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Fassino: Ucraina, gli atti dimostrativi sono una miccia, ma la Russia non deve sentirsi accerchiata - Intervista di Domani

19 Febbraio 2022

L'Italia di Draghi Ŕ in prima fila nella crisi russo-ucraina, il rischio di un'esplosione del conflitto non Ŕ scongiurato.

Serve un "patto per la sicurezza europea" che coinvolga Europa, Stati Uniti e Russia e che definisca principi e regole per garantire a ogni Paese di essere libero, sicuro e sovrano

Scarica l’intervista a Fassino del quotidiano Domani (file PDF)»

Videointervista a Piero Fassino della Rai» 

Videointervista a Piero Fassino di Omnibus»

Interventi di Piero Fassino a Omnibus»

Fassino: Così Draghi puo' evitare il precipizio - Intervento su Il Tirreno»

Fassino: Draghi da Putin, missione possibile - Intervento su La Nuova Sardegna»

Crisi Russia-Ucraina: Fassino, si prosegua sulla strada diplomatica, colloqui di Macron e Draghi fondamentali per scongiurare l'opzione militare - Videointervento ad Agorà»


Ucraina: Fassino, la Russia si astenga da azioni militari
Appello congiunto con i Presidenti delle commissioni parlamentari del G7

"Esprimiamo la nostra preoccupazione per le minacce alla pace, alla sicurezza e all'integrità territoriale dell'Ucraina. Incoraggiamo a perseguire tutte le opzioni utili a una soluzione negoziale della crisi e invitiamo la Russia ad astenersi da ogni azione militare". Lo dice Piero Fassino, presidente della Commissione esteri della Camera.
"Noi, presidenti delle commissioni parlamentari affari esteri e internazionali del G7 esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per le persistenti tensioni che coinvolgono Russia e Ucraina e per le minacce alla pace, alla sicurezza e all'integrità territoriale dell'Ucraina", afferma Fassino, quale cofirmatario, in un appello congiunto dei Presidenti delle Commissioni Esteri parlamentari dei Paesi del G7.
"Condanniamo fermamente - prosegue - ogni tentativo di qualsiasi Paese di cambiare lo status quo con la coercizione o la minaccia della forza. Esortiamo il governo russo a esercitare la massima moderazione e ad astenersi dall'esercizio di azioni o operazioni militari in o contro l'Ucraina. Qualsiasi ulteriore invasione da parte della Russia dell'Ucraina deve essere affrontata con sanzioni rapide e severe".
"Esortiamo inoltre il governo russo a evitare tutte le iniziative volte al riconoscimento l'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk e Repubblica popolare di Lugansk, il che implicherebbe una violazione molto grave della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina. Facciamo appello alla comunità internazionale, ai nostri governi, al governo della Russia e al governo dell'Ucraina a continuare a impegnarsi nel dialogo e a utilizzare tutte le opzioni diplomatiche per arrivare ad una soluzione pacifica di questa crisi", aggiunge il presidente della commissione Esteri della Camera.


Sull'orlo del precipizio
Articolo di Piero Fassino pubblicato nella sua newsletter.

Venti di guerra soffiano impetuosi in Europa orientale e la crisi tra Ucraina e Russia che si trascina dal 2014 rischia di precipitare in un drammatico conflitto armato.
Ogni sforzo va condotto per impedirlo e per aprire la strada a una soluzione politica negoziata e condivisa. Tutti sanno bene che una guerra nel cuore dell'Europa sarebbe una catastrofe dalle conseguenze devastanti. Tant'è che all'asprezza delle polemiche e delle dichiarazioni si accompagna una fitta rete di incontri, colloqui, contatti alla ricerca di una via di uscita. Ma il trascorrere del tempo espone al rischio che atti incontrollati o intempestivi sfuggano di mano avviando la crisi verso un esito irreversibile.
Per questo occorre prima di tutto ottenere una deescalation, chiedendo a Mosca di ridimensionare drasticamente la minacciosa presenza di 150.000 soldati russi alla frontiera ucraina, di non assecondare le spinte secessioniste delle autoproclamate repubbliche separatiste del Donbass e di non compiere atti che ledano la sovranità e la integrità territoriale dell'Ucraina.
D'altra parte l'Occidente non ha nessuna intenzione di accerchiare la Russia o metterne a rischio la sicurezza. E non ha perciò fondamento la pretesa di Mosca di creare ai suoi confini un'area di influenza e di sottoporre i paesi vicini a una sovranità limitata. Non siamo più nel tempo della guerra fredda, né dell'equilibrio bipolare che assegnava a Washington e Mosca il ruolo di arbitri del mondo. Viviamo in un mondo multipolare in cui ogni nazione ha diritto di essere artefice del proprio destino, pienamente sovrana e riconosciuta nella sua integrità territoriale. Vale per l'Ucraina, come per ogni altra nazione del pianeta.
Il tema della sicurezza non si risolve con protettorati, sfere di influenza, sovranità limitate, ma con un nuovo "Patto per la sicurezza in Europa" sottoscritto tra Stati Uniti, Russia e tutte le nazioni europee. Una Helsinki 2 che, partendo dai principi sanciti ad Helsinki nel 1975 con gli Accordi per la sicurezza comune, definisca regole e strumenti per consentire a ogni Paese di essere libero, sovrano e sicuro.
L'Europa è al centro di questa crisi e ha il dovere di agire per risolverla scongiurando il ricorso alle armi. L'intensa offensiva diplomatica messa in campo da Macron, Scholz, Draghi e altri leader europei testimonia di quanto l'Europa sia consapevole dei rischi drammatici a cui è esposta.
Difendere l'Ucraina e la sua sovranità è dovere morale e politico. Ricondurre Mosca a una politica di cooperazione è una necessità per la stabilità e la sicurezza del continente. Sono due obiettivi che vanno perseguiti con determinazione non lasciando nulla di intentato per scongiurare la guerra e aprire la strada ad un accordo. E l'Italia saldamente radicata nell'Alleanza atlantica e nella Unione Europea e al tempo stesso storicamente aperta alla cooperazione con la Russia, è chiamata a svolgere un ruolo attivo per uscire dalla crisi. Ne è conferma la richiesta di Zelenski e Putin a Draghi per una iniziativa di mediazione e facilitazione che va svolta nei tempi più rapidi possibili perché è forse l'ultima occasione per evitare il precipizio.


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