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“Democrazia a rischio misure drastiche contro i populisti dobbiamo lasciarli senza fondi” – intervista a David Sassoli de la Repubblica

09 Ottobre 2021


di Claudio Tito

«La democrazia non si conquista una volta per sempre. Anzi, la democrazia liberale, come ha scritto Ernst Wolfgang Bòckenfòrde, vive su “presupposti che non è in grado di garantire” con il suo solo ordinamento. La democrazia richiede una cultura, un`etica condivisa». Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, lancia l`allarme. Un certo «degrado morale» sta attraversando l`Europa e rischia di comprometterne le basi democratiche. Non si tratta dunque di uno scontro ordinario, ma di un salto di livello: un vero e proprio «attacco alla democrazia».

Basta vedere quel “filo rosso” che in questi giorni lega la proposta di costruire un muro antimigranti alla decisione della Corte costituzionale polacca di rigettare il principio della supremazia dei trattati europei sulla legge nazionale. Tra i firmatari della lettera a favore del muro figura la Polonia. Non vede un filo che unisce queste due vicende?

«Sì lo vedo. La decisione della Corte polacca è preoccupante. La supremazia dei trattati europei è indiscutibile. Mi auguro che vi sia ancora la possibilità di evitare una crisi irreversibile. Tuttavia dev`essere chiaro che il primato del diritto europeo sul diritto nazionale non può essere messo in discussione».

E quindi l`Unione come deve rispondere a Varsavia?

«Il Parlamento europeo ha reagito in modo molto fermo. La presidente Von der Leyen è stata molto netta, cosi come alcuni stati membri. Ma vorremmo avere parole chiare anche dalla presidenza di turno slovena e dalla Presidenza del Consiglio europeo».

I trattati europei non prevedono l`espulsione. Però esiste l`art. 7 che di fatto sospende l`adesione all`Ue. Va attivato?

«L`Unione ne ha già avviato la procedura di attivazione nei confronti della Polonia. La Commissione è impegnata in un negoziato con le autorità polacche proprio sui principi fondamentali, il cui mancato rispetto rischia di bloccare l`approvazione del piano di ripresa della Polonia. Il Parlamento europeo si è battuto per l`adozione del regolamento che condiziona l`attuazione del bilancio al rispetto dello stato di diritto: penso sia il momento di valutarne l`applicazione concreta».

L`Europa deve davvero fare di nuovo i conti con la difesa della democrazia?

«La democrazia non si conquista una volta per sempre. Anzi, la democrazia liberale, come ha scritto Ernst Wolfgang Beickenteirde, vive su “presupposti che non è in grado di garantire” con il suo solo ordinamento. La democrazia richiede una cultura, un`etica condivisa. La prospettiva della fortezza blindata rischia solo di marginalizzare l`Unione. Ormai i nostri paesi sono già dei vasi comunicanti. Come si trasmette il virus, si trasmettono qualità, diritti, esperienze, stili di vita. Costruire l`Europa vuol dire far crescere la qualità e farla diventare cultura condivisa».

Intanto ben 12 Paesi hanno proposto la costruzione di un muro anti migranti. Quale emozione le suscita?

«Che l`Unione non può diventare una fortezza contro la povera gente che scappa per la guerra, la fame o da regimi infami. Sarebbe smentire la nostra storia, la nostra identità di terra libera, di società aperta, accogliente. Proteggere i nostri confini, specie quando sono minacciati da regimi autoritari, è un dovere nei confronti dei nostri cittadini, ma alzare muri contro persone disperate sarebbe rinnegare i nostri valori e perdere la nostra umanità».

È un trumpismo ritardatario ? L`unione di sovranismo e egoismo?

«Quando vi sono difficoltà interne c`è sempre la ricerca di un nemico. Alcuni governi vogliono far crescere la paura nelle loro opinioni pubbliche. Ma poi come pensano di vivere? Non può mai esservi libertà nella paura».

I muri oltre a ricordare esempi terribili del passato, anche in questa epoca sono il tratto distintivo delle dittature.

«Nell`89 ero a Berlino insieme a tanti ragazzi a picconare il muro che divideva la città. Adesso, oltre 30 anni dopo, devo ascoltare leader europei proporre di alzarne di nuovi. C`è un degrado morale in tutto questo che mette seriamente in pericolo i valori della democrazia europea».

Non vede anche discriminazioni tra stati membri? Il muro colpirebbe chi ha confini di mare come Italia e Spagna.

«Uno dei firmatari è la Grecia, che ha più confini di mare che di terra. Il punto vero è che, davanti a un muro, non sparisce l`immigrazione, cambiano soltanto le rotte. Occorre assumere le frontiere esterne come frontiere di tutti e lavorare per soluzioni comuni».

È sufficiente respingere la proposta o va sanzionata?

«. B una iniziativa da respingere decisamente nei suoi fondamenti. L`unica soluzione è una politica comune europea che salvaguardi il diritto d`asilo e regoli i flussi migratori. I Paesi di frontiera non possono essere lasciati da soli a gestire questi fenomeni e ne sa qualcosa anche l`Italia».

Ma poi, esiste un`emergenza? E la soluzione, per così dire “edile”, è compatibile con principi della Ue?

«Non siamo in presenza di una emergenza migranti. Le emergenze diventano tali se non c`è la volontà di gestire insieme soluzioni politiche comuni. Costruire muri non solo è contrario al principio di non respingimento alla frontiera, cardine della Convenzione di Ginevra e della Carta dei diritti fondamentali dell`Unione europea, ma è anche inefficace. I muri si aggirano, non sono mai una soluzione».

Servirebbe allora una decisione già al Consiglio di fine mese?

«Mi auguro che i leader discutano di come sbloccare lo stallo sulla politica comune di migrazione e asilo. Si stanno ridefinendo equilibri di potere a livello globale. Regimi autocratici ai nostri confini sfidano la democrazia liberale. Si cerca di dimostrare che non è efficace. La forza simbolica di una politica comune di immigrazione, come chiede il Parlamento europeo da anni, proietterebbe l`immagine di una Ue salda, unita e sicura di sé».


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