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A come Abruzzo Z come Zingaretti - dal blog di Marina Sereni

11 Febbraio 2019

Dalle elezioni regionali in Abruzzo possiamo trarre qualche indicazione politica più generale? Sì, con molta misura e due avvertenze. La prima, ovvia, riguarda il carattere territoriale del voto. Una competizione slegata dalle sorti del governo nazionale, indubbiamente influenzata da candidature e dinamiche locali. La seconda riguarda la percentuale dei votanti, come era prevedibile piuttosto bassa. Nessuno può sapere cosa c’è nella testa e nella pancia di quel quasi 47% di elettori abruzzesi che non si è recato alle urne. È semmai utile sottolineare come la vittoria di questo o quello schieramento, anche in futuro, dipenderà non poco dalla capacità di mobilitare e motivare il proprio elettorato potenziale ad andare a votare. 

Fatte queste premesse, e in attesa di analisi più scientifiche dei flussi elettorali, alcune valutazioni politiche di carattere generale sono tuttavia possibili e necessarie. 
 
Il centrodestra vince con un candidato presidente di Fratelli d’Italia e con la Lega che diventa nettamente il primo partito della coalizione. Non è una sorpresa, semmai la conferma di un deciso spostamento a destra dell’alleanza conservatrice. Sembra un’era geologica fa il tempo in cui i “moderati” potevano riconoscersi pienamente nel centrodestra di Berlusconi.
 
Il M5S prende un colpo fortissimo, scendendo sotto la soglia psicologica del 20%. Una sconfitta senza appello che difficilmente può essere motivata solo da fattori locali. Un segnale evidente del disagio e dello scontento che serpeggia nell’elettorato che, per rabbia o delusione (anche nei nostri confronti), nelle scorse elezioni politiche scelse i 5S. Le contraddizioni dell’alleanza con la Lega non sono indolori, l’egemonia di Salvini sulle scelte del Governo giallo-verde è ogni giorno più pesante da sopportare, la classe dirigente dei 5S alla prova del governo nazionale mostra incompetenza, supponenza, improvvisazione.

Il centrosinistra che ha sostenuto la candidatura autorevole di Giovanni Legnini arriva secondo, certo distante dai vincitori, ma raccoglie quasi un terzo dell’elettorato e dimostra la possibilità concreta di aggregare attorno al Pd un campo largo progressista, civico, democratico.
Qualche mese fa i pronostici in Abruzzo erano tutti senza appello e invece oggi il centrosinistra, seppure ancora acciaccato, si presenta come l’unica alternativa possibile alla destra nazionalpopulista.

Di questo, a ben vedere, stiamo discutendo nel nostro congresso nazionale. Su questo stiamo chiedendo agli elettori e alle elettrici del Pd e del centrosinistra di scegliere Zingaretti ai gazebo delle primarie il 3 Marzo.  Per ricostruire una prospettiva, per far diventare il Partito Democratico un cantiere nuovo e aperto, una Piazza Grande in cui le tante risorse sociali e civiche che il nostro Paese esprime possano unirsi nel nome della giustizia, dello sviluppo sostenibile, dell’Europa dei diritti e della coesione sociale. La strada da percorrere è ancora lunga e servirà la partecipazione e il contributo di tutti. Ma questa direzione di marcia è l’unica possibile per riconquistare la fiducia dei cittadini, rimettersi in gioco e tornare a vincere. 


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