la fiducia di chi produce e si provoca un danno reputazionale enorme per l'Italia, proprio mentre servirebbe attrarre investimenti e rafforzare la competitività". "Le imprese non possono diventare il bancomat delle scelte sbagliate dell'esecutivo. Meloni e Urso si assumano la responsabilità di questo errore e correggano subito la misura", conclude Lorenzin.