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Tornano gli Erasmus Days, Costa: obiettivo è triplicare le risorse

12 Ottobre 2018

“Investire nelle nuove generazioni è la vera possibilità di andare avanti con il progetto europeo e dare ai ragazzi una possibilità in un momento così difficile”


Dopo il successo della prima edizione (655 eventi in 11 paesi e 324 città e 52 milioni di persone raggiunte attraverso i social media), tornano oggi e domani gli Erasmus Days, l’iniziativa europea che riunisce gli stakeholder e i protagonisti del programma Erasmus+.

Sono quattro gli obiettivi che si pone l’edizione 2018: presentare il maggior numero possibile di progetti Erasmus+, in particolare per facilitare la ricerca di partner all’estero; essere un’occasione per i cittadini di esprimere il loro impegno nei confronti dell’Europa; coinvolgere i responsabili politici (Commissione europea, Parlamento europeo, paesi europei) nell’elaborazione del prossimo programma Erasmus+ 2021-2027 con maggiori opportunità e risorse; in particolare nel 2018 “Anno europeo del patrimonio culturale”, essere una vetrina per i progetti Erasmus + che trattano di questioni culturali.

COSTA: INVESTIRE NEI GIOVANI PER PROSEGUIRE IL PROGETTO EUROPEO

“Investire nelle nuove generazioni è la vera possibilità di andare avanti con il progetto europeo e dare ai ragazzi una possibilità in momento così difficile”, ha commentato con AgCult l’eurodeputata Silvia Costa(Pd), coordinatrice del gruppo S&D in Commissione Cultura.

Gli Erasmus Days, “sono una bellissima manifestazione che risponde alla richiesta di promuovere iniziative in tutta Europa che mettessero insieme le esperienze di Erasmus ma che fossero anche un modo per far conoscere il programma attuale e quello futuro”.

TRIPLICARE LE RISORSE ERASMUS

“Come Parlamento europeo chiediamo di triplicare i fondi per il programma Erasmus per il periodo 2021-2027 – precisa Costa -: ora siamo a 14,7 miliardi fino al 2020, la Commissione europea ha raddoppiato questa cifra arrivando a circa 30 miliardi, ma noi vogliamo fare di più e arrivare a triplicare le risorse. Per noi è infatti uno dei programmi più interessanti e importanti per l’Ue, in un momento come questo in cui l’Europa ha davanti a sé una sfida culturale e deve creare anticorpi per i giovani europei”.

NON SOLO STUDIO

“Molti non sanno – aggiunge l’eurodeputata dem – che il progetto Erasmus riguarda tantissimi aspetti, non solo per le Università ma anche per gli apprendistati, per i giovani imprenditori, così come la possibilità di effettuare stage in Europa. Erasmus+ offre l’opportunità di studiare, formarsi, insegnare ed effettuare esperienze di tirocinio o di volontariato all’estero; realizzare attività di cooperazione tra istituzioni dell’istruzione e della formazione in tutta Europa; intensificare la collaborazione tra il mondo del lavoro e quello dell’istruzione”.

In ambito sportivo, il programma si concentra su progetti transnazionali volti a sostenere gli sport amatoriali e ad affrontare le sfide transfrontaliere quali contrastare le partite truccate, il doping, la violenza e il razzismo, nonché promuovere il buon governo, la parità di genere, l’inclusione sociale e l’attività fisica per tutti.

QUALCHE NUMERO

Dal 1987, anno di nascita del programma Erasmus originale, 9 milioni di persone hanno già beneficiato di uno scambio all’estero. L’Italia è il quarto paese per partenze e il quinto paese ospitante (dietro Spagna, Francia, Germania, Regno Unito).

La portata geografica del programma è aumentata, passando dagli 11 paesi del 1987 agli attuali 33 (tutti i 28 Stati membri più la Turchia, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la Norvegia, l’Islanda e il Liechtenstein). Il programma è inoltre aperto ai paesi partner di tutto il mondo.

DOVE TROVARE INFORMAZIONI

Ogni paese ha una sua agenzia dedicata, in Italia è la Indire, ma ci sono anche sportelli nelle Università e nei Comuni. C’è poi la rete dei ragazzi che hanno fatto l’Erasmus e che danno suggerimenti ai ‘colleghi’ che vogliono intraprendere questa esperienza.

Leggi anche:

PE chiede più fondi per Erasmus ed Europa Creativa, Costa: Ue ha bisogno di “alimentarsi” di cultura


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