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"Riforme, Franceschini chiede tempi rapidi. Prime aperture del Pdl" – da l’Unità

27 Gennaio 2012

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Legge elettorale: approvare una mozione sul quadro delle riforme

 

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del seminario "Il centro-sinistra di Aldo Moro e i cattolici democratici oggi", è tornato ad auspicare una stagione di riforme in cui creare le "condizioni necessarie per un corretto funzionamento delle istituzioni e per un confronto politico più costruttivo e attento al bene comune, anche in una logica di semplificazione della rappresentanza e di alternanza al governo di schieramenti in competizione tra loro". E di riforme istituzionali e legge elettorale hanno discusso oggi Gaetano Quagliariello (PDL), Benedetto Della Vedova (FLI), Leoluca Orlando (IDV) e Dario Franceschini (PD) nel dibattito "La vera Seconda Repubblica" promosso dalla fondazione 'Democratica' di Walter Veltroni.

Il PD prosegue nel pressing per la riforma elettorale, una priorità per i democratici, come ribadito nell'ultima assemblea nazionale del partito. Franceschini fissa un timing: un mese di tempo per testare la volontà di fare le riforme. Il Parlamento - ha spiegato Franceschini - ha il tempo, da qui alla fine della legislatura, per condurre in porto le riforme istituzionali e per cambiare la legge elettorale. "Il tempo c'è, se c'è la volontà politica". Per questo "al 'tira e molla' noi diciamo no", ha ribadito il capogruppo del PD alla Camera che, con la presidente dei senatori, Anna Finocchiaro, ha chiesto a Renato Schifani e Gianfranco Fini di convocare una capigruppo congiunta dei due rami del Parlamento per avviare l'iter delle riforme. Ancora non c'è stata una risposta, ma si fa sapere da ambienti della Camera che non tarderà ad arrivare.
In trenta giorni - è la proposta di Franceschini - è possibile mettere a punto una mozione congiunta che, tracciando un accordo cornice, "impegni il Parlamento sulla riforma del bicameralismo, la riforma della legge elettorale e quella dei regolamenti parlamentari". E' necessario che in questo vi sia "il coinvolgimento innanzitutto delle forze che sostengono il governo Monti, ma anche il coinvolgimento degli altri partiti perchè le regole vanno cambiate insieme".
La riforma della legge elettorale, ha sottolineato Franceschini, "non si può fare indipendentemente dalla riforma delle istituzioni" perchè dall'assetto che si deciderà di dare alle istituzioni discende il nuovo sistema elettorale. Si tratta di lavorare "al superamento del bicameralismo, perchè da sola la riduzione del numero dei parlamentari non fa funzionare meglio il Parlamento". In tema di riforma elettorale il PD ha una sua proposta, ma "naturalmente accetta una mediazione, tenedo però fermi alcuni punti". La legge elettorale deve restituire al "cittadino la possibilità di scegliere l'eletto" e i collegi uninominali sono preferibili rispetto alle preferenze. Si può inoltre immaginare uno sbarramento, ad esempio al 5%, per ridurre la frammentazione. Infine bisognerebbe "inserire nei Regolamenti parlamentari che si possono formare nuovi gruppi solo se hanno superato lo sbarramento e che si siano presentati alle elezioni". "Esiste la possibilità di una legge elettorale che salvi il bipolarismo e liberi dal premio di maggioranza? Penso di sì. Il governo Monti è una prova di resistenza per i due più grandi partiti. Orma il il bipolarismo resiste". In ogni caso, su tutto questo "si può ragionare, ma tutto deve chiudersi entro un mese". "Se c'è la volontà politica", è stata la sollecitazione del capogruppo democratico, in un mese è possibile decidere.

La sfida di Franceschini è stata raccolta da Quagliariello, che si è detto favorevole alla proposta di una mozione congiunta che definisca la cornice delle riforme, pur tuttavia con dei paletti. "Se ci fosse un'intesa preventiva sulle riforme l'accordo sulla legge elettorale sarebbe la cosa più semplice. Ma se sulle riforme del sistema italiano non si trova un'intesa nel giro di tre mesi, compresa quella su quale Camera fa cosa, è preferibile dedicarsi esclusivamente alla riforma della legge elettorale, sapendo che non sarà non una riforma, ma un 'ritocco' del Porcellum". Per il vicepresidente dei senatori del PDL appare "difficile immaginare, nell'ambito della riforma del bicameralismo, che un ramo del Parlamento accetti di suicidarsi". Il punto vero, comunque, è che l'intesa deve essere generale, "non può darsi che ad una Camera vadano le materie meno rilevanti o che si sanno destinate a fare una brutta fine, e all'altra finiscano quelle decisive".

 

 


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