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Sassoli: la democrazia è fragile ma ora i sovranisti sono fuori gioco - intervista al Presidente del Pe de La Stampa

08 Gennaio 2021

Populisti battuti ma la democrazia rischia. Il capo della Casa Bianca ha legittimato il nazionalismo, noi puntiamo sulla partecipazione




di Marco Zatterin

Una «fine ingloriosa» per Donald Trump, ammette serio David Sassoli, preoccupato per il futuro della democrazia, sebbene l`epilogo del dramma di Capitol Hill abbia «dimostrato che l`America possiede forti anticorpi per resistere ad attacchi eversivi». È una stagione complessa e pericolosa, concede il presidente del Parlamento Europeo, viviamo tempi in cui «le potenziali minacce per la democrazia sono cresciute a dismisura». La risposta sta nel «rinnovarsi continuamente», puntando sulla partecipazione. «Nessuno può considerarsi immune, neanche l`Europa - confessa l`eurodeputato Pd -. La libertà va difesa da manipolazione e disinformazione: dobbiamo ricordare che la democrazia è un sistema fragile». Ha seguito i disordini di Washington in diretta Tv nella terribile Epifania a stelle e strisce, ha espresso sdegno e scritto alla Speaker del Congresso, Nancy Pelosi, per comunicare la solidarietà della sua assemblea. «Ho subito pensato che le immagini fotografassero la fine ingloriosa del presidente Trump», racconta Sassoli. Le ragioni della tempesta gli appaiono chiare. «L`errore politico di Trump - stima - è stato giustificare ideologie e comportamenti che per molto tempo, in America, sono stati tenuti ai margini: la sua presidenza ha dato voce a una destra razzista e sovranista che ha finito per sentirsi legittimata e, di conseguenza, si è creduta forte e priva di limiti».

I governi democratici sottovalutano i rischi del sovranismo diffuso? È per questo che crescono le minacce per la democrazia?
«È successo per l`irresponsabilità della politica, per l`uso non regolato dei social e della comunicazione. Politica e lobby economiche hanno schiacciato sull`acceleratore cercando di ingraziarsi la pancia della gente, facendo credere che l`autoritarismo fosse più efficace della democrazia. È per questo che oggi siamo a un punto cruciale. È nostro compito dimostrare con i fatti che la democrazia rimane utile per a vita delle nostre società e dei nostri cittadini, specie quelli più deboli».

Come saranno, con Biden, i rapporti fra Ue e Usa?
«L`Europa ha affrontato per la prima volta una crisi globale da sola. Sarebbe stato più utile farlo insieme agli Stati Uniti. Invece no. Trump ha scommesso sulla nostra divisione e ha chiuso i ponti. Dobbiamo riprendere con Washington un forte dialogo e una assidua collaborazione. La risposta europea, tuttavia, ci ha fatto capire molto di noi stessi, di quanto siamo cresciuti e possiamo crescere per offrire al mondo un riferimento sicuro».

La geografia delle fratture americane riporta alla Guerra di Secessione, 160 anni fa.
«Le elezioni hanno spaccato in due gli Stati Uniti. Eppure, quanto accaduto in questi due mesi ha ridato forza anche a una leadership repubblicana più attenta alle istituzioni. Sono state numerose e positive le prese di distanza da Trump anche in queste ultime ore».

Adesso che succede?
«Può ripetersi da loro quanto accaduto da noi. Un anno e mezzo fa, alle elezioni europee, si attendeva la vittoria dei sovranisti. Invece le urne 
hanno sgonfiato le velleità dì chi pensava, e pensa, di voler fare da solo. E oggi il sovranismo è fuori gioco. Il dibattito in Europa è fra le diverse sensibilità europeiste».

Meloni e Salvini, per dirne due, sono stati leggeri nel criticare i fatti del Campidoglio.
«Dimostrano la loro debolezza. Quest`anno abbiamo capito la fortuna di vivere in Europa, in Paesi che discutono ma poi collaborano, sviluppano ricerca, scambiano merci liberamente, non lasciano nessuno fuori dagli ospedali e anche nei momenti difficili non accettano di barattare le loro libertà. Non è poco in un mondo che spesso considera la democrazia un intralcio. I sovranisti dovrebbero riflettere e non aggrapparsi a modelli che cercano di indebolirci».

Aggrava la situazione americana la presenza di ampie milizie armate, no?
«Mi auguro che il Congresso possa davvero prendere di petto la questione della libera circolazione delle armi. Da marzo a luglio, negli States, sono stati venduti 8 milioni e mezzo di pezzi, quasi il doppio rispetto all`anno precedente. Servono forti correttivi e confidiamo nella maggioranza democratica al Congresso».

Si è scritto che Trump è il sintomo e non la causa del malessere americano.
«In parte sì, in parte no. Lui ha offerto legittimazione politica e spinto i sostenitori a andare oltre. Lo ha fatto anche mercoledì, invitando a marciare sul Congresso».

Però non è diventato presidente vincendo la lotteria.
«È evidente che qui si misura la responsabilità della classe dirigente. L`etica della responsabilità, come diceva Max Weber, è valutare le conseguenze delle proprie azioni. Se sei irresponsabile non stupisce che qualcuno tenti di occupare il Parlamento».

Trump è irresponsabile?
«Sì. Quando non si considerano le nostre istituzioni custodi dei nostri valori, la democrazia può franare. La forza della sovranità popolare sono le urne e i loro verdetti. Se però una società viene lentamente educata, come è successo con Trump, all`odio e alla manipolazione della verità, i risultati possono essere pericolosi».

L`America è in pericolo?
«Gli Stati Uniti hanno tutti gli anticorpi per arginare fenomeni eversivi e lo stanno dimostrando».

Qual è la via di uscita?
«Bisogna rinnovarsi continuamente. Non si deve perdere, soprattutto, il legame con i cittadini. I corpi sociali vanno coinvolti. Serve partecipazione e trasparenza. Siamo in un passaggio davvero storico. La democrazia si difende se sapremo adeguarla al nostro tempo».

Ovvero?
«Che non dobbiamo avere paura di adeguare riti, consuetudini e regolamenti. La democrazia è partecipazione e oggi abbiamo strumenti nuovi che non possono restare fuori dalle istituzioni. Se un sistema non risponde ai bisogni dei cittadini in tempi rapidi, chi si innamorerà della democrazia? Le risposte lente, burocratiche allontaneranno sempre di più i cittadini. L`emergenza del Covid-19 ci offre tante lezioni».

Riformare la democrazia. Perché?
«La politica in democrazia è ricerca dei limiti del potere. È questa la cifra della tradizione liberal-democratica. Quando si supera la soglia di un Parlamento per occuparlo non si 
accettano limiti. E successo anche con Trump. Non deve capitare mai più».

Ci sarà un film su «Gli ultimi giorni di Trump»?
«Per ora è diventato realtà "Attacco al Potere"».

A proposito. Il «Potere» è sotto assedio anche in Italia.
«In diversi Paesi europei vi sono dibattiti aperti all`interno delle maggioranze. Siamo 
all`avvio di un progetto storico con il Recovery fund e sentiamo quanto la stabilità dei governi sia decisiva per rafforzare politiche comuni. Mi auguro che il governo Conte sappia superare questo passaggio di verifica. A Bruxelles siamo tutti convinti che senza l`Italia non può esservi ripresa europea».


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