Anche durante le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sulla proroga della cessione di mezzi e materiali militari all’Ucraina, le divisioni nella maggioranza sono emerse in modo netto.
Tre linee diverse convivono nello stesso Governo: si firmano impegni in sede internazionale e, subito dopo, si assiste a una gara interna a chi li sconfessa più rapidamente. Quando il ministro Crosetto si rivolge alle opposizioni, però, sbaglia interlocutore.
Il problema non è fuori dalla maggioranza, ma al suo interno, a partire dalla Lega del vicepremier Salvini. Non è un caso che, mentre il Parlamento discute, il cosiddetto “Vannacci team”, legato al vicesegretario della Lega, organizzi un flash mob contro lo stesso Governo di cui la Lega fa parte.
Un cortocircuito politico che indebolisce l’Italia. Il risultato è evidente: mentre la Presidente del Consiglio è impegnata in viaggi internazionali, la linea di politica estera del Governo viene affossata dalla sua stessa maggioranza. E allora la domanda è inevitabile: con quale credibilità il nostro Paese può presentarsi sulla scena internazionale?
È tempo di uscire da questa farsa. L’Italia deve assumersi fino in fondo le responsabilità che la sua storia e la sua collocazione geografica le impongono: continuare a sostenere il popolo ucraino con aiuti umanitari e strumenti di difesa, rafforzare il ruolo politico, diplomatico e strategico dell’Unione europea e superare quei veti che oggi ne paralizzano l’azione.
Da questo dipende anche la nostra sicurezza. Lo stesso vale per altri dossier cruciali, come la Groenlandia.
Dal Governo non arrivano parole chiare, quando basterebbe affermare un principio semplice: l’integrità territoriale di uno Stato europeo non si tocca. Parlare di Occidente e di atlantismo non può significare accettare una logica di sudditanza. Se il diritto internazionale vale solo “fino a un certo punto”, come è stato affermato, allora si indebolisce anche la base politica e giuridica del sostegno all’Ucraina. Come italiani, come europei, abbiamo il dovere morale di costruire attivamente la pace, non come semplice assenza di guerra, ma come presenza di giustizia.
È l’impegno politico più alto che possiamo assumerci ed è una responsabilità da cui il Partito Democratico non si sottrae, nemmeno oggi.