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Non è solo questione di numeri - dal blog di Edoardo Pivanti

03 Dicembre 2018


Se ce l’avessi qui davanti, ora in questo momento gli direi: “Matteo, ma che cazzo combini?”. Eh già, e lo dico da persona che lo ha votato convintamente alle primarie del 2013 e del 2017, e da persona che (a differenza di troppi suoi sostenitori) dal 1° gennaio al 31 dicembre non ha mai fatto mancare la sua presenza, anche in date improponibili. Per 6 anni, a prendersi parole, ma anche a discutere, a dare volantini, a tenere viva la macchina del Partito Democratico, e anche qualcosa in più.

E questo ragionamento è partito da questo post, che tratta una tematica non certo spuntata due giorni fa, ma che piano piano rischia di diventare da una remota ipotesi a una triste, tristissima realtà.

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E i numeri sembrano dargli ragione, così come i Comitati di Azione Civile. Un bel 12%, notevole in tempi di crisi del centrosinistra.

Ma è solo questo? È solo questione di numeri?

Assolutamente no, anzi è molto di più. Una situazione simile mette in discussione,  nello scenario attuale, le ragioni e le radici stesse del Partito Democratico, nato per unire (con tutte le criticità del caso) le culture che hanno rifondato l’Italia dalle ceneri della guerra e che ne sono state protagoniste della storia dal secondo dopoguerra, nell’alveo dell’egemonia culturale della sinistra e del riformismo.

Culture socialiste e comuniste, cattolico sociali, laiche, radicali e aggiungerei anche liberali. Questo è il fondamento ideologico del Partito Democratico. E ogni scissione e fuoriuscita (se sensata politicamente) ne mette in crisi queste radici.

Perchè non nascondiamoci dietro ad un dito, se te ne vai è per cercare legittimità politica in un altro contenitore, in un contesto differente. Legittimità che ti porta sempre, soprattutto in una prima fase, a conservare quel tanto o poco che hai in partenza.

Certo, se torniamo al post referendum c’è stata la nascita di Articolo 1, però qui vedo la situazione lievemente differente: la base di nascita di MDP è quella di un pezzo di Partito che non è riuscito a comprendere fino in fondo l’evoluzione del centrosinistra da forza di opposizione a forza di governo, portando ad un’isolamento interno di una mentalità da “vocazione minoritaria” sempre e comunque (ovviamente è una semplificazione).

Ora la cosa cambia, perchè è manifesta l’incapacità di gestire una sconfitta, di risollevarsi dopo la stessa e di riconoscere meriti e limiti. E qui si aggiunge un’altra questione, ossia l’ossessione per la gestione del potere. Il sottofondo del “o vinco io, o me ne vado” è sintomo di questa ossessione, dove ogni cosa deve essere gestita nel nome di un potere, di occupare spazi, senza rendersi conto che, se continui a perdere,  se continui ad assottigliare quella fettina, puoi avere persone a te vicine in ruoli che reputi di comando internamente, ma se non hai la Politica, quella vera, non vai da nessuna parte. E puoi comandare certo, ma alla fine rischi di comandare poco più che te stesso.

Certo, puoi creare spazi politici come i Comitati sopra citati o millemila Leopolde, e ogni iniziativa di confronto merita, seppur non la si condivida negli intenti finali, di essere seguita e capita prima di criticarla o appoggiarla. Però restano uno spazio politico, dove chi ne fa parte è un punto che porta sè stesso dentro un contenitore infinito, politicamente senza un quadro ideologico chiaro e definito. Il salto di qualità lo fai se diventa un luogo politico, dove tu ti riconosci dentro determinati valori che guidano la tua azione politica. In pratica, se resti nel PD, luogo politico per eccellenza del centrosinistra.

Quindi lo ridico “Matte’, pensaci bene, perchè a volte si vince o si perde, i congressi puoi vincerli o puoi perderli. Ma si resta per vincere al giro successivo, se si crede nella propria gente e nei propri valori. Altrimenti si è come chi abbiamo sempre criticato. Te lo dico con affetto, non è solo questione di numeri e consenso”

Non mi autocito, ma prendo in prestito le parole di Pedro Sanchez a Milano: “Se dici di essere riformista, femminista e di sinistra, devi esserlo veramente”.

P.s. Per i tifosi di varia natura, che sicuramente spareranno su queste poche righe: avanti, sono un bersaglio mobile, abbastanza grosso (anche fisicamente), quindi buon shitstorming!


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