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Pandolfo: orgogliosi che l'Italia possa riprendersi con lo stesso coraggio che hanno avuto i genovesi

10 Marzo 2020

Conte indica il "modello Genova" per battere il coronavirus - intervista de lavocedigenova.it al Segretario del PD di Genova



Il segretario provinciale del Partito Democratico Alberto Pandolfo: "Occorre che tutti stiano in casa, nel frattempo tutti al lavoro per mettere a punto misure di sostegno economico a imprese e famiglie"

Genova - L'Italia si è svegliata con un'unica zona rossa, e la paura cresce non solo per l'emergenza sanitaria e una significativa rinuncia in termini di diritti e libertà per tutti i cittadini al fine di limitare il contagio, ma anche per la tenuta economica del paese e la capacità del tessuto commerciale e imprenditoriale di rilanciarsi una volta che il peggio sarà passato. Fondamentali saranno gli aiuti economici per imprese, lavoratori e famiglie allo studio del governo, ma lo sarà anche la capacità di agire con la massima velocità e decisione: ne abbiamo parlato con il segretario provinciale di Genova del Partito Democratico Alberto Pandolfo.

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha richiamato in uno dei suoi messaggi alla nazione il 'modello Genova' come metodo per uscire dall'emergenza coronavirus, le è sembrato un messaggio corretto?

Credo sia la strada giusta: il 'modello Genova' innanzitutto sono stati i genovesi, che con sacrifici, carattere e voglia di rialzarsi hanno fatto si che si parlasse di questo 'modello Genova'. Il presidente Conte lo ha richiamato per fare coraggio al paese in questa battaglia contro il coronavirus. Devo dire che siamo anche orgogliosi che la soluzione a questa situazione complicata si possa trovare a livello nazionale con lo stesso spirito e la stessa determinazione che hanno animato i genovesi dopo il dramma del Morandi. Sono due vicende non paragonabili, ma in entrambe i casi si impone una reazione: io penso che la maniera migliore di comportarsi sia dare un unico messaggio, quello di restare a casa e seguire le indicazioni istituzionali. Ognuno di noi umilmente può immaginare di modificare la propria vita quotidiana, e prendersi uno stop. Penso alle parole del sindaco di Bergamo, la città più colpita dal contagio in questi giorni, che ha invitato a immaginare di fare un periodo di ferie come quello tipicamente estivo, solo anticipato e con il sacrificio del quale oggi c'è necessità. Genova ha saputo mettere l'impegno del quale c'era bisogno per iniziare un percorso di rinascita dopo il dramma del Morandi, e questo è stato possibile anche grazie alla capacità amministrativa del governo e di chi ha condotto anche la vicenda commissariale

Qual è la situazione in città e quali sono secondo lei le preoccupazioni più urgenti dei cittadini?

In queste ore ho ascoltato le esigenze che arrivano dal territorio, poche ore fa ero al telefono con un rappresentante degli ambulanti, e credo sia giustamente allo studio l'ipotesi di chiudere tutti gli esercizi commerciali e le attività non fondamentali: in diversi hanno già spontaneamente deciso di tenere abbassata la serranda, mentre altri ancora non lo hanno fatto. Anche secondo il parere di diversi medici con i quali mi sono confrontato sarebbe opportuno lasciare aperte solo quelle attività economiche legate ai servizi indifferibili e alle prime necessità delle persone. Penso che anche l'esempio delle istituzioni nel trovare soluzioni alternative per il loro funzionamento, come lo smart working , sia molto importante. La mia segreteria ad esempio lavora già parzialmente con questa modalità decentrata, e il Pd ha deciso che riunioni e attività di partito si svolgeranno integralmente per via telematica grazie alla tecnologia. Quella di riadattare il nostro modo di vivere e lavorare alle nuove esigenze sanitarie del paese è una battaglia che tutti devono portare avanti giorno per giorno, pur con un grande sacrificio, così come è successo nel capoluogo ligure con la tragedia del 14 agosto.

A fianco dell'emergenza sanitaria va giocata anche la partita della tenuta economica del paese. La paura e l'incertezza in questo senso sono palpabili sia da parte di imprenditori e lavoratori dipendenti, che da parte di tutti coloro che lavorano con contratti atipici, a chiamata, a tempo determinato: parliamo di milioni di lavoratori che rischiano il posto e l'invisibilità. Qual è la strada per tranquillizzare queste persone e fornire al contempo gli aiuti economici necessari per scongiurare il dramma sociale?

Credo che serva un sostegno con della liquidità e agevolazioni per l'accesso al credito, per i mutui. Sono necessarie una serie di azioni decise da mettere in campo in questo senso, altrimenti chi già vive una situazione di precarietà rischia di non avere nessuna speranza, che invece andrebbe data maggiormente proprio a chi vive situazioni di simile precarietà. Penso poi a tutti quei lavoratori che si occupano dell'industria del divertimento, a chi si occupa di organizzare congressi, che attualmente è del tutto inibito a portare avanti i suoi affari e non può affidarsi allo smart working, penso agli operatori di impianti sportivi, piscine e palestre, che hanno un diretto impedimento al lavoro. Ci sono poi anche persone che responsabilmente hanno deciso di chiudere senza averne l'obbligo e senza avere la certezza di una compensazione: io penso che a queste persone vada data una mano. Anche chi vive nella precarietà va tutelato, abbiamo visto la settimana scorsa cosa è successo agli educatori e gli operatori della didattica; è chiaro che anche per loro servono supporti e liquidità che vanno erogati subito, nell'attesa che la situazione si normalizzi.

Non ritiene opportuna la costruzione, per tutti i lavoratori meno garantiti, di uno strumento universalistico di sostegno al reddito che entri in azione dove non arrivano le misure tradizionali, come la cassa integrazione?

I precari rimangono spesso fuori da questi canali, ed è innegabile la necessità di regolare questo tipo di lavoro, e lo vediamo proprio in situazioni di crisi come questa, in cui c'è il timore di essere lasciati soli dallo Stato. Non possiamo permettere che esistano dei lavoratori invisibili quando poi, tra l'altro, si tratta spesso di figure determinanti per molte attività economiche: penso vadano realizzate tutele proprio a livello contrattuale, nel momento della stipula, e non solo alla luce di momenti di crisi conclamata. Dal punto di vista dell'emergenza si deve tutelare queste persone con le segnalazioni da parte dei datori di lavoro delle situazioni critiche, a fronte delle quali si può immaginare un ristoro economico, volto se non altro al riavvio del rapporto con il lavoratore che rischiava di terminare per la congiuntura negativa. Ricordo ad esempio il momento dell'alluvione a Genova, terminato il quale gli esercenti hanno investito per rilanciare le loro attività sostenuti dalle istituzioni.

Nelle situazioni di grande crisi, come in parte abbiamo già detto, sono proprio gli ultimi, i marginali e gli invisibili a pagare un prezzo più alto, e nelle situazioni emergenziali i problemi profondi di un paese spesso presentano il conto in maniera inaspettata; proprio una delle categorie più deboli della società in questi giorni è uscita dall'usuale invisibilità in maniera violenta e drammatica, e mi riferisco ai detenuti. Le rivolte che hanno attraversato gli istituti di pena praticamente di tutta Italia certamente sono partiti a causa della paura per il coronavirus, ma anche per chiedere un miglioramento delle condizioni negli istituti di pena italiani, dove sovraffollamento, inadeguatezza delle strutture e carenza di personale costituiscono, e non da ieri, elemento di forte criticità. Potrebbe essere l'occasione per affrontare questi problemi alla radice? Come?

Io sono un convinto sostenitore del ruolo rieducativo della detenzione, ma credo che in questo preciso momento si debba davvero limitare questo tipo di protesta, e possa partire anche da lì un segnale di forza del nostro Stato. In questa fase diventa piuttosto incomprensibile una simile protesta, nel sud Italia o in luoghi come Modena, dove comunque le criticità legate al virus sono più serie. Si può ricorrere a misure come quelle dei domiciliari per affrontare la situazione, ma chi deve stare in carcere non deve ricevere visite, facendo un sacrificio simile a chi rinuncia ai contatti sociali. Certamente si tratta di una penalizzazione al ruolo rieducativo che ha il carcere, ma è necessario per superare questa fase, col pugno duro se necessario in questo caso.

Le opposizioni incalzano il governo con la proposta di individuare un super commissario all'emergenza coronavirus, e per questo ruolo il centro destra ha unitariamente fatto il nome di Guido Bertolaso. Quella della figura commissariale è una soluzione che vi piace? Bertolaso potrebbe essere una buona scelta per ricoprire questo incarico?

Sicuramente credo che la figura del commissario possa avere un ruolo positivo, visto che in situazioni straordinarie è utile agire con velocità e decisione, e credo anche che la figura di Bertolaso abbia già dimostrato di avere la competenza e l'esperienza per essere all'altezza della situazione.

Il governo ha annunciato di voler chiedere all'Ue la possibilità di fare deficit per 7,5 miliardi, mentre l'opposizione ha ipotizzato la necessità di impiegarne ben 70. Questa prima quantificazione dell'esecutivo guidato da Giuseppe Conte è solo un primo elemento per soddisfare il bisogno di liquidità del sistema, o sarà sufficiente per superare nel complesso la crisi coronavirus?

Si tratta certamente solo di un primo tassello del puzzle che mitigherà gli effetti recessivi del contagio, anche se onestamente non so quantificare le risorse che serviranno nel complesso. Certamente si tratta di un segnale dato all'Italia, e avere una persona come Paolo Gentiloni in Europa come Commissario agli Affari Economici della Commissione Europea, cosciente della situazione e dei conti italiani, ci garantisce rispetto al fatto che la quantificazione delle risorse necessarie all'Italia sarà corretta e sufficiente per uscire dalla crisi.


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