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Baretta: te piace 'o presepe?

05 Gennaio 2026

Articolo di Pier Paol Baretta su "Riformismo e Solidarietà"

Buon anno! Può suonare quasi un controsenso, ironico o patetico, questo augurio che tutti ci siamo scambiati reciprocamente nelle ore tragiche nelle quali, al tempo stesso, piangevamo i giovani morti in Svizzera a Capodanno e assistevamo increduli alla illegittima azione lampo di Trump in Venezuela.

Invece no. Gli auguri, sinceri e affettuosi, che rivolgiamo a tutti gli amici di ReS vogliono essere, come si usa in questa circostanza, anche l’occasione per manifestare un proposito, rappresentare un impegno.

No! Non ci piace questo presepio che viene composto e ci viene imposto ogni giorno di più, a nostra insaputa, contro la nostra volontà, contro il nostro benessere, contro il futuro.

Non rinunciamo a cercare, tra le statuine che lo compongono, i pastori, gli artigiani, la lavandaia e il fornaio… la gente comune che muore a Gaza e in Ucraina e in altri oltre sessanta teatri di guerra. Che patisce la fame in Venezuela (per colpa di un regime dispotico e illegale, attaccato con la forza per coprire interessi meno astratti della democrazia!), come nelle nostre periferie e in tanti altri posti di questo mondo inquieto e ingiusto.

La pace, la sicurezza – collettiva e individuale – sono anche nelle nostre mani. Spetta anche a noi agire per ristabilire un clima di serena normalità, di convivenza pacifica, di rispetto e dignità.

Ma ciascuno reagirà se prima di tutti si muoveranno coloro che hanno responsabilità e ruoli.

Spetta ai politici, innanzi tutto, in prima persona – a cominciare dai titubanti leader europei – metterci la faccia. Reagire e proporre. Troppo tempo si è perso sinora. Non si è vista una azione diplomatica energica, non l’affermazione orgogliosa e convinta della teoria del dialogo e della solidarietà, in alternativa alla teoria Monroe (che, peraltro, come ricorda opportunamente l’Ambasciatore Scarante, in una interessante intervista a RadioPopolare, «si riferiva alle ingerenze europee negli Stati americani. Non al fatto che gli Stati Uniti potessero fare ciò che volevano»).

Spetta ai leader religiosi, tutti, tutti insieme, magari riuniti ancora ad Assisi, aprire le porte del tempio profanato.

Spetta a chiunque abbia responsabilità civiche, culturali, scientifiche, pubbliche o private, cantare, dipingere, danzare, insegnare, giocare… manifestando tutta la preoccupazione, l’indignazione, la pretesa che questa generale situazione cambi.

Dobbiamo riprendere in mano il nostro destino e far sì che il presepio nel quale viviamo ci piaccia… e se dobbiamo aspettare dei Magi, che portino doni e non bombe e soprusi. In nessun presepio è rappresentato Erode!

Buon anno!


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