Registrati

Privacy

Informativa ai sensi dell'art. 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. La raccolta e il trattamento dei dati sono effettuati limitatamente ai fini connessi alla gestione operativa e amministrativa del servizio. I dati sono trattati con strumenti informatici e telematici e non saranno comunicati a terzi. Il titolare del trattamento è AreaDem.
* Acconsento al trattamento dei miei dati personali
Log in

 
Registrazione al sito - Login al sito

Franceschini: Europeisti e moderati di centro adesso si uniscano a noi - intervista de la Repubblica al capodelegazione del Pd al governo

20 Gennaio 2021




di Lavinia Rivara

Tutto il giorno accanto a Conte in aula, il telefono bollente, la lunga attesa per il verdetto del Senato. Dario Franceschini è stato uno dei demiurghi della crisi. Ammette tutta la fragilità di questo governo, ma rilancia indicando una nuova prospettiva, un allargamento della maggioranza. Un chiaro invito ai moderati del centrodestra a sganciarsi dal giogo salviniano.


Ministro 
Franceschini, avete scelto di andare in Parlamento a cercare i voti, ma al Senato vi siete fermati a 156, non c`è neanche la maggioranza assoluta. È convinto che sia stata una buona idea?

«Assolutamente sì. In alcuni momenti esistono dei doveri nei confronti del Paese. C`è un governo che ha preso la fiducia e ora è nella pienezza dei poteri. E sappiamo quanto serva questo nel mezzo di una pandemia. Approveremo subito lo scostamento, i nuovi ristori e manderemo entro febbraio il Recovery plan in Europa. Una crisi sarebbe stata un salto nel buio per l`Italia».


Ma proprio perché avete di fronte un`agenda impegnativa Recovery, riforma degli ammortizzatori sociali e del fisco come pensate di governare con una maggioranza così fragile? Nelle commissioni senza lv dipenderete per ogni provvedimento dai voti dei responsabili e dei ribelli 5Stelle.

«È chiaro che quello di oggi non è un punto di arrivo, ma di partenza, su cui costruire una prospettiva politica. Anche se avessimo 161 voti al Senato sarebbe un traguardo simbolico, ma la sostanza non cambierebbe. Un governo è forte se può contare su almeno 170 senatori. Ora quindi dobbiamo lavorare per rafforzarlo».


Come?

«Le maggioranze e i governi durano se hanno una prospettiva, una missione, un disegno politico, altrimenti sono solo alleanze temporanee con poco futuro. Oggi si tratta di fare di necessità virtù come quando, grazie a un patto tra avversari politici per evitare il voto e la vittoria dei sovranisti, nacque questo governo. Da quel momento abbiamo cercato di darci una prospettiva, riuscendoci: perché è innegabile che abbiamo gestito momenti difficilissimi, dalla pandemia alla crisi economica, che dopo l`ondata sovranista il nostro sia diventato un Paese traino dell`europeismo, ora alleato di Biden. Ed è innegabile l`evoluzione dei 5Stelle verso una cultura di governo, al punto che la nostra ora può 
diventare una alleanza strategica per andare insieme alle elezioni. Oggi abbiamo una nuova opportunità per fare di necessità virtù. In modo trasparente e senza scambi di poltrone, alcuni hanno deciso di sostenere il governo e altri, pur non votando la fiducia, hanno detto "per ora", mostrando interesse per un nuovo spazio politico».


A chi si riferisce?

«Penso a diversi moderati di centrodestra, dall`Udc a Forza Italia alla componente di Romani e Quagliariello. In tutta Europa i leader del Ppe non capiscono questa anomalia, che vede solo in Italia le forze che aderiscono alla loro famiglia politica alleate dei sovranisti antieuropei».


È per questo che il premier si è impegnato per una legge elettorale proporzionale? Anche Forza Italia potrebbe essere tentata di votarla?

«Per questo abbiamo offerto, e l`offerta resta in campo, di allargare la maggioranza a tutti i moderati che stanno con grande disagio in una alleanza a guida Salvini e Meloni, per 
sostenere una linea europeista e approvare una legge proporzionale che liberi il Paese da alleanze forzate. Per Forza Italia è una occasione: in quel partito c`è una contraddizione che prima o poi esploderà. Se non la coglieranno i vertici lo faranno altri al suo interno. Credo, anzi so, che ci sono molti forzisti interessati».


Per aiutare questa prospettiva Conte deve creare un suo partito?

«Non è un tema all`ordine del giorno, molto dipenderà dalla legge elettorale con cui si andrà a votare».


Il premier ha detto che è difficile governare con chi mina gli equilibri. Renzi risponde accusandolo di trasformismo e di mercimoni indecorosi. Per lui la porta è definitivamente sbarrata?

«Si apre una crisi quando in una maggioranza esplode un problema insormontabile. Se poi sei in piena pandemia deve essere enorme. Anche ieri, ascoltando Renzi, non ho capito su cosa ha aperto la crisi. E se non sai su cosa si è rotto, non sai su cosa ricomporre. Credo non ci siano le condizioni per chiudere la crisi 
come una parentesi e ricominciare daccapo, con quel logoramento quotidiano dentro la maggioranza che ne ostacola l`azione».


All`origine dello strappo c`è una sfida personale tra Renzi e Conte?

«Mi rifiuto di pensare che sia veramente così».


Perché avete escluso l`idea di un governo con un premier Pd?

«La guida di una coalizione è necessariamente un punto di equilibrio. Quel punto è Conte, che sta governando col nostro convinto sostegno. Le allusioni ad un premier del Pd sono state solo un tentativo, mediocre, di mettere zizzania».


Lei dice che ora dovrete lavorare per rafforzarvi. Ma se non ci riuscirete? Da agosto scatta il semestre bianco e non si potrà più minacciare il voto anticipato per scongiurare un`altra crisi.

«Come ho detto il governo deve rafforzarsi, non solo numericamente, ma anche da un punto di vista politico. Abbiamo avviato la revisione del programma per un nuovo patto di legislatura, che resta necessario».


Il premier ha annunciato che rivedrà la squadra di governo. Il rimpasto dunque è alle porte? Non conviene passare per un Conte ter che segni una vera ripartenza?

«Si comincia dalla testa e non dalla coda: prima vedi se ci sono le condizioni per rafforzarti poi decidi come riorganizzarti. Al momento ci sono da sostituire solo gli incarichi lasciati da Italia viva, poi si vedrà».


Voi lanciate un`offerta a Forza Italia, ma ora il centrodestra è unito e chiede le dimissioni di Conte.

«È normale oggi una dialettica dura tra maggioranza e opposizione. Ma dobbiamo tenere aperta la porta a un confronto con l`opposizione, specie in questa emergenza. La legge elettorale è per sua natura terreno di dialogo e così il Recovery pian, visto che riguarda i prossimi dieci anni. Vedremo se il centrodestra si arroccherà o vorrà cogliere l`opportunità di dialogare.».


Renata Polverini ha votato la fiducia a Conte: «il soccorso nero», ha commentato Renzi. Non vi imbarazza il suo sostegno, a prescindere dai gossip (smentiti) su una sua relazione con Luca Lotti? Si è parlato anche di ministeri per gli Udc Lorenzo Cesa e Paola Binetti.

«Come ho detto non c`è stato nessuno scambio e tutto è avvenuto in modo trasparente in Parlamento. Quanto a Polverini l`aggressione volgare e misogina nei suoi confronti dimostra ancora di più il coraggio del 
suo percorso». 


Commenta... oppure


torna su

Agenda

DoLuMaMeGiVeSa
1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 1718 19 20
21 22 23 24 25 2627
28

Rassegna stampa