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Lorenzin: Pnrr, investimenti e formazione per trasformare Ssn in sistema di sicurezza nazionale

17 Marzo 2022

Intervista di Sanita’ Informazione.



Intervista di Sanità Informazione a Beatrice Lorenzin (video)


La pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina, con tutti i rischi conseguenti per la popolazione locale e le nazioni limitrofe, mostrano la necessità di un cambiamento di approccio da parte dei servizi sanitari nazionali, volto maggiormente a non farsi trovare impreparati nel caso di problematiche globali come quelle che stiamo vivendo in questi ultimi due anni. Ne è sicura l’ex Ministra della Salute Beatrice Lorenzin (oggi deputata per il Partito Democratico) che ai microfoni di Sanità Informazione (nel corso dell’ultimo congresso Simedet) spiega qual è la sua ricetta per trasformare il nostro Ssn in un vero e proprio sistema di sicurezza nazionale.
Onorevole, al congresso Simedet lei ha parlato della situazione non facile che ci troviamo a vivere. Su cosa si è focalizzata?

«Non parliamo quasi più del Covid ma l’epidemia non è ancora finita. E purtroppo, a causa della globalizzazione, dei cambiamenti climatici, dell’aumento della popolazione, avremo a che fare con altri virus nel prossimo futuro. In aggiunta, c’è un nuovo scenario, quello bellico. Tutto questo comporta la necessità di rafforzare i nostri servizi sanitari anche in un’ottica di sicurezza sanitaria. Lo avevo pensato già due anni fa, quando parlai della necessità di una riforma dei sistemi di prevenzione e della nascita di un’agenzia italiana per la lotta contro i virus. Oggi, alla luce di questi due anni di pandemia, accanto ai processi di riforma che stiamo facendo credo sia molto importante mettere mano anche ad una riforma relativa alla prevenzione. Dobbiamo immaginare nuovi meccanismi che ci permettano di farci trovare pronti nei confronti di scenari che non possiamo ancora prevedere. Bisogna dunque rafforzare i nostri sistemi di sicurezza e tenere i nostri sistemi sanitari regionali in costante allerta».
Siamo passati da una pandemia, che in questo momento dà un po’ più di respiro, ad uno scenario di guerra con connessi rischi nucleari e biologici…

«L’argomento è sempre lo stesso, ovvero quello della sicurezza sanitaria che diventa sicurezza nazionale. Abbiamo un virus che non è ancora scomparso e che non sappiamo come e se si evolverà. Abbiamo milioni di persone non vaccinate in una situazione di guerra, senza misure igieniche e al freddo. Si tratta di un contesto in cui, purtroppo, le malattie prolificano. Quindi dobbiamo aiutare queste persone, vaccinarle e fornire loro assistenza sanitaria. Nello stesso momento, tutti abbiamo paura che possa verificarsi un incidente nucleare. Da un lato abbiamo il lavoro delle diplomazie, dall’altro c’è anche un lavoro sanitario da fare, di rafforzamento dei nostri sistemi rispetto a rischi biologici e di contaminazione. In questo contesto dobbiamo immaginare che, nel nostro futuro, i sistemi di salute che abbiamo devono essere più forti, non solo nell’assistenza ma anche nella prevenzione. Bisogna concepire il sistema sanitario come un sistema di sicurezza nazionale. Per far questo bisogna fare degli investimenti e non considerarli come sprechi, perché serviranno per ottenere un sistema che sa agire di fronte all’emergenza».
Nei vari interventi è emersa la necessità di puntare sulla formazione. C’è chi sostiene addirittura che il Pnrr sia un’ottima opportunità per la sanità ma che se non si fa qualcosa per formare adeguatamente il personale sanitario, tutte le innovazioni risulterebbero poi inutili perché non si sa come usarle e sfruttarle al meglio…

«Questo è il vero tema. Sarebbe un delitto non utilizzare tutte le risorse del Pnrr. Grazie a questo programma potremo investire tanto sulle infrastrutture, in nuovi macchinari, in ricerca. Ma poi questi meccanismi dobbiamo farli funzionare, e questo possiamo farlo con la legge ordinaria, ovvero rafforzando il fondo sanitario nazionale. Con questo fondo devi assumere medici, infermieri e operatori sanitari che però vanno formati. Bisogna però fare una formazione permanente. Insomma, possiamo e dobbiamo fare delle cose che richiedono dei finanziamenti. Avremo di fronte un periodo purtroppo complesso ma il finanziamento del nostro Servizio sanitario nazionale resta essenziale».

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