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Zingaretti: “Asse con il M5S? No, si apre una fase nuova” - intervista del Corriere della Sera

16 Gennaio 2020

A Contigliano abbiamo aperto una fase nuova. Il piano per l'Italia che abbiamo lanciato rappresenta proprio la sfida dei contenuti, per parlare al Paese. Dobbiamo creare lavoro, giustizia sociale e benessere. Noi siamo gli unici che parlano con quello che si muove nella società


di Maria Teresa Meli

Nicola Zingaretti appare sinceramente stupito per le accuse di subalternità al Movimento Cinque Stelle che gli sono state rivolte, anche all’interno del suo partito, durante la due giorni all’ex abbazia di San Pastore.

Però sono stati proprio i massimi dirigenti dem in quel seminario a insistere sull’alleanza con i grillini: perché sorprendersi? «Contigliano — spiega il segretario — è stata l’occasione per aprire una fase nuova, esattamente l’opposto del rilancio del rapporto con i 5 Stelle. Piuttosto, un altro passo di una strategia di rafforzamento del Pd». Eppure è passato, in parte, un altro messaggio. «Con la decisione di andare avanti con il proporzionale, il tema dell’alleanza con i Cinque Stelle per le elezioni non c’è più. C’è invece nell’ambito delle Regionali». E allora l’insistenza sull’alleanza con i grillini? «Noi vogliamo ribadire ovunque la necessità che questo deve essere un governo di alleati e non avversari. È questo il senso delle nostre affermazioni».

Già, il ritorno del proporzionale. C’è chi teme che coincida con un ritorno all’antico. In parole povere, bipolarismo addio. Ma Zingaretti è convinto che questo non avverrà: «L’Italia è e rimarrà bipolare. La Lega e il Pd sono i pilastri di questo bipolarismo. Del resto il nostro è l’unico partito della maggioranza di governo che si presenta ovunque in alleanze contro Salvini». A Contigliano, però, è rimasto sullo sfondo un altro tema. Quello del rinnovamento del Partito democratico. È già stato archiviato? «No. Occorre un rinnovamento del Pd e una sua massima apertura. Lo Statuto del partito dopo 12 anni è cambiato molto. Però non basta, ora occorre un’innovazione del Pd. È necessario innescare un processo nuovo che allarghi e aggreghi intorno al Partito democratico, perché noi siamo gli unici che parlano con quello che si muove nella società».

Dunque, non uno scioglimento come era parso in un primo momento. Ma «rafforzamento» del Pd a parte, ci vorrebbe anche un rafforzamento del governo. «La legge di Bilancio ha chiuso il rischio-bancarotta e ha messo le premesse per un nuovo schema. Ma certo ora bisogna mettere in campo delle politiche. E occorre avere profilo, contenuto e visione». La legge di Bilancio sarà anche andata in porto, ma l’economia italiana è in affanno. «E bisogna riaccenderla. Il piano per l’Italia che abbiamo lanciato a Contigliano rappresenta proprio la sfida dei contenuti, per parlare al Paese. Dobbiamo creare lavoro, giustizia sociale e benessere».

Insomma, Zingaretti è convinto di aver imboccato la via giusta. Anche se le ultime mosse di Italia viva e del movimento di Carlo Calenda sembrano aver spiazzato il Pd. Iv non appoggerà Pippo Callipo in Calabria. «Il voto a Callipo — dice Zingaretti — è l’unico modo per fermare la Lega, non si buttino voti facendo regali a Salvini». Ma c’è di più. Iv insieme a Calenda non sosterrà nemmeno Michele Emiliano. A Zingaretti queste operazioni, unite alla decisione di Italia viva di schierarsi con il centrodestra sulla prescrizione, non piacciono. Quando toma al Nazareno spiega ai suoi: «La verità è che hanno paura della centralità del Pd. E poi temo che Renzi voglia rompere…». Dal Nazareno parte quindi la controffensiva nei confronti di Calenda e, soprattutto, di Renzi, accusato di fare il gioco della destra.


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