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Pinotti: “La prescrizione non ci piace ma i processi vanno conclusi” - L’intervista alla senatrice Pd e ex ministra della Difesa de La Stampa

08 Dicembre 2019

Roberta Pinotti, il premier Conte dice che siete vicini ad una soluzione tecnica sulla prescrizione. Il clima è davvero migliorato?

«Sì, perché gli obiettivi sono comuni. Nessuno di noi è innamorato della prescrizione, quando si arriva alla prescrizione è un fallimento del sistema perché vuol dire che il processo non si è concluso. È un tema di cui parliamo da molti anni. Ma assieme a questo c’è l’obiettivo della riduzione dei tempi dei processi. Se da un lato è vero che la prescrizione è una stortura perché non permette di arrivare a decidere se uno è colpevole o innocente, nello stesso tempo il rischio avere un “fine processo mai” è un problema che deve riguardarci tutti. Il punto di vista condiviso è che i tempi della giustizia devono essere ridotti».

Bonafede a La Stampa dice che dovete trovare un accordo come accaduto sul processo civile.

«È positivo avere approvato il provvedimento sulla giustizia civile, che impatta fortemente anche sulla vita economica del nostro paese. Questo è uno degli elementi in base ai quali gli imprenditori decidono se investire o no in Italia. Ma è assurdo dire, come dicono alcuni, che il Pd è il partito della prescrizione. Nella riforma Orlando i tempi della prescrizione erano stati allungati, soprattutto per alcuni reati. Se per il processo Eternit fosse stata in vigore quella riforma, non ci sarebbe stata prescrizione. Nell’intervista di Bonafede mi ha fatto piacere leggere che si stanno facendo assunzioni nella giustizia: è l’effetto di provvedimenti dei nostri governi, con Orlando ministro. Che ci sia una giustizia che funzioni e che funzioni in tempi certi era ed è un obiettivo del Pd».

Tutti volete una giustizia che funzioni. Però Bonafede dice no alla “prescrizione processuale”.

«Nella riforma Bonafede vediamo molte cose positive, sappiamo che è frutto di un tavolo con le camere penali, con l’Anm. Ma la nostra preoccupazione è che dal 1° gennaio la Bonafede entra in vigore, mentre ancora non è stato fatto nulla sulla durata dei processi. Anche nel lavoro con le camere penali si prevedeva che prima di mettere mano alla prescrizione ci fosse una riforma della durata dei processi. Noi vogliamo salvaguardare il cittadino che si troverà a dover rispondere alla giustizia dal rischio che non ci sia mai fine al processo. Il ministro dice che non lo convince fino in fondo l’idea della prescrizione processuale. Noi siamo interessati a capire che controproposta c’è. Non siamo innamorati di una specifica soluzione tecnica, siamo aperti ad ascoltare proposte del ministro».

Lui dice che è pronto ad ascoltare le vostre di proposte. Non tocca a voi avanzare un’altra soluzione?

«Noi abbiamo fatto proposte. Se quella sulla prescrizione processuale, avanzata anche da Bruti Liberati, non è condivisa da Bonafede, siamo aperti a ragionare su altre soluzioni. Comunque, stiamo lavorando: cerchiamo insieme delle soluzioni. Il punto è che la ragionevole durata del processo per noi è un punto di coerenza, un elemento centrale per tutelare i cittadini. Esporre il cittadino al rischio di processi che possono non finire mai è un abominio giuridico».

Spesso M5s dice che bisogna bloccare la prescrizione per evitare che i “colpevoli” possano farla franca, come se non esistessero i tre gradi di giudizio. Siete sicuri che l’idea di partenza è la stessa?

«Mi auguro che questa non sia l’opinione del ministro della Giustizia. Se uno è colpevole si dice alla fine di un percorso giudiziario. Però devo dire la verità: nei confronti avuti con il ministro Bonafede non ho visto agitare un manganello giustizialista. Per questo penso si possano trovare soluzioni».


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