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Nelle carceri bisogna ridurre la popolazione. E si deve fare di più - dal blog sull'HuffPost di Franco Mirabelli

18 Marzo 2020




Franco Mirabelli: la situazione nelle carceri e le norme per l'emergenza - video

Tutti gli operatori, i magistrati di sorveglianza, i garanti regionali e comunali ci stanno dicendo che la situazione nelle carceri italiane è esplosiva. Le rivolte degli scorsi giorni sono state sedate, ma la tensione e la paura negli istituti sta diventando sempre più alta. Le preoccupazioni di contagio, le condizioni igieniche, l’impossibilità di comunicare coi familiari se non telefonicamente, stanno rendendo insostenibile per i detenuti, ma anche per agenti e operatori, la situazione. Di fronte a questa situazione gravissima le norme introdotte dal decreto “cura Italia” sono un primo passo, ma certamente insufficiente.

Leggo che la Lega, innanzi tutto, pensa sia possibile risolvere questo dramma chiudendo le celle e dando le mascherine agli agenti. Purtroppo non è così. E non sono neppure sufficienti le misure, giuste, previste per sanificare le carceri, sostenere il lavoro e aumentare il numero degli agenti di custodia, creare presidi sanitari all’interno, attrezzare le carceri per consentire più contatti telefonici o via Skype con i familiari.

Deve essere chiaro a tutti che nessuno di questi problemi può essere affrontato senza intervenire sulla sovrappopolazione, sul fatto che, di media, 140 detenuti stanno negli spazi definiti per 100, che mentre noi stiamo quotidianamente attenti a tenere a distanza le altre persone nelle celle convivono anche sei persone in 10 metri quadri. Quindi piaccia o non piaccia alla Lega se non vogliamo trovarci a gestire una tragedia sanitaria e di ordine pubblico nelle carceri dobbiamo diminuire il numero di detenuti. Solo una politica irresponsabile può dedicarsi a fare polemiche e propaganda.

Da questo punto di vista il governo ha introdotto nel decreto due misure importanti ma non sufficienti. Giusto scegliere di allungare al 30 giugno le licenze di chi già gode di benefici di semilibertà anche per ridurre, in questa fase di emergenza sanitaria, gli ingressi dall’esterno in carcere. Bene anche aver raccolto la nostra proposta di mandare agli arresti domiciliari chi ha ancora 18 mesi da scontare, anche se l’obbligo del braccialetto elettronico, per chi ha più di sei mesi da scontare, rischia di ridurre il numero dei beneficiari nel caso la disponibilità delle apparecchiature fosse insufficiente. Credo che in fase di conversione del decreto vada fatto di più.

Consentendo i domiciliari anche in caso di indisponibilità di braccialetti, tenendo anche conto che chi sta finendo di scontare la pena per reati gravi non potrà comunque beneficiare degli arresti a casa. E visto che oggi la legge prevede sconti di pena per buona condotta (45 giorni in meno per ogni anno), pensare di aumentare a 75 i giorni da scontare per anno aiuterebbe ulteriormente a decongestionare le carceri. Sono norme semplici che intervengono su leggi già esistenti ampliandone la portata. Norme di buon senso. Norme necessarie di cui la politica deve sapersi assumere la responsabilità non delegando la soluzione dei problemi alla magistratura di sorveglianza. Non si tratta di liberare migliaia di delinquenti, come dice Salvini, ma di far scontare la pena fuori dal carcere a chi ne ha diritto in una fase emergenziale salvando delle vite. 


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