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Sassoli: “Nessuno scommetta contro la Commissione” - L’intervista al presidente dell’Europarlamento del Corriere della Sera

28 Novembre 2019


di Paolo Valentino

«Oggi riapriamo il cantiere per cambiare le politiche, assumere la leadership globale nella lotta al cambiamento climatico, rafforzare il nostro modello sociale, sostenere lo sforzo nella digitalizzazione e aumentare i posti di lavoro. E allo stesso tempo avviare un percorso per riordinare alcune regole. Direi che il lavoro si deve muovere su due binari: uno politico sulle “politiche” e uno sulle regole della democrazia europea». Poche ore dopo il voto con cui l’aula di Strasburgo ha votato la fiducia alla nuova Commissione, abbiamo incontrato nel suo ufficio il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

Qual è il segnale di una maggioranza più ampia di quella che in luglio votò Ursula von der Leyen?

«Che il dialogo con il Parlamento è servito e tante obiezioni sono state superate grazie alla nostra autonomia. La natura politica di questa legislatura è nel fatto che tutti i gruppi europeisti hanno bisogno di convergenze. Non ci sono famiglie politiche troppo forti e nessuno può fare ameno degli altri. Questo non è un limite ma una grande opportunità. Come ha detto von der Leyen, non ci sono maggioranze variabili, la sola maggioranza è quella europeista, il fronte largo uscito dalle elezioni. O c’è o non c’è».

Ieri Francia e Germania hanno fatto trapelare il paper sulla Conferenza intergovernativa.

«Un momento, la presidente von der Leyen è stata chiara, come lo era già stata in luglio: abbiamo bisogno di una Conferenza sulla democrazia in Europa, che vedrà un ruolo guida del Parlamento».

Vuol dire che non è una proposta franco-tedesca?

«Il cosiddetto non-paper franco-tedesco è un contributo e come tutti i contributi è positivo. Nella nuova squadra c’è un commissario ad hoc. Si esprimerà il Consiglio, esiste già un gruppo di lavoro del Parlamento europeo. Abbiamo bisogno dell’impulso e delle idee di tutti per dare il via alla Conferenza e per accompagnarne il processo che durerà almeno due anni».

Ma l’iniziativa non è il segnale che senza l’azione di Parigi e Berlino l’Europa non avanza?

«Questa commissione ha bisogno del sostegno di tutti. E importante che ci sia una riflessione congiunta di Francia e Germania, così come mi auguro ci sia anche un contributo italiano al processo. Come si svilupperà e quali saranno le conclusioni della Conferenza oggi non possiamo saperlo. Ma tutti capiscono che bisogna aggiustare alcuni strumenti della democrazia europea: i candidati di punta, le liste transnazionali, il diritto di veto, il potere d’iniziativa del Parlamento. E possiamo aggiungerci anche la piena partecipazione di quest’ultimo alla preparazione del Quadro finanziario pluriennale».

Non è velleitario far partire una Conferenza che poi avrà bisogno di una modifica dei Trattati?

«Di cosa ci sarà bisogno lo vedremo strada facendo. Saranno interventi legislativi? Modifiche del Trattato? Lo dirà la Conferenza. Oggi è un esercizio non utile. Dobbiamo ascoltare e far partecipare i cittadini, coinvolgere i Parlamenti nazionali, i governi, le regioni. Quello a cui pensiamo è un esercizio che davvero investa tutta la società europea. Noi in Parlamento abbiamo già un gruppo di lavoro da me presieduto e le sue conclusioni formeranno una risoluzione in gennaio che darà il via all’iniziativa. Voglio però dire che la volontà d’iniziare il percorso è unanime. Tutti si rendono conto che se la democrazia europea non darà risposte rapide, rischia di allontanarsi ancora di più dai cittadini. E questo potrebbe essere fatale. Dobbiamo invece accorciare le distanze».

Accennava al Quadro finanziario pluriennale

«È il primo banco di prova. Dove metteremo i soldi nei prossimi sette anni? Il Parlamento vuole un bilancio ambizioso perché abbia successo la proposta della signora Von der Leyen. Il suo programma deve essere finanziato».

Ma ci sono Paesi del Nord che si oppongono al superamento dell’1% delle risorse proprie, il che significherebbe fotografare l’esistente.

«Mi auguro che nessun governo voglia scommettere sull’insuccesso della nuova Commissione. Ci sono diverse ipotesi sul tavolo. Noi riteniamo che il risultato finale vada negoziato ma non possa fotografare l’esistente. Ricordo che il Parlamento vota e può anche bocciare il bilancio se non lo considera adeguato: su questo c’è un largo schieramento. In ogni caso io mi farò forte di un articolo del Trattato che chiede la cabina di regia dei tre presidenti. Quindi sarò pienamente coinvolto nella trattativa».

Con la presidente von der Leyen lei ha stabilito buoni rapporti: cosa le ha detto dopo il voto?

«Che da oggi può affiggere il cartello sull’ingresso di Palazzo Berlaymont: “Europa: lavori in corso”».

E cos’ha detto a Paolo Gentiloni?

«Che ora anche l’Italia può tirare la volata».


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