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Storica sentenza Corte costituzionale: pensione d’invalidità non sufficiente a soddisfare i bisogni primari - di Nicola Corea

28 Giugno 2020

Ora serve regime speciale per disabili gravi e gravissimi

La pensione d’invalidità, ovvero i miseri 285,66 Euro mensili previsti per le persone totalmente inabili al lavoro per effetto di gravi disabilità, non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita. Ciò contrasta con il diritto al mantenimento che la Costituzione, all’art. 38, garantisce agli inabili.

Lo ha stabilito la Corte costituzionale esaminando una questione di legittimità sollevata dalla Corte d’appello di Torino.

Il caso che ha dato origine alla storica decisione riguarda una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita e di comunicare con l’esterno. La Corte ha ritenuto che un assegno mensile di soli 285,66 Euro sia manifestamente inadeguato a garantire a persone totalmente inabili al lavoro i “mezzi necessari per vivere” e perciò violi il diritto riconosciuto dall’art. 38 della Costituzione, secondo cui “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”.

È stato, quindi, affermato che il cosiddetto “incremento al milione” - pari a 516,46 Euro - da tempo riconosciuto, per vari trattamenti pensionistici, dall’art. 38 della legge n. 448 del 2011, debba essere assicurato agli invalidi civili totali, di cui parla l’art. 12 della legge 118 del 1971, senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età, attualmente previsto dalla legge. Conseguentemente, questo incremento dovrà essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godano di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 Euro.

La sentenza non ha effetto retroattivo e dovrà applicarsi soltanto per il futuro, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della pronuncia sulla Gazzetta Ufficiale. Resta ferma la possibilità per il legislatore di rimodulare la disciplina delle misure assistenziali vigenti, purché idonee a garantire agli invalidi civili totali l’effettività dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione.

Ora serve al più presto una legge per differenziare il trattamento pensionistico ed assistenziale dei disabili gravi e gravissimi che, in Italia è assimilato a quello di una comune invalidità dovuta alla vecchiaia, generando forti violazioni della Costituzione e non facili problemi pratici.

Occorre una pensione d'invalidità speciale per persone nella stessa condizione di Luca Coscioni o Piergiorgio Welby, ma anche disabili che - sebbene meno gravi - non sono autosufficienti e necessitano di aiuto costante. Persone che, spesso, non hanno neppure l'uso degli arti superiori e dipendono in tutto dagli altri. Sarebbe necessario, in casi del genere, raddoppiare la pensione di invalidità e garantire la presenza di assistenti 24h a spese dello Stato. E’ una questione di civiltà!

 


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