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Il PD e la generazione dimenticata - di Alessio Pecoraro

21 Agosto 2018

@alessiopecoraro

 

Bono Vox frontman della rock band irlandese U2 rivolgendosi a Tony Blair e Gordon Brown, allora leader del Labour Party davanti alla platea del partito riunita a Brighhton disse: “…siete i depositari dei sogni della gente”. Ecco oggi in Italia, e più in generale in Europa, c’è  una generazione i cui sogni sono stati spezzati da anni – troppi anni – di politica che ha trascurato una generazione, quella dei 30-40 enni, tanto che possiamo tranquillamente definirla “generazione dimenticata”.

Un nuovo programma politico non può non mettere al centro quei sogni, scrivere – metaforicamente – sulle parti delle camere di ognuno di loro “I Care” come fece -  oltre sessant’anni fa – un prete fiorentino: Don Lorenzo Milani.

I giovani che hanno oggi tra i 30 e i 40 anni sono stati sempre i primi, i primi del Primo anno del “nuovo ordinamento alla maturità”, i primi a sperimentare le mini lauree, i primi a diventare maggiorenni nel duemila, i primi ad usare internet, i primi a lavorare senza un contratto che non fosse precario, i primi a comunicare via sms, i primi a non essere obbligati a fare il servizio militare.

La maggior parte di quelli che hanno studiato fino all’università, si sono laureati intorno negli anni dove la “crisi” veniva descritta come un fastidioso incidente di percorso, tale perché sarebbe dovuta durare davvero poco. Gli slogan dedicati a quella generazione recitavano più o meno così: “passerà e dopo ci prenderemo cura di voi”. Ma quella crisi era destinata a durare per molti anni, ed è proprio quando la quasi totalità di questi ha raggiunto l’agognato traguardo, che abbiamo cominciato ad essere gli ultimi.

Ad un tratto quella generazione non era più giovane, i dati Istat hanno cominciato a definire con giovani il range di età che va dai 15 ai 24 anni. Perciò nonostante la maggior parte di loro lavorasse ancora con contratti precari, nonostante la condizione economica diminuiva in maniera inversamente proporzionale con l’accumulo di esperienza lavorativa, trasformandola così dalla “generazione 1000 euro” a “generazione 750 euro lordi”, ad un certo punto sono scomparsi da qualsivoglia studio o analisi del settore. Sono stati piazzati nella fascia adulta della società, senza che nulla o quasi fosse stato fatto per veicolarli nell’età dei grandi con un minimo di prospettiva futura tale da garantirgli, non dico molto, ma una retribuzione costante e una pensione.

Il Partito Democratico è nato poco più di dieci anni fa per essere un partito nuovo, non un nuovo partito, noi che ci siamo messi in fila ai gazebo per votare alle primarie del 14 ottobre 2017 rivendichiamo questo spazio politico come il nostro partito . Se il Pd vuole essere il partito del futuro, e non solo degli ex, deve aprire porte e finestre alla “generazione dimenticata”. Sono i 30-40enni il futuro prossimo dell'Italia.  Non più giovanissimi ma nella cultura italiana vengono considerati e soprattutto trattati - sia da famiglie iperprotettive sia da datori di lavoro irresponsabili - come tali: sono loro quelli che il Pd deve valorizzare, sia al suo interno, senza farne politici di professione, che in ogni ambito della società.

Se tra i giovanissimi, grazie al lavoro della giovanile, di associazioni o movimenti spontanei – oggi – il Pd ha cittadinanza (maggioritaria o minoritaria che sia) è tra i 30-40 enni che il Partito Democratico è percepito come un “nemico” e non come una realtà con la quale dialogare o peggio ancora a cui dare fiducia.

La nostra generazione ha tutte le carte in regola per dare un contributo importante, perché è composta da ragazzi e ragazze che si sono formati in Europa grazie al progetto Erasmus, in una società multietnica e multirazziale e possiamo contare su esperienze formative e lavorative da mettere a disposizione . Una generazione che non ha nostalgie né rimpianti, non sente il peso delle vecchie appartenenze, e non sente la necessità di guardarsi indietro. Non abbiamo conosciuto le grandi narrazioni del passato, né il piccolo mondo antico magnificamente narrato da Guareschi grazie a due meravigliosi personaggi: Don Camillo e Peppone.

L’ideologia non basta più se mai è bastata. I vecchi codici del passato non dicono più niente, le classiche divisioni tra destra e sinistra non esistono più, oggi più che mai è la paura il nemico e l’unico antidoto non è perdersi in infinite discussioni sul passato ma rimettere il Paese, con le sue angosce, i suoi problemi e i suoi talenti, al centro della discussione.

 

Il nostro tempo è quello della rete e dalla rivoluzione tecnologica, una straordinaria opportunità, che non può essere lasciata in mano ai populisti, è il momento di coinvolgere, per davvero, una generazione disillusa dalla politica che, in parte, si è rifugiata nel voto grillino o leghista ma che presto – se non è già successo – si pentirà della propria scelta e il Pd ha il dovere di fargli trovare un’alternativa.


Tocca al Pd –l’unica grande infrastruttura politica rimasta in questo Paese - riconnettere i pezzi di società oggi sconnessi, unire ciò che è diviso, lavorare per costruire un’Italia che si meriti le infinite capacità dei suoi giovani che hanno ricominciato ad emigrare come ai tempi del Dopoguerra.

Quando il viaggio sembra troppo duro e quando un coro di cinici vi dirà che siete sciocchi a continuare a credere in qualcosa o che non riuscirete a fare qualcosa e dovreste rinunciare, che fareste bene ad accontentarvi, potreste ripetere a voi stessi la frase che mi ha accompagnato in questi ultimi 8 anni: “Yes We Can”.

Ecco le parole di Barack Obama simbolo globale di un cambiamento che oggi più che mai è necessario ci ricordano che la strada non è facile ma che insieme possiamo farcela.


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