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Pinotti: il Pd è la mia casa, lavoriamo uniti per il Paese ma tuteli chi ha un ruolo - intervista de Il Secolo XIX

25 Marzo 2021

Un grande risultato avere due donne candidate a capogruppo. Mi onora che abbiano pensato a me per la segreteria. Letta ha iniziato bene


di Andrea Castanini

Roberta Pinotti, senatrice, genovese, promuove le prime mosse di Letta. «Oggi il Pd sta meglio. Il fatto che ci siano due donne candidate come capogruppo alla Camera e al Senato è un grande risultato». E poi: «Il Pd è casa mia, vogliamo cambiare il Paese». Chiamata in causa prima di Letta come possibile segretaria del partito, dice: «Mi ha onorato che molti abbiano considerato il mio nome». Ma sulle fughe di notizie aggiunge: «Bisogna evitare di scalfire inutilmente le nostre personalità credibili perché sono una ricchezza»,

Senatrice Roberta Pinotti. Come sta il Pd?

«Oggi meglio. Il fatto che ci siano due donne candidate come capogruppo del partito mi sembra un grande risultato, tanto più che sono candidature che saranno sostenute unitariamente».

Si parlava anche di lei per il ruolo di leader del Pd al Senato. Invece il capogruppo uscente Marcucci ha designato Simona Malpezzi e il gruppo ha condiviso questa indicazione.

«Quando Simona Malpezzi ha dato la sua disponibilità ci siamo sentite e le ho detto che l`avrei sostenuta. La stimo, è una persona leale che sa fare squadra. Mi ha onorato il fatto che molti abbiano considerato autorevole e adeguato il mio nome per quel ruolo, come era avvenuto per il ruolo di segretaria del Partito democratico: è stato un giudizio di merito che mi ha fatto piacere. Ritengo sia frutto di un lavoro di anni, in cui ho messo tutto il mio impegno, con passione e lealtà. Come continuerò a fare».

L`ex segretario Zingaretti dice nel Pd si litiga troppo per le poltrone.

«Non dobbiamo mai scindere le vicende politiche e il Pd dalla situazione che sta vivendo il Paese. Il momento è drammatico, con 500 morti al giorno per il Covid, con realtà produttive in enorme difficoltà, con esercizi commerciali che chiudono. E con i nostri adolescenti costretti a crescere nella solitudine. Di fronte a tutto questo il nostro dovere è ricordarci le priorità, non guardarci al nostro interno. Su questo oggi Draghi, nella sua relazione al Parlamento in previsione del Consiglio Europeo, ha detto parole importanti. L`agenda del governo ha al centro molti temi prioritari per il Pd ».

Certo, però parliamo di un governo senza neanche una ministra del Pd.

«Nel momento in cui è nato questo governo c`è stato un vulnus. La domanda che in tanti dentro al Pd ci siamo posti è questa: come fa un partito progressista, rivolto al Duemila, in un governo che vuole cambiare profondamente il Paese, a non avere donne nelle responsabilità di prima linea? Penso che Letta abbia fatto bene a imporre un cambio di passo sulla questione di genere. E un obiettivo che, diversamente dall`analisi fatta da Marcucci, ovviamente condivido e che deve diventare una battaglia di tutti».

Avere una segretaria del Pd donna sarebbe stato un segnale ancora più forte. Lo stesso Marcucci ieri ha detto che si sarebbe aspettato di vedere una donna in quel ruolo, al posto di Letta.

«In un certo momento del nostro dibattito interno nomi femminili sono emersi e molti avrebbero visto con entusiasmo questa svolta. Lo stesso Letta, ci ha confessato alla riunione di gruppo, sollecitato per una sua disponibilità, aveva detto ai suoi interlocutori che riteneva meglio fosse una donna. Ma era anche un momento drammatico del partito, in cui era necessario il nome più unificante possibile. Ed Enrico Letta lo era, come ha dimostrato il voto praticamente
unanime in Assemblea. Ora dobbiamo gestire bene, tutti insieme, questa fase. Ci vuole un Pd coeso, perché dobbiamo essere protagonisti nella ripartenza del Paese. Non vorrei lasciare lo spazio della ricostruzione ai sovranisti.  Dall`altra parte c`è una destra forte, noi dobbiamo ricostruire il centro sinistra, consolidare l`alleanza con i Cinquestelle e proporre l`idea di futuro per l`Italia».

Certo che negli ultimi tempi hanno chiamato in causa il suo nome per tanti ruoli: ministra, sottosegretaria, segretaria reggente del Pd, vice segretaria del partito, capogruppo al Senato.

«In effetti mancava il conclave… Ovviamente scherzo. Il fatto che il mio nome sia uscito spesso, come dicevo prima, ritengo sia un attestato di stima, mai stata una autopromozione. Sbaglia chi a volte gioca con le notizie per strumentalizzazioni interne. Bisogna evitare di scalfire inutilmente le nostre personalità credibili perché sono una ricchezza per tutta la nostra comunità. Se io avessi voluto mettermi in campo lo avrei fatto apertamente. Come dice la mia storia politica, non ho mai avuto paura delle sfide. E poi forse si dimentica qualcosa: io un ruolo ce l`ho già».

Vero, lei è presidente della IV Commissione Difesa del Senato. Ma in precedenza ha avuto ruoli di maggiore visibilità: sottosegretaria e ministra della Difesa.

«Visto che ho esperienza dei diversi ruoli, posso dire che dal mio punto di vista fare la presidente di una commissione è un ruolo importante. Il presidente di commissione è chi di fatto determina l`agenda parlamentare per le materie di sua competenza. Si deve fare funzionare il procedimento legislativo, senza il quale l`azione dell`esecutivo non gira. E continuerò a mettere a disposizione del gruppo al Senato la mia esperienza, con ancora più energia perché a guidarlo sarà una donna. Se vogliamo che il nostro partito esprima donne in responsabilità sempre più importanti dobbiamo portare avanti un lavoro di lunga lena, fare formazione e “trapasso nozioni”, come si diceva negli Scout. Confronto di idee, anche competizione, non contrapposizione».

E delusa dalle prime mosse di Letta?

«Al contrario, mi ritrovo molto nelle sue decisioni. Ha fatto scelte condivisibili per la segreteria, puntando su persone competenti. Ha fatto un giusto mix di esperienza e innovazione, con due ottimi vicesegretari, con lo stesso numero di donne e uomini. Molto positivo anche il dialogo che sta portando avanti con tutti i possibili alleati».

È d`accordo anche sulla scelta di consolidare l`alleanza con i Cinque stelle?

«Non parliamo di un`alleanza strutturale ma di un`alleanza politica basata sulla ricerca di valori e posizioni comuni. Devo dire che rispetto ai loro esordi anti istituzionali e giacobini trovo molti cambiamenti. I temi dell`ambiente e della giustizia sociale sono certamente terreni di incontro. Qualcuno ci ha accusato di essere al traino del M5S. Io voglio far notare che i Cinquestelle sono passati da posizioni antieuro a sostenere la von der Leyen in Europa. Credo che anche il rapporto con il Pd abbia dato una mano ad andare in questa direzione».


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