Domenica 22 e lunedì 23 marzo siamo chiamati a votare una riforma che incide sulla Costituzione, che riguarda da vicino la qualità della nostra democrazia e le garanzie di tutti noi. In questi mesi ne abbiamo assistito a una campagna che, da parte della maggioranza, ha raggiunto toni mai visti prima e che ha richiesto persino l’intervento del Presidente Mattarella. Tra un attacco alla magistratura e l’altro, una delle argomentazioni più utilizzate è stata che questa riforma risolverà finalmente i casi di “mala giustizia”, quelli come il citatissimo caso Garlasco. Va detto senza giri di parole: è semplicemente falso (e lo ha confermato anche Nordio!). Questa riforma non risolve i problemi della giustizia. Non interviene sui tempi, sulla carenza di personale, sulle difficoltà quotidiane degli uffici. Rischia invece di indebolire gli equilibri su cui si regge. Per questo riguarda poco le carriere dei giudici e ha molto a che fare, invece, con i nostri diritti, con le tutele, con la fiducia dei cittadini nello Stato. La destra lo ha rivelato, più volte, qual è il suo disegno: indebolire l’indipendenza della magistratura e piegarla al potere politico. Oggi è la riforma della Giustizia, domani sarà il premierato, la legge elettorale, l’autonomia differenziata… l’obiettivo è chiaro. Domenica e lunedì ogni voto conta. Noi diciamo NO, perché sappiamo da che parte stare: dalla parte della Costituzione, dei diritti che devono restare di tutte e tutti.