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Meno umani, meno sicuri: la paura che si fa legge - la newsletter di Chiara Braga

03 Dicembre 2018

Quando si sta all’opposizione capita spesso di provare fastidio e contrarietà per i provvedimenti della maggioranza e del Governo. Questa settimana, forse per la prima volta nella mia esperienza parlamentare, questi sentimenti si sono trasformati in qualcos’altro: un misto di rabbia e angoscia di fronte all’approvazione del decreto “Salvini” che tradisce, nei fatti, uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione sancito dall’articolo 10. Il provvedimento votato a colpi di fiducia dalla maggioranza Lega e 5S, impedendo qualsiasi dibattito e soffocando ogni voce di dissenso (quelle ex-post valgono zero, anche se vengono dal Presidente della Camera), contiene norme che realizzano l’obiettivo perverso voluto dalla Lega “padrona” di questo esecutivo. In nome della presenta “sicurezza” si è ridotto il tema enorme e complesso dell’immigrazione a una mera questione di ordine pubblico, dando copertura normativa e non solo politica a razzismo, discriminazione, restrizione delle libertà individuali, a quei disvalori che la destra che oggi guida il Paese sta irresponsabilmente cavalcando e sdoganando. L’abolizione quasi totale dell’istituto della protezione umanitaria sta già producendo, in questi primissimi giorni, l’effetto di far precipitare nell’irregolarità molte persone, rendendo più precaria la loro condizione giuridica e umana; molte di loro rischiano di scivolare in un’area di illegalità in cui possono più facilmente diventare preda della criminalità. Lo smantellamento del sistema di accoglienza diffusa degli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) è poi chiaramente il modo per destabilizzare un sistema che in questi anni, grazie al lavoro fondamentale dei Comuni, ha favorito reali processi di inclusione per richiedenti asilo e titolari di protezione; persone che in questo modo hanno potuto partecipare ai corsi di italiano, accedere ai servizi medici e ai servizi sociali, nella stragrande maggioranza dei casi condividendo con le comunità locali che li accoglievano diritti e doveri capaci di accelerare e favorire i percorsi di integrazione. Oggi al contrario si sceglie l’esatto opposto, obbligando queste persone a tornare nei grandi Centri di accoglienza straordinaria (CAS), dove la gestione è dettata da logiche emergenziali, decisamente meno trasparenti, e dove è più forte il rischio di conflitti anche per le condizioni di vita in cui queste persone sono costrette a trascorrere mesi di totale inattività. E poi la stretta sul diritto di cittadinanza con l’allungamento dei tempi di riconoscimento e la previsione di rigetto anche in caso di matrimonio sono lì a dimostrare che quello che si vuole ottenere non è vera integrazione, ma solo allungare il più possibile l’incertezza e la precarietà per chi arriva nel nostro Paese spesso fuggendo da guerre, carestie, povertà. E far crescere il senso di fastidio e ostilità nei confronti di persone che rischiano di essere “sospese” o di diventare apparentemente “invisibili”, ma che invece esistono e impongono a una politica seria di occuparsi di loro, non certo di usarle come oggetto di propaganda costante per i propri tornaconti di consenso elettorale. Lo sanno, loro per primi che hanno voluto questa legge, che queste norme non porteranno più sicurezza ma anzi alimenteranno esattamente l’opposto. Mi domando come si sentono Ministri, Sottosegretari, parlamentari che hanno esultato in aula e fuori per l’approvazione di questa legge pessima nel vedere le immagini di quella donna con il suo bambino di pochi mesi sulle spalle, costretti ad abbandonare le strutture dove erano accolti e si sono trovati nel niente, per strada, dall’oggi al domaniSi sentono più sicuri, più onesti, più umani di fronte a quelle immagini? Io, che quella legge non l’ho votata, provo comunque vergogna a guardarle e mi domando se io, noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo - non oggi e non ieri soltanto - per evitare di arrivare fin qui. So però per certo che la nostra battaglia non si è conclusa nelle aule parlamentari e che soprattutto la nostra è solo una delle voci che si deve unire alle tante altre, a livello nazionale ma anche locale, che non sono disposte ad accettare come normale quel che sta accadendo. Non sarà facile, ma ascoltarsi, mettersi a fianco l’uno dell’altra, anche nelle diversità, è il primo passo per contrastare oggi e sconfiggere il più presto possibile questa destra pericolosa che ci governa.
 
Mentre finisco di scrivere questo pezzo i miei colleghi della Commissione Bilancio sono alle prese con la discussione degli emendamenti alla Legge di Bilancio; il Governo e la maggioranza sono nel caos più totale, stanno gestendo questo passaggio con un livello di irresponsabilità  e approssimazione impressionanti, mentre i dati economici purtroppo certificano che l’Italia si è fermata, vanificando i tanti sforzi di questi anni, e che l’instabilità e l’incapacità di chi oggi è al governo espone cittadini, lavoratori e imprese italiane a rischi enormi. Ho presentato diversi emendamenti alla Legge di Bilancio, alcuni in qualità di capogruppo PD della Commissione Ambiente e Infrastrutture di carattere generale, altri riferiti al nostro territorio. Come spiego meglio negli articoli sottostanti su alcuni non c’è nemmeno stata la possibilità di discutere, a causa della tagliola imposta dalla maggioranza; sono invece fiduciosa, come pare, che il Governo recepirà la mia richiesta di mettere in sicurezza anche per il 2019 i fondi per la Variante della Tremezzina stanziati dai Governi PD, così da poter procedere nei primi mesi dell’anno alla pubblicazione del bando di gara e all’avvio dell’appalto per la realizzazione di quest’opera strategica per il nostro territorio.

 
Oggi inizierà a Katowice in Polonia la COP24: la Conferenza delle Parti promossa dalle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. La prossima settimana parteciperò per l’Italia a una parte dei lavori della COP24, quella che coinvolge in maniera diretta le Assemblee Parlamentari. È un appuntamento decisivo per i 200 Paesi chiamati a rilanciare l’Accordo di Parigi sul clima dopo l’allarme della comunità scientifica che ha sottolineato come la minaccia non sia mai stata così alta: il rischio di non riuscire a raggiungere gli obiettivi di contenimento della temperatura globale su cui ci si era impegnati a livello internazionale alla COP21 del 2015 comporta conseguenze imprevedibili sulla salute del pianeta, sulla sopravvivenza dell’ecosistema e sulla stessa sicurezza degli uomini. Qualche giorno fa ilPresidente Mattarella, insieme ai capi di Stato di altri importanti Paesi, ha sottoscritto un appello a tutte le parti ad agire per fermare in tempo la crisi climatica globale. Molto probabilmente – ma spero di sbagliarmi – della COP24 si parlerà molto poco nei prossimi dieci giorni in Italia: non riempirà i titoli dei telegiornali o dei grandi quotidiani e nemmeno i social. Eppure da lì passeranno decisioni che avranno una ricaduta su ciascuno di noi, in ogni parte del mondo. Fosse solo anche per curiosità, sarebbe bello se provassimo a dedicare un po’ della nostra attenzione a questo appuntamento: lì si decide davvero il nostro futuro e forse misurandoci con questa sfida enorme e difficile guarderemmo conocchi diversi e un po’ più consapevoli anche il nostro presente.



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