Grazie Presidente, sono passati tre anni e pure certe emozioni non hanno imparato ad andarsene, l'incredulità, la frustrazione, ma anche soprattutto l'affetto per Bruno Storre. Pensando a Bruno, la prima immagine che torna alla mente è quella delle suole delle scarpe consumate, perché Bruno è stato uno degli ultimi figli di una politica che conosceva davvero il proprio territorio, che la traversava palmo a palmo, che viveva nell'ascolto costante, nella ricerca quotidiana di soluzioni concrete, una politica che non si esercitava a distanza, ma nella prossimità. Per Bruno ogni questione aveva la stessa dignità. Quella del cittadino che attraversava un momento di difficoltà e quella dei grandi temi, delle questioni di sistema: non c'erano problemi minori perché non c'erano persone minori. C'era al contrario una concezione alta e quasi sacrale della rappresentanza. Il senso profondo di un mandato che non era mai una semplice delega da rinnovare ogni cinque anni, ma un patto di fiducia, di responsabilità reciproca, di appartenenza a una stessa comunità.
In un'epoca in cui troppo spesso i social sostituiscono il contatto diretto, Bruno, con il suo stile, ci ricordava che nulla vale quanto una stretta di mano, il potersi guardare negli occhi, il discutere anche animatamente, perché in fondo il segreto e il senso della politica erano tutti lì: nel privilegio di sentire il dolore e le speranze, le sofferenze e le attese di chi hai scelto di rappresentare. Era questa l'impronta del Bruno amministratore, del Bruno senatore, del dirigente del partito, un uomo che sapeva portare dentro i palazzi delle istituzioni ciò che aveva raccolto fuori, trasformandolo in atti, in scelte amministrative e in battaglie politiche. Lo faceva con la convinzione che quelle battaglie non fossero mai soltanto sue, ma sempre battaglie per l'avanzamento e la crescita di una collettività.
Ma nel ricordare Bruno oggi sarebbe riduttivo fermarsi al dirigente politico. Tre anni fa abbiamo perso un uomo dolce, mite, sensibile, abbiamo perso una persona capace di unire alla sua autorevolezza, alla sua intelligenza politica, doti umane fuori dal comune. Ed è per tutte queste ragioni che godeva del rispetto e della stima degli avversari, perché sapevano che in Bruno non c'era mai una posizione occasionale. Ogni sua scelta nasceva da una convinzione profonda, maturata non solo nell'ascolto, ma anche in una grande capacità di studio e approfondimento. Con gli avversari non mancava quasi mai lo scontro, ma da quello scontro nascevano spesso rapporti di amicizia, perché Bruno sapeva riconoscere negli altri la stessa passione autentica per la cosa pubblica, anche quando le posizioni restavano lontane, anche quando il conflitto si faceva duro.
C'era poi un altro tratto di Bruno che parla con forza anche al nostro dibattito di oggi: il suo richiamo costante al rapporto tra eletti e elettori, il suo insistere sulla necessità di ricucire una frattura che considerava pericolosa per la qualità della democrazia. Bruno trovava inconcepibili quei sistemi elettorali che delegittimano il ruolo della politica, dei partiti, dei corpi intermedi, perché per Bruno la politica non era mai semplificazione populista e riduzione del ruolo dei corpi intermedi e dell'assemblea rappresentativa, al contrario era organizzazione, mediazione, radicamento, responsabilità, la convinzione che la democrazia necessita di luoghi, relazioni, classi dirigenti, partecipazione vera, ed anche per questo credeva profondamente nel valore dei partiti.
Ed è allora questo Bruno che dobbiamo guardare oggi, all'uomo delle relazioni vere, il dirigente rigoroso, il riferimento politico capace di ascoltare tutti, il ministro come il segretario del circolo più piccolo, il rappresentante istituzionale come il cittadino di un piccolo comune, con la stessa attenzione, con la stessa curiosità, con la stessa serietà. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto profondo, un vuoto umano prima ancora che politico; insieme, ci ha lasciato una responsabilità: tenere viva la sua eredità nel modo in cui interpretiamo il confronto pubblico, nel rispetto che sappiamo riconoscere agli altri, nei legami che scegliamo di ricostruire ogni giorno con le persone e con i territori, perché appunto per Bruno la politica era questo: presenza, ascolto, responsabilità, comunità. Ciao Bruno, ci manchi e ci mancherai.