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Giochi: Baretta, inseriamo clausola che tuteli investimento

28 Novembre 2019



La proposta del governo per il comparto del gioco pubblico è quella di inserire una clausola che definisca che "un certo intervento fiscale abbia un tempo definito cioè un arco temporale che consenta di ragionare sugli investimenti". Lo dice il sottosegretario del Mef, Pierpaolo 
Baretta, intervenendo nella sede di Confcommercio alla presentazione del primo rapporto sul gioco pubblico in Italia, ricordando che si ragiona, per questo tipo di interventi, su un arco temporale di tre anni. "A voi - ha detto rivolgendosi alla platea del settore - chiedo uno sforzo massimo di unità perché ci sono 13 concessionari, molti gestori e ancora più esercenti". Per la riforma del settore, Baretta ricorda che la sede più idonea è la conferenza stato-regioni, "e il rapporto con gli enti locali non può essere platonico. Per lo stato, il gioco sono 10 miliardi all'anno di entrate, per gli enti locali è un aggravio perché poi devono fare i conti con le proteste dei cittadini". "Dobbiamo anche - ha proseguito - contrastare l'illegalità diffusa, si diffonde una illegalità che poi l'ente locale sul territorio deve contrastare". Un altro aspetto affrontato dal sottosegretario è quello della redistribuzione dei punti di gioco con maggiore equilibrio territoriale. A questo proposito ha bocciato il modello Piemonte.


Giochi, Baretta: Ora si può fare la riforma, il M5S ha ammorbidito le sue posizioni

Atmosfera da 'Porta a Porta' questa mattina a Roma nel Centro Congressi di Confcommercio, dove è stato presentato il Rapporto sul Gioco Pubblico di Acadi (l'associazione che riunisce i principali concessionari del settore). Da una parte, Bruno Vespa in veste di moderatore, dall'altra alcuni politici di maggioranza e opposizione. Serrato e interessante soprattutto il botta e risposta tra il conduttore e il sottosegretario del Mef Pier Paolo 
Baretta, che di tutti i politici è quello più coinvolto nelle tematiche dei giochi, per i quali ha avuto la delega nei Governi Renzi e Gentiloni. Vespa, riporta Agipronews, ha stuzzicato il sottosegretario sulla possibilità che il Governo trovi un accordo sulla riforma del gioco, e la risposta non è mancata: Baretta, che nei giorni scorsi aveva fatto muro sull'argomento, non avendo ancora la delega nell'esecutivo in carica, stavolta ha aperto scenari inediti: "Qualche anno fa avevamo avviato un percorso di riforma dei giochi, approdato ad un accordo preso fra Stato ed Enti locali in Conferenza Unificata. Quel percorso per vari motivi non siamo riusciti a completarlo. A mio giudizio ora è il momento di riprenderlo e posso dire che l'opinione generale nell'ambito del Governo è quella di ripartire da lì".
L'accordo citato parlava di riduzione graduale dell'offerta e di distribuzione ragionata dei punti di gioco: questo vuole dire che i Cinque Stelle sul gioco sono disposti ad abbandonare la linea dura? La risposta è sorprendente: "Devo dire che in queste settimane abbiamo ragionato sul modo di procedere e mi sembra che le posizioni del M5S siano un po' cambiate. il Governo è convinto che ora si possa arrivare davvero a una riforma". Vespa ha incalzato anche sulla tendenza delle regioni a legiferare in maniera autonoma, creando barriere fortissime agli operatori dei giochi: "In effetti il rapporto con gli enti locali è un punto non risolto - ha risposto il sottosegretario - Le regioni negli ultimi due anni hanno seguito politiche contraddittorie. Alcuni hanno inasprito le regole sui giochi, altre, come la Puglia, hanno fatto parziali retromarce dopo una serie di riflessioni. Uno dei punti delicati è quello delle distanze. Un'applicazione delle distanze come quella fatta in Piemonte, che ha praticamente espulso il gioco legale, dà una risposta negativa al problema della ludopatia». Nella precedente esperienza di Governo, ricorda Agipronews, Baretta è stato il massimo fautore di una riduzione graduale delle slot, passate da oltre 400 cento mila a 250 mila. «Era una misura concepita per ridurre l'offerta senza favorire l'illegalità. Se poi accanto a queste misure le Regioni ne mettono altre che di fatto impediscono l'offerta, l'obiettivo di combattere l'illegalità diventa impossibile".




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