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Un Piano Marshall per i trenta-quarantenni - di Alessio Pecoraro

19 Maggio 2020


La crisi economica innescata dal coronavirus si prospetta peggiore di quella finanziaria del 2008. E le prime vittime saranno ancora una volta i giovani: la generazione dei Millennials - secondo l’ISTAT i nati tra il 1981 e il 1995 - descritta a seconda dei casi come “egoista”, narcisista ed egocentrica, “resiliente” o “rassegnata”, la definizione forse più azzeccata spiegata meravigliosamente dal giornalista Tommaso Labate nel suo libro “i Rassegnàti. L’irresistibile inerzia dei quarantenni”.

I ventenni di vent’anni fa a cui è successo di tutto quando hanno bussato alla porta del mondo del lavoro: crisi finanziaria dei mutui, il crollo della Lehman Brothers, precariato, contratti a mille euro, e ora che qualcuno cominciava a sperare che le cose si stessero in qualche modo per riprendere: il coronavirus.

Secondo un sondaggio sugli effetti del coronavirus realizzato dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e Ipsos su un campione di 20-34enni, per la maggioranza dei giovani italiani la condizione lavorativa è già peggiorata rispetto all’instabile periodo precedente. I millennias, spiega Alessandro Rosina, docente di demografia dell’Università Cattolica di Milano, «sono la generazione del dopoguerra che maggiormente si è trovata con incertezze occupazionali e reddito basso e discontinuo».

Saranno i trentenni a veder maggiormente ridursi la possibilità di trovare lavoro e contemporaneamente  vedere aumentare il rischio di perderlo, in una fase della vita in cui tutto ciò si ripercuote pesantemente sugli obiettivi personali e le scelte di vita. E anche chi era riuscito a stabilizzare il proprio percorso professionale si trova ora con un quadro di forte incertezza che rischia di frenare le possibilità di carriera e rinviare scelte di autonomia e formazione di una propria famiglia.

 

Questa nuova grande crisi globale, la seconda in dieci anni, che si prospetta all’orizzonte non è un nuovo 2008 è molto peggio perché sconosciuta, incerta, indefinita.

Mentre nella crisi finanziaria ci poteva essere l’idea di tornare alla normalità precedente ora invece c’è una nuova normalità tutta da costruire su basi diverse. Il che potrebbe anche essere una opportunità per superare vecchi vincoli e resistenze, dipende come si deciderà di affrontarla. I dati del World Economic Forum ci dicono che il nostro sistema pensionistico è uno dei più generosi al mondo, mentre il sistema di welfare a tutela dei più giovani è uno dei meno forti in Europa. È questo il primo punto all'ordine del giorno: il patto generazionale da riscrivere.

Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare spesso di una nuova Assemblea Costituente, richiamando quella che uscì dalle elezioni del 1946 e che ebbe il compito di scrivere la Costituzione per la neonata Repubblica, quella che servirebbe adesso è un’assemblea ricostituente capace di mettere le nuove generazioni nella condizione di partecipare in modo pieno alla ricostruzione del Paese su basi nuove per far partire un nuovo processo di sviluppo.

Non una sindacalizzazione dell’ennesima questione giovanile o la richiesta del tot di posti, ma la capacità di mettere insieme le energie migliori del Paese. Penso a Teresa Mattei, la più giovane eletta all’Assemblea Costituente nel 1946 a soli 25 anni, che fece inserire, al secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione  Italiana, l’espressione “di fatto”: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

È questa la sfida che la politica deve raccogliere e provare a vincere, millennials e innovazione al centro dell’agenda politica italiana dei prossimi anni, un’opportunità importantissima per lo sviluppo e la crescita del nostro sistema Paese che si troverà ad affrontare una fase di ricostruzione dopo i danni causati dall’emergenza coronavirus. Un’economia da risollevare che deve guardare alla fascia d'età che tradizionalmente più deve spendere: i trentenni che comprano casa, mettono su famiglia, fanno figli, acquistano l’auto nuova, fanno shopping, per il lavoro e il tempo libero, vanno in vacanza e in alcuni casi devono badare a genitori, non possono continuare a vivere a ridosso della fascia di povertà e senza la sicurezza di poter trovare un lavoro.


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