«Referendum, la posta è enorme. Serve andare oltre i nostri partiti. Mi appello a tutta la società civile»
Con Dario Franceschini parliamo nel giorno in cui, con Andrea Orlando, Roberto Speranza, Giuseppe Provenzano e altri, la “corrente di Montepulciano” ha organizzato un’assemblea a Roma sulle ragioni del No al referendum. Qui lancia un appello perché «si mobiliti tutta la società italiana, ben oltre i confini tradizionali dei nostri partiti», perché la portata del segnale che emergerà dalla vittoria del Sì o del No «sarà enorme».
Presidente, la premier attacca la magistratura anche dopo l’appello del capo dello Stato.
Giorgia Meloni diceva di non voler far diventare il referendum una battaglia politica, diceva di voler restare sul merito. Ma sta facendo di tutto per farla diventare una grande battaglia politica. Come se si giocasse il tutto per tutto. Spara nel mucchio, non si ferma di fronte a niente, finisce in contrasto con il presidente della Repubblica. È il comportamento di una che si sente accerchiata, e non si rende conto che l’accerchiamento l’ha creato lei.
Cosa dice il fatto che Mattarella abbia sentito il bisogno di dire che per la separazione delle carriere ci sono tanti modi e che bisogna fare le cose insieme e con prudenza?
Che è preoccupato. Il presidente della Repubblica non interviene mai nel merito della politica, se lo fa è perché vede un rischio. E credo che il rischio sia proprio quello di una deriva autoritaria. La destra, in molte parti del mondo e anche in Italia, quando vince, non crede di essere chiamata a governare con le sue idee, crede di dover comandare, quindi prova a indebolire tutte le forme di equilibrio dei poteri. È la filosofia di Trump e di molti autocrati in giro per il mondo. In Italia la logica è la stessa, anche se per fortuna dentro dei vincoli costituzionali molto forti. I magistrati mi danno fastidio e quindi li limito. La stampa mi dà fastidio, quindi la intimidisco. La Rai deve avere una voce unica.
Ma questi toni della destra per voi non sono un bene?
Rendono sempre più evidente che con i comportamenti afferma quello che nega nelle dichiarazioni. Fa venire in mente il dottor Stranamore: cerca di controllarsi, ma gli scappa. Trasmette una sensazione autoritaria.
Per la verità anche a sinistra si parla poco del merito del quesito.
Non è vero. Il merito è paradossale. Dicevo nel metodo è come il dottor Stranamore, nel merito, per restare a Peter Sellers, è l’ispettore Clouseau: un disastro. Se volevano la separazione delle carriere giocando trasparente, potevano seguire la linea originale del ministro Nordio, mettere i pm sotto il controllo dell’esecutivo, fine dell’azione penale obbligatoria e indicazione da parte del governo della gerarchia d’urgenza dei reati. Invece hanno fatto un pasticcio da cui i pm vengono trasformati in superpoliziotti. E uscirebbero rafforzati perché il Csm è di soli pm, che decidono tutto sulle carriere, gli spostamenti. Estratti a sorte peraltro. La sorte non è un criterio, è una logica. Dicono che serve a eliminare le correnti.
A lei non può piacere.
Le correnti in magistratura hanno avuto anche effetti storti, ma i componenti del Csm in qualche modo sono vincolati a una decisione collettiva, rispondono a chi li ha eletti e discutono con chi rappresenta una cosa e chi l’altra.
Torniamo al merito.
La legge non affronta nessuno dei temi che interessano i cittadini, i tempi dei processi, i costi della giustizia. Affronta un tema molto marginale, che riguarda la vita del 99 per cento dei cittadini: la separazione delle carriere. La prova lampante di quello che negano l’ha data Nordio rivolgendosi a Schlein, quando le ha detto che questa riforma gioverebbe anche al Pd se va al governo: ha ammesso quello che lui e Meloni negano: la riforma serve a chi governa.
Cosa?
Non basta andare a votare, c’è da mobilitare un arcipelago di realtà associative, culturali, politiche e non di partito. È fondamentale che tutti questi mondi prendano consapevolezza, e si muovano. (…)
(nota: qui il testo prosegue con lo stesso concetto dell’appello “oltre i partiti” e dell’importanza di mobilitare società civile, associazioni e mondi non di partito).
Nordio si è trasformato.
A lei non può piacere. Non è un bene quello che stanno facendo. (…)
Se vince il Sì, il centrosinistra si dovrà ripensare?
Sì, sarà uno spartiacque. Perché la posta è enorme. (…)
Cosa c’è dietro la legge oggetto di referendum?
Non è una riforma che serve alla giustizia: è un tassello di un disegno. (…)
Obiettivo del premierato è il Colle?
Non lo dichiarano, ma è chiaro che l’obiettivo è che la maggioranza, anche attraverso una nuova legge elettorale, possa eleggere da sola il presidente della Repubblica. E se nel nostro paese chi vince le elezioni elegge da solo il presidente della Repubblica, se al Quirinale ci mandi non più un garante, ma un capo politico, cambia la natura del paese.
Il centrosinistra… a proposito, ora si chiama campo progressista perché così vuole Conte?
Noi, il Pd e altri, abbiamo una storia comune e siamo il centrosinistra. I Cinque stelle non fanno parte di questa storia e per fare un’alleanza bisogna rispettare tutti. Il centrosinistra è una parte del campo progressista.
Dunque, il campo progressista ancora non c’è. Usque tandem?
Fare insieme la battaglia referendaria è un altro passo verso la costruzione di una coalizione che non è solo contro, ma anche su contenuti comuni. Il referendum e le battaglie parlamentari dei prossimi mesi salderanno il campo. Abbiamo già governato insieme in una situazione difficile come la pandemia. Oggi non ho nessun dubbio: le differenze troveranno una sintesi in un programma comune. Prima del voto.
Parlava dell’ispirazione di Trump. Trump tenta di innescare la guerra civile nel suo paese. Gli Usa di Trump sono il nostro possibile futuro?
Come ispirazione senz’altro. Anche se da noi ci sono regole costituzionali, vincoli europei e molti elementi di garanzia.
Il ministro Tajani al Board of Peace di Trump. L’Italia si accoda?
Sta succedendo una cosa molto grave. Mentre noi pensiamo che la democrazia sia un valore universale, che gli Stati nazionali vanno rispettati, ma è sul livello sovranazionale che vengono decise gran parte delle cose che riguardano la nostra vita, l’economia, la lotta al terrorismo, l’ambiente, oggi a livello sovranazionale tornano a valere le leggi primitive di sempre, il potere dei soldi, delle armi. Gli Usa di Trump stanno distruggendo uno a uno gli sforzi fatti in questi settanta anni di trasferire una parte di competenza dagli organi sovranazionali, l’Onu prima di tutto. Il Board of Peace di Trump è figlio di tutto questo.
E l’Italia?
L’Italia segue l’amministrazione Trump nelle scelte più deteriori. La nostra presenza al Board, oltre a incrinare la posizione europea, avalla la tesi di fondo: che vale solo la legge del più forte. Ed è stupido farlo, perché oggi il più forte sei tu, fra cinque anni chissà. Mi ricordo che Clinton, da presidente, disse: gli Stati Uniti oggi sono la superpotenza mondiale, ma quello che faremo noi oggi verrà utilizzato dalle future superpotenze. L’esempio di Trump è pericoloso, in futuro le superpotenze si chiameranno Cina, India o Brasile.
Tajani è in difficoltà?
Credo che in cuor suo avverta la distanza fra quello che deve dire come rappresentante del governo e la sua coscienza di moderato.
Ora Meloni scenderà in campo anche direttamente sul referendum?
Dirà di non volerlo fare, ma lo farà, lo sta già facendo. E la gente sempre più capirà. Il Sì è un sì al cammino, un passo dopo l’altro, verso i pieni poteri? Ecco, voti No se vuole fermarlo.