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L’alternativa a Roma passa anche per il congresso del Pd laziale - dal blog di David Sassoli sull'Huffington Post

18 Novembre 2018

ROME, ITALY - SEPTEMBER 30 :Democratic Party's National Demonstration against the Government in Piazza del Popolo, on September 30, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images)

Come altre volte è avvenuto anche questa volta la strada l'hanno indicata i cittadini. Nella Capitale del degrado e dell'impoverimento delle persone, la scintilla l'hanno accesa un gruppo di donne chiamando a raccolta i cittadini e occupando piazza del Campidoglio. Da quel momento, in città è un fiorire di iniziative e di reti che si organizzano su grandi e piccoli problemi. Basta sbirciare i social per rendersi conto di quante esperienze di partecipazione si stiano promuovendo nei quartieri di Roma. La luna di miele fra la città e la giunta Raggi è davvero finita e lo testimonia anche la stanca manifestazione di sabato scorso in favore della sindaca.

Al centro dell'interesse soprattutto le condizioni dell'ambiente urbano in cui si svolge la vita dei romani. Rifiuti, trasporti, lavoro, verde pubblico sono le priorità che contribuiscono ad alimentare una contestazione diffusa nei confronti di un'amministrazione paralizzata perché priva di idee e progetti. Se guardiamo l'elenco delle delibere della giunta ci si accorge della povertà di visione che contraddistingue l'amministrazione. La scintilla che si è accesa in città, però, chiama alla responsabilità anche la politica e le forze di opposizione. Se la società civile si organizza, il Pd non può stare a guardare. Con rispetto e senza strumentalizzazioni si tratta di ripensare un partito che si è mostrato troppo spesso immobile, uscito da sconfitte e dilaniato da lotte interne. Quello che si muove in città è importante, ma non è sufficiente a costruire un'alternativa senza un nuovo Partito democratico. Veltroni di recente lo ha chiamato 'movimento democratico' e questo rende bene l'idea del lavoro a cui è chiamata l'opposizione. Anche l'esperienza di Piazza Grande rafforza questo impegno con l'indicazione di ricostruire, attraverso la necessaria discontinuità, un ampio fronte progressista.

Il tema è all'ordine del giorno anche del congresso regionale del Pd Lazio che si concluderà con le primarie aperte a tutti sabato 1 dicembre. La costruzione di un'alternativa nella Capitale passa necessariamente da due obbiettivi: il Pd deve tornare ad essere uno strumento al servizio dei cittadini e non delle sue classi dirigenti; il Pd deve essere il motore di un campo largo sull'esempio della giunta Zingaretti alla guida della regione Lazio. L'utilità di un partito si misura oggi nella sua capacità di dialogare con la società civile, ma anche di ascoltare e rispettare i corpi intermedi.

Solo così il Pd potrà essere percepito dai cittadini come un'esperienza interessante. Non abbiamo bisogno di leader solitari, ma di un vero e proprio animatore del centrosinistra. Per fare questo, con efficacia Bruno Astorre, candidato alla segreteria regionale, ha indicato la strada da battere: umanità, umiltà, unità. Tre U, per un partito regionale che torni ad ascoltare i cittadini, a rappresentarli e farli essere protagonisti del cambiamento. L'umanità di una proposta che riparta dalle condizioni di vita delle persone; l'umiltà di ascoltare bisogni e non si rifiuti di avere un occhio critico sul nostro recente passato; l'unità di un partito plurale in cui tutti possano riconoscersi e sentirsi a casa propria. Come in tante altre regioni, anche nel Lazio si è aperta una stagione di rinnovamento che terminerà con le primarie per la segreteria nazionale. Si concluderà così l'anno terribile del Pd, seguito alla più clamorosa sconfitta che le forze democratiche abbiano mai subito alle elezioni. La strada è di certo ancora lunga, ma oggi più che mai vale essere "monaci delle cose" piuttosto che immaginare scorciatoie o aspettare l'arrivo di salvifici Godot.


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