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Decreto maggio: nuove misure per rilanciare l’economia - di Nicola Corea

08 Maggio 2020



 

Il decreto maggio punta sulla protezione del lavoro. Per affrontare la crisi, il Governo introduce altre nove settimane di cassa integrazione per il Covid-19. Prevista anche un'indennità per colf e badanti, ma non la cassa integrazione. Quanto al sussidio per le famiglie in maggiore difficoltà, la maggioranza sembra vicina a un'intesa sul reddito di emergenza come misura temporanea, di due o tre mensilità, ridefinita “contributo di emergenza”, proprio per precisare che si tratta di una misura non strutturale. La cifra dell’indennità oscilla tra i 400 e gli 800 Euro a seconda della composizione del nucleo familiare.

Nella sua nuova versione di contributo, il reddito di emergenza dovrebbe essere erogato per un massimo di due mesi, in due tranche, per affrontare questo momentaneo periodo di crisi e quindi sarebbe qualcosa di totalmente differente dal reddito di cittadinanza.

Il reddito di emergenza, ormai diventato contributo di emergenza, sarebbe erogato dall’INPS con una sola domanda, sebbene c’è chi propone che siano i Comuni a gestirlo. Dovrebbe interessare un milione di nuclei familiari circa, vale a dire 2,5 milioni di persone, con risorse fino a un miliardo di Euro.

 

I requisiti restano:

 

residenza in Italia;

ISEE non superiore a 15.000 Euro;

reddito familiare inferiore al contributo di emergenza stesso;

Patrimonio immobiliare non superiore ai 10.000 Euro (soglia che può aumentare di 5.000 Euro per ogni componente del nucleo familiare fino a un massimo di 20.000 Euro).

 

Il decreto prevede, inoltre, il blocco dei licenziamenti portato da due a cinque mesi. Semplificazione delle procedure di trasmissione e lavorazione delle domande di Cig per ridurre la tempistica. Spazio a indennizzi per lavoratori stagionali e autonomi, congedi parentali e bonus baby sitter, il cui utilizzo sarà ampliato anche a servizi per l'infanzia e centri estivi. Previste, altresì, tutele per i lavoratori dello spettacolo e dello sport.

Allo studio anche formazione durante l’orario di lavoro per permettere ai dipendenti nei settori colpiti dalla crisi di potenziare le competenze, per il solo periodo di emergenza, con possibile rimodulazione dell'orario che consenta di convertire parte delle ore di lavoro in percorsi di formazione. Si tratterebbe solo di una facoltà concessa alle aziende non di un obbligo. Per finanziare questa idea sarebbero disponibili 200 milioni di Euro.

 

 

 

 


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