Registrati

Privacy

Informativa ai sensi dell'art. 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. La raccolta e il trattamento dei dati sono effettuati limitatamente ai fini connessi alla gestione operativa e amministrativa del servizio. I dati sono trattati con strumenti informatici e telematici e non saranno comunicati a terzi. Il titolare del trattamento è AreaDem.
* Acconsento al trattamento dei miei dati personali
Log in

 
Registrazione al sito - Login al sito

Franco Mirabelli: Distretto dell'economia sostenibile, proposte di governance

29 Ottobre 2012



Intervento di Franco Mirabelli sul tema "Distretto dell'economia sostenibile, proposte di governance" nell'ambito dell'incontro "Expo 2015: dai Navigli una nuova idea di città"

Milano, 26 ottobre 2012

 

Voglio fare solo alcune riflessioni. Ringrazio, intanto, gli animatori di questo progetto perché ha un valore importante. Prima si parlava di politica e la politica recupera credibilità se riesce a fare il suo dovere. Il compito della politica in una realtà come questa, ad esempio, è quello di governare il territorio costruendo un’idea di città. Questo vuol dire pensare al futuro, vuol dire pensare a quale vocazione vogliamo dare ai territori da tutti i punti di vista e, quindi, come riusciamo a definire una vocazione anche economica dei diversi territori valorizzandone le risorse e le qualità.

Sulla vicenda di Expo, ci siamo incartati spesso sulla questione del cosa resterà dopo. Spesso consideriamo il lascito di Expo un po’ come la discussione sul che cosa ci sarà sul sito di Expo dopo l’esposizione internazionale, invece, il tema vero è quello che viene posto qui oggi.

Il tema, quindi, è che cosa lascerà Expo in termini di investimenti sulle infrastrutture, sulle metropolitane, sulla Darsena. Il tema è come si rilanciano, come si costruisce e come si promuove lo sviluppo sostenibile e si pensa al futuro della città a partire da tutto questo. Come investiamo sulle nuove infrastrutture, su quei 40 milioni di euro che sono stati impegnati per il rifacimento della Darsena.

Pensare ad Expo soltanto come ad un’occasione che ci mobilita per tanti anni, mobilita milioni di risorse e poi, il giorno dopo, lascia il sito da stimare e su cui realizzare qualcosa per evitare di perdere i soldi, non va bene. Il lascito di Expo è costruire un distretto sui navigli con le caratteristiche che sono state illustrate prima o costruire al Parco Sud un punto di eccellenza rispetto alle produzioni alimentari e, magari, rispetto alla ricerca sulle questioni ambientali. Questo è il lascito di Expo perché così si lasciano anche i punti su cui si può ricostruire l’economia, su cui si possono creare posti di lavoro, anche dopo Expo. Il punto è che, quindi, occorre non guardare indietro ma guardare avanti a come è possibile rinnovare sul cibo, sull’economia sostenibile, sull’hi-tech. Parliamo, dunque, di innovazione, parliamo di settori su cui possiamo competere, su cui possiamo rilanciare l’economia di questa città.

Credo che questa sia la dimensione su cui bisogna lavorare e questo progetto ragiona in questo senso: ragiona su uno sviluppo sostenibile vero, traduce lo sviluppo sostenibile concretamente, che vuol dire valorizziamo le idee e le bellezze, raccontiamo l’inizio di quell’area ma pensiamo al futuro e non solo in termini di agricoltura e di commercio ma pensiamo anche in termini di possibilità di industrie (una parte si ha già intorno a via Tortona e non sono le grandi fabbriche ma si può costruire anche questo dentro ad un sistema bello).

È chiaro che un progetto come questo è complicato, difficile da costruire e richiede tanti interventi molto complessi.

Su questo vorrei fare una brevissima riflessione. Penso che dobbiamo ragionare su tre aspetti. Il primo è la dimensione: non penso che un progetto come questo, che guarda al distretto, si possa pensare stando dentro ai confini della città di Milano. È uno dei primi progetti su cui si sostanzia l’idea di città metropolitana, perché ha la capacità di coinvolgere anche tutto ciò che c’è sul corso del naviglio. E ci sono, in alcune realtà, esperienze già avviate (ad esempio nel campo della cultura) che possono essere messe bene in rilievo. La dimensione su cui ragionare deve essere questa. Quando ragioniamo sulla governance, credo che debba essere quella di città metropolitana e, oggi, quindi, ci debba essere il coinvolgimento dei comuni attorno a Milano.

La seconda questione è quali strumenti abbiamo che possono essere messi in campo. In Regione Lombardia c’è un piano d’area sui navigli che, però, riguarda solo l’aspetto urbanistico. Credo che il centrosinistra – anche in previsione della prossima campagna elettorale delle regionali – dovrà mettere in campo una proposta di piano d’area che non coinvolga soltanto l’aspetto urbanistico ma che metta attorno a un tavolo tutti i soggetti che possono contribuire a dar vita a questo progetto.

L’ultima questione riguarda le risorse. Il tema è come investiamo i 40 milioni di euro e come facciamo in modo che ci siano dei privati che ne mettano altri. Dobbiamo comprendere che probabilmente il pubblico dovrà metterci altro, almeno in termini di incentivi perché, se dobbiamo costruire un distretto economico, dobbiamo incentivare anche le aziende e i privati a insediarsi in quel distretto.

Queste credo che siano le cose da fare. Insisto su un punto: penso che ci siano esperienze fuori dai confini di Milano da mettere in rete e credo che sia utile farlo subito, coinvolgendo nella costruzione di questo progetto i sindaci di quest’area dei navigli, che oltretutto sono di centrosinistra.


Commenta... oppure


torna su

Agenda

DoLuMaMeGiVeSa
1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31

Rassegna stampa