Esattamente 6 anni fa, il 20 febbraio del 2020, per l’Italia iniziava uno dei periodi più difficili della sua storia, la pandemia da COVID-19. Quasi 200.000 morti e 27 milioni di contagiati di cui oltre mezzo milione tra gli operatori sanitari. Tanti tra infermieri, medici, operatori dell’emergenza hanno perso la vita in quei mesi durissimi.
Per questa ragione il 20 febbraio celebriamo la Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, assistenziale, socioassistenziale e del volontariato. Un momento per ricordare e rinnovare la nostra gratitudine per coloro che in quegli anni di tempesta furono chiamati “eroi” o “angeli”.
Ma la professionalità e la dedizione nella cura e nell’assistenza continuano ogni giorno, garantendo i diritti fondamentali delle persone e la tenuta del nostro Servizio Sanitario. Competenze e figure professionali che costituiscono la spina dorsale dell'assistenza.
Per questo la riconoscenza non può restare solo una parola. Sono necessari segni tangibili di riconoscimento: investimenti strutturali, valorizzazione professionale, a partire dalle retribuzioni, condizioni di lavoro adeguate e prospettive di carriera certe. Serve cioè rilanciare e ricostruire un’idea della salute e della cura fondata sul riconoscimento del merito e delle competenze, sulla solidarietà e sulla valorizzazione del lavoro di squadra. Dal Governo Meloni in questi anni sono venute scelte del tutto insufficienti a colmare un deficit di personale che è confermato da tutti i più autorevoli studi del settore. Le risorse stanziate in Legge di Bilancio non rispondono affatto alle carenze di professionisti che investono ospedali e servizi territoriali, offrendo solo misure tampone, senza una visione che guardi al futuro della sanità pubblica in questo Paese. Questa miopia ha inevitabilmente un impatto anche sulla sicurezza e sul diritto alla salute dei pazienti.
Proprio per questo, la Giornata nazionale non può essere soltanto un momento celebrativo. Continueremo ad incalzare il Governo con le nostre proposte concrete per rafforzare il personale sanitario e sociosanitario, riconoscendone finalmente il valore con atti coerenti e scelte politiche adeguate.